Considerazioni sui libri su Cagliostro – 2

Importanza delle fonti: affidabili o poco veritiere

Dalla lettura del numeroso materiale a disposizione, mi sono reso conto che l’aspetto di Giuseppe Balsamo, alias Alessandro conte di Cagliostro, così come descritto e consegnato alla Storia dal Compendio della vita e delle gesta di Giuseppe Balsamo[1], pubblicato nel mese di aprile del 1791 all’indomani della Sentenza di condanna emessa dal Tribunale della S. Inquisizione di Roma, ha talmente condizionato l’opinione sul protagonista, che questo ancor’oggi viene descritto, e tacciato, come un truffatore, un impostore funesto, un gabbamondo, ateo ed eretico, un blasfemo e un miscredente[2], oltre che, sempre in modo dispregiativo, come un mago, un empirico della Medicina e un massone.

foto haven

Il compendio

Infatti, questo libro ha caratterizzato la figura del conte in modo così determinante che tutti i pareri su di lui si basano essenzialmente, ed esclusivamente, sui contenuti del testo e sulle affermazioni espresse dal suo autore, Mons. Giovanni Barberi.

 

Molti biografi hanno commesso, e continuano a commettere, l’errore di considerare il Compendio, se non l’unica vera fonte storica degna di fede, almeno la più accreditata sul personaggio; effettivamente, anche se questo testo consegna alla Storia una versione dei fatti tutt’altro che imparziale, e anche se, con convinzione non suffragata da prove e contro ogni principio di obiettività richiesto per chi esercita il diritto-dovere di cronaca, l’identità tra Cagliostro e Giuseppe Balsamo non viene mai messa in discussione[3], quest’opera ha un unico pregio: grazie all’intensa attività propagandistica iniziata dalla Curia romana dopo la Sentenza e proseguita nel tempo con una campagna pubblicitaria a quel tempo inusuale, tra tutte le biografie del conte, oggi, è la più nota.

Il compianto giornalista Giuseppe Quatriglio afferma nel 1973 che il Compendio è:

[…] una testimonianza autentica, l’unica scritta mentre ancora Balsamo era in vita, da persona che lo vide per parecchi mesi, lesse le sue carte e studiò i suoi incartamenti.

 

Comunque, anche se è corretto render merito a Mons. Barberi per la solerzia con cui ha condotto le ricerche, non bisogna dimenticare che esistono tante altre testimonianze di quel periodo che contestano, aggiungono o modificano quanto scritto.

Inoltre, l’autore che:
[…] vide per parecchi mesi il Balsamo quando era ancora in vita,
di fatto non vide una persona nel pieno delle sue forze, in grado di reagire e replicare con vigore alle accuse contestando i fatti e fornendo la propria versione[4], bensì solamente un uomo distrutto nel corpo e nello spirito, vincolato ai ceppi in Castel Sant’Angelo, oberato dal peso di un’ingiustizia, il quale, per disperazione, avrebbe confermato qualunque cosa, con o senza le persuasive[5] di frà Francesco Contarini!

Gaetano Tschink già dal 1791 mise in dubbio l’attendibilità storica del Compendio, e fu il primo di una lunga serie di voci contrarie alla versione ufficiale di Mons. Barberi; il suo parere, purtroppo, non fu mai doverosamente preso in considerazione da biografi e scrittori, tanto che questo nome raramente compare nelle loro bibliografie.

 

ambiente tetro sul grigio con scaleSi ritiene altresì che il Compendio sia la fedele trascrizione, sintetica e commentata, degli Atti del Processo di Roma; tuttavia, anche quest’affermazione non è corretta poiché, in effetti, non solo il libro ne è una brutta copia, per giunta incompleta (infatti, vuoi per intenzione, vuoi per insufficienza nelle indagini, mancano parecchie testimonianze) e infedele (non v’è traccia alcuna del dibattimento processuale e delle arringhe degli Avvocati; in particolare, non si fa cenno alla contestazione delle prove presentate dall’Accusa, fatte dal difensore, Mons. Luigi Costantini) ma soprattutto si propone come un’opera di parte opportunamente manipolata dall’autore, Mons. Giovanni Barberi, Procuratore Fiscale Generale del Governo annesso già d’ordine al giuramento del segreto del Sant’Uffizio sin dal dì 11 gennaio 1790, Assistente e Segretario in qualità di Notaro dell’abate Giuseppe Lelli, uno dei sostituti della Cancelleria del Tribunale del Sant’Uffizio.

Gli Atti ufficiali del Processo sono ben altra cosa; attualmente sono disponibili alla consultazione solo due versioni di cui l’una, che si trova depositata nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma con la sigla Manoscritto 245 Fondo Vittorio Emanuele, è conosciuta come: Raccolta di scritture legali riguardanti il processo di Giuseppe Balsamo detto Alessandro conte di Cagliostro e di P. Francesco Giuseppe da S. Maurizio Cappuccino, innanzi al Tribunale del S. Uffizio di Roma, mentre l’altra, quella ufficiale, che è custodita nella Stanza Storica dell’Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede, ex Sant’Uffizio in Vaticano, con la sigla Raccolta S-3-g, Tomo XLVI, 1791, ha per titolo: Ristretto del Processo Informativo e Costitutivo di Cagliostro.

Entrambe le copie, nella forma e nella sostanza, sono pressoché identiche poiché redatte dalla stessa fonte, la Cancelleria del Tribunale del Sant’Uffizio.

 

L’esistenza di questa doppia versione è probabilmente spiegabile solo con la diversa provenienza: l’una laica (il Ms. 245) è dovuta alla solerzia dell’avvocato difensore di Cagliostro, Mons. Carlo Luigi Costantini, il quale dopo il Processo raccolse tutti i fascicoli in suo possesso, e, nel periodo della Repubblica Romana del 1798, di cui fu Console, li sottrasse sia alla custodia papalina (allora, parecchio materiale compromettente fu distrutto dagli stessi archivisti per evitare possibili rappresaglie o vendette) sia al trafugamento di preziosi documenti e di molte opere d’arte attuato dalle truppe francesi repubblicane, consentendo in tal modo che fossero conservati in mani sicure, mentre l’altra (la Raccolta S-3-g, Tomo XLVI, 1791) è la stesura ufficiale a uso della Curia di Roma, che, all’indomani della conclusione del Processo, archiviò i documenti direttamente nella Biblioteca del Tribunale del Sant’Uffizio, luogo dove, dopo essere stati trasferiti in più riprese a Parigi dal 1798 al 1809 e in seguito rientrati definitivamente dal 1816, rimasero a lungo custoditi in segretezza e ignorati dagli Storici.[6] Questi Atti sono disponibili alla consultazione, per gli studiosi accreditati, solo dal 1998.

E’ anche possibile ritenere che siano stati trascritti più esemplari degli Atti in copia conforme a scopo, forse, di consultazione personale per gli Avvocati e per i Giudici; infatti, nella Raccolta dell’ACDF sono presenti due versioni uguali, compilate con diversa calligrafia.

Né è escluso che analoghi documenti riguardanti il Processo romano a Cagliostro si trovino depositati presso gli Archivi di Francia, di Parigi in particolare, a seguito della sottrazione dal S. Uffizio, su ordine dell’Imperatore Napoleone I, d’importanti manoscritti originali e di molti fascicoli processuali della Santa Inquisizione di Roma[7].

 

In conclusione, la testimonianza del Compendio appare molto restrittiva e assai lontana dalla verità; infatti, ben altre versioni saranno fornite sia dai suoi contemporanei sia da chi in seguito ha descritto, dopo aver analizzato una documentazione notevolmente più ampia basata su fonti di maggior affidabilità, le vicende della sua vita.

Ad esempio, già nella Disamina imparziale del Compendio della vita e delle gesta di G. Balsamo denominato il conte di Cagliostro pubblicato in Roma nel 1790[8], e in parte nella Corrispondenza segreta sulla vita pubblica e privata del conte di Cagliostro e nel Saggio sulla vita segreta del conte di Cagliostro[9], gli autori commentavano negativamente il Compendio, sia mettendone in dubbio l’attendibilità delle affermazioni, la fedeltà storica degli avvenimenti citati e l’imparzialità nella descrizione del personaggio e di tutti i fatti a lui attribuiti, sia inserendo nel testo episodi della vita del conte del tutto inediti e in parte sconosciuti anche a Mons. Barberi.

Oltre a queste fonti contemporanee, non allineate all’opinione corrente, tra le posizioni critiche alla versione data da Mons. Barberi  possiamo aggiungere anche quelle[10] formulate da coloro i quali, dalla fine del XVIII e fino all’inizio del XXI secolo, hanno ritenuto corretto e opportuno esprimere pareri completamente diversi dal Compendio sul conte di Cagliostro, mettendone in risalto le numerose contraddizioni, i frequenti dubbi sulla interpretazione dei fatti e le irrisolte perplessità riguardanti la sua vita.

Haven

Marc Haven

I molti punti controversi che sono scaturiti dalla consultazione del voluminoso materiale che mi si è reso disponibile non appartengono solo a me, ma li condivido, in buona compagnia, con altri autori, da Marc Haven[11] a François Ribadeau Dumas, da Pier Carpi a Carlo Montini, tanto per citare solo alcuni dei nomi più noti.

Dubbi e perplessità che meritano di essere messi in risalto in attesa che nuove prove ribaltino la situazione rivalutando definitivamente la meravigliosa figura e la splendida opera di Cagliostro, senza continuare a cadere nella trappola ordita dalla Curia di Roma che, con la divulgazione del famoso Compendio, ci ha trasmesso una rappresentazione falsa e stereotipata del conte.

Insomma, la Storia ufficiale del conte deve essere del tutto riscritta, e proprio questo è stato il proposito di mio padre, anche se, in ogni caso, siamo convinti che la parola “fine” su di lui non potrà mai essere posta![12]


[1] Il titolo completo è: Compendio della vita e delle gesta di Giuseppe Balsamo denominato conte di Cagliostro, che si è estratto dal Processo contro di lui formato in Roma l’anno 1790 e che può servire di scorta per conoscere l’indole della Setta dé Liberi Muratori, autore Mons. Giovanni Barberi; fu stampato a Roma nel 1791 con il benestare della Reverenda Camera Apostolica. Questo libro, tradotto in numerose lingue, ebbe larghissima risonanza di pubblico e ampia diffusione sia in Italia sia all’Estero tanto che, già allora, la tiratura delle copie fu superiore a ogni aspettativa.
[2] Questi termini, espressi con tutte le tonalità possibili del disprezzo, solo gli stessi usati da Mons. Barberi.
[3] Tuttavia, alcuni scrittori contemporanei, tra cui Gaetano Tschink e Giovanni Compagnoni di Lugo, iniziano a esprimere il proprio dissenso a tale convinzione subito dopo la prima edizione del Compendio.
[4] In verità, nei suoi Mémoires del 1786 in occasione del Processo di Parigi per l’Affare della Collana della Regina, il conte espose per la prima volta i particolari della sua vita giovanile, i cui dettagli si presentano del tutto diversi da quelli attribuiti a Giuseppe Balsamo da Mons. Barberi; d’allora, a parte la Lettera al Popolo Inglese scritta in piena libertà nello stesso anno, esprimerà ogni altra affermazione solo in occasione del Processo di Roma. Dagli Atti processuali, purtroppo, si nota spesso, o una reticenza a rispondere, oppure una manipolazione intenzionale delle sue obiezioni all’Accusa, segno evidente di uno stato di dipendenza morale, oltre che fisica.
[5] Atti di forza a scopo persuasivo; in realtà si trattava di vera tortura, cui verosimilmente Cagliostro fu sottoposto a Castel S.Angelo durante la prigionia.
[6] Vedi alla voce: Atti processuali, nel capitolo: Argomenti, del secondo volume, in cui sono dettagliatamente analizzati sia la struttura dei testi sia le vicissitudini dei manoscritti del Processo e dell’Archivio del Sant’Uffizio di Roma.
[7] Vedi la Nota 243 del Commento al testo nel presente volume..
[8] Libro scritto e pubblicato nel 1791 da Cajetan (Gaetano) Tschink. Vedi la sua voce nel capitolo: I Personaggi, del secondo volume.
[9] Opere stampate nel 1791 e attribuite alla penna dell’abate Marco Giuseppe Compagnoni di Lugo. Vedi la sua voce nel capitolo: I Personaggi, del secondo volume.
[10] Sono documenti, lettere, libelli, Memoriali, Epistolari, Gazzette, giornali, Enciclopedie, libri, romanzi e saggi storici.
[11] Nomen mysticum, preso all’atto della sua Iniziazione a una Vita Spirituale da Emmanuel Marc Henry Lalande, medico ed esoterista francese, nato a Nancy il 24 dicembre 1868 e morto a Parigi il 31 agosto 1926; il suo nome sarà citato spesso nel libro.
[12] Come dice Clementino Vannetti: […] è un vero enigma di cui non è permesso giudicare fintantoché non lo riveli la morte. Vedi la sua voce nel capitolo: I Personaggi, del secondo volume.

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