Clementino Vannetti: letterato e latinista

ritratto di vannettiClementino Vannetti nacque a Rovereto il 14 novembre del 1754 dal Cav. Giuseppe Valeriani Vannetti e dalla nobile donna Bianca Laura de’ Saibanti.

Suo padre, assai benemerito delle Lettere, fondò l’Accademia degli Agitati ottenendo dal regale favore dell’Imperatrice Maria Teresa una selezionata e pubblica biblioteca.

Dotato di vastissima capacità d’intendimento e di spirito brillante e vivace, il Vannetti fu un grande conoscitore delle passioni degli uomini.

Eccelse nella lingua latina e forse non ebbe alcuno che lo superasse.

Compose le biografie di molti personaggi, che a suo avviso valeva la pena far conoscere, fra cui l’abate Zorzi e il sacerdote Festi, suoi maestri, ritraendo dal vivo quello che in ciascuno di essi trovava di bello e di lodevole.

Noto in tutta l’Europa per i suoi studi, per la dottrina del sapere e per il suo ingegno, si acquistò sì illustre nome che non vi fu uomo di Lettere, Vescovo o Cardinale, che non si pregiasse della sua amicizia.

Le Accademie più ragguardevoli lo iscrissero nelle loro Società, e quella degli Agitati lo nominò Segretario perpetuo.

Il colmo degli onori lo ebbe quando, nel passaggio di Pio VI da Rovereto nel 1782 al ritorno da una visita all’Imperatore Giuseppe II, venne presentato al Papa.

Ammesso al bacio dell’anello, ebbe molte lodi per:

[…] il tesoro che teneva chiuso dentro di lui. Specchio di rara cordialità verso gli amici, amava nelle cose il bello, il buono ed il veroNelle cose di Dio studiò egli medesimo e ne sapea molto innanzi.

Morì all’età di 40 anni il 13 marzo del 1795 a Rovereto, città orgogliosa di avere dato i natali ad un:

[…] uomo di così perfetta antica virtù, così dotto e ricco di ogni eleganza e dottrina, piacevole e popolare, amico di tutti, anche dei nemici e degli ingrati, così religioso e pio che poche età possono per avventura ricordare[1].

 

[1] Brani e notizie tratti da Antonio Cesari: Vita del Cav. Clementino Vannetti di Rovereto. Verona, 1818.

copertina del libello di VannettiNel 1788 il conte di Cagliostro risiedette per qualche settimana a Rovereto. Questo ispirò a Vannetti un breve componimento latino, in cui descriveva la permanenza di Cagliostro usando ironicamente lo stile e le forme dei vangeli latini della chiesa cattolica. Pubblicato poi anonimo, il Liber memorialis de Caleostro ebbe una discreta diffusione e risonanza, sia fra i sostenitori che tra i detrattori del celebre personaggio. (fonte Wikipedia)

 

 

Abstracs dal libro di Tommaso De Chirico: il conte di Cagliostro nel suo tempo, 2° volume della trilogia sul conte di Cagliostro, Ed. Mnamon, Milano, 2014

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