Considerazioni sui libri su Cagliostro – 3

Una difficile ricostruzione storica

Molti sono gli scrittori, i romanzieri, i poeti, i musicisti, i pittori e gli scultori, gli storici, i letterati, i biografi, i massoni e i cultori di Scienze esoteriche che, in più di due secoli, si sono appassionati alla figura del conte di Cagliostro.

Ancora oggi tante persone ne rimangono affascinate; è sufficiente consultare i motori di ricerca Internet e i link alla sua voce per notare quanti siano i riferimenti, gli articoli, i forum dei siti nel web e i libri a lui dedicati, alcuni addirittura di assai recente pubblicazione.

foto di viso di uomo

Raffaele De Chirico

Se mio padre avesse avuto a disposizione ai suoi tempi questo valido strumento informatico d’indagine, non solo si sarebbe risparmiato lunghi e costosi viaggi alla ricerca delle fonti presso Archivi e Biblioteche a Parigi, a Roma, a Pesaro, a Rimini, in S. Leo e altrove, ma di sicuro avrebbe avuto facilitato l’accesso a quello che cercava riguardo le testimonianze e i testi non facilmente reperibili perché rari o perché scarsamente conosciuti, e comunque poco consultati dagli Storici e dagli studiosi della materia in oggetto.

Sì, mio padre era spinto da sana curiosità; amava Cagliostro, era riuscito a sentirne l’Essenza e voleva che questa fosse palese a tutti. Il suo desiderio era confutare quanto di errato, e di peggio, è stato detto su di lui in un periodo durato più di due secoli, e, al tempo stesso, riscattarne la figura.

La passione verso il conte lo spinse ad andare in profondità, di là della cronaca, oltre la dimensione del tempo e fuori della Storia.

Mio padre, non solo possedeva un rigore degno di un ricercatore pignolo, ma soprattutto aveva una grande capacità di sintesi e uno spirito elevato che gli consentiva di scoprire, e far risaltare, la vera sostanza dei fatti, di comprendere il significato profondo delle parole e d’intuire la natura nascosta nel carattere delle persone[1].

Voleva che la sua testimonianza, espressa con la penna, ma soprattutto col cuore, non andasse perduta.

 

coniugi cagliostro

Cagliostro e la moglie Serafina

Tutta la letteratura biografica sul Cagliostro[2], è concorde sul fatto che esistono prove sicure della sua presenza, con il titolo ufficiale di Alessandro conte di Cagliostro, esclusivamente a partire dall’anno 1777, e precisamente dal 12 aprile, data in cui, insieme al musico Ricciarelli, di anni sessanta, al cameriere Pierre Boileau e alla moglie Serafina, viene ammesso alla Massoneria Ordinaria a Londra presso la Rispettabile Loggia L’Esperance n. 369 (289); questo è un dato indiscutibile[3].

Fino allora si documentano solo tracce occasionali e fugaci del suo passaggio, come la descrizione resa dall’avventuriero Casanova nel 1769, o come quanto riferisce Mons. Giovanni Barberi nel Compendio; in realtà, costoro si limitano solo a riportare alcuni degli episodi della vita riguardanti sicuramente Giuseppe Balsamo, mistificandolo però nella figura del conte.

Solo in seguito, all’apice del successo, biografi e cronisti del XVIII secolo, incuriositi e affascinati dal personaggio, tentarono di ricostruire i momenti della sua vita, sia prima sia dopo il 1777.

Tuttavia, dopo aver analizzato con spirito critico ogni deposizione, ci si accorge che molte testimonianze provengono da persone non obiettive, mosse solo da pregiudizi oppure intenzionate a diffamarlo, mentre altre si basano su fonti scarsamente attendibili e facilmente contestabili, per cui assai forte è il dubbio che vi sia stata confusione, oppure deliberata presunzione d’identità, nell’attribuire a Cagliostro le azioni del Balsamo.

Per quanto riguarda Giacomo Casanova, ad esempio, si trattò di un caso di misunderstanding[4].

Cagliostro stesso, che mai prima di allora volle spiegare i misteri che accompagnavano la sua fama di mago e di guaritore, parlò compiutamente di sé soltanto nel 1786 in occasione del Processo a Parigi per l’Affare della Collana della Regina in cui fu implicato, imprigionato per dieci mesi alla Bastiglia con la moglie Serafina, processato e poi assolto con formula piena. In quella circostanza, finalmente, notificò a tutti i presenti i suoi natali e la sua giovinezza; narrò anche dei viaggi compiuti in Europa, delle amicizie con Nobili e Potenti e del suo matrimonio[5]; inoltre, descrisse in dettaglio le sue esperienze e le sue opere, e manifestò a tutti la profondità del suo pensiero[6].

 

Se fino a quel momento, nonostante le molte perplessità e le dicerie su di lui[7], nessuno mai aveva messo apertamente in discussione le sue parole, tuttavia poco tempo dopo, a seguito delle ricerche fatte a Palermo nella primavera del 1787 da un certo Avvocato, il barone Antonio di Bivona o di Vivona, su richiesta della Polizia francese, si diffuse la notizia della sua identificazione con un tale Giuseppe Balsamo di cui erano noti i natali[8] e le nozze con Lorenza Feliciani[9]; fu così che ebbe inizio l’equivoco che perdura  fino a tutt’oggi.

disegno antico cattedrale di palermo

Palermo alla fine del XVIII secolo

Equivoco che si basa soprattutto sulle notizie fornite inizialmente da una lettera anonima[10] inviata il 2 novembre 1786 da Palermo al Commissario dello Châtelet di Parigi, l’Ispettore di Polizia Bernard Louis Philippe Fontaine, e poi confermate qualche mese dopo con documenti e prove legali dall’Avvocato Bivona, cui fu commissionato  di indagare di persona sul posto[11].

A conclusione della vicenda, poiché tutti i dati forniti erano imprecisi, non solo non fu emesso dal Governo francese alcun comunicato ufficiale che ratificasse la veridicità di quanto riferito sia dall’autore della lettera anonima sia dall’Avvocato ma, decisione quanto mai inopportuna, inusuale e scorretta, il contenuto della Lettre fu subito consegnato dalle Autorità francesi al libellista Charles Thévenau de Morand, giornalista di dubbia fama e redattore del periodico franco-inglese Le Courier d’Europe, il quale raccoglieva e diffondeva, sempre ben rimunerato, solo notizie scandalistiche a scopo diffamatorio (spesso anche ricattatorio!) sulla Corte e sulla Monarchia francese; a questo punto, l’informazione, data ormai come definitivamente (anche se a torto) sicura, passò da mani autorevoli a mani disoneste, e quella che prima era solo un’ipotesi divenne infine una realtà nella penna del gazzettiere, così che tutta l’attenzione dei lettori fu intenzionalmente monopolizzata sulla figura e sulle azioni di Giuseppe Balsamo identificato, a questo punto senza alcuna ombra di dubbio, come Alessandro conte di Cagliostro.

Volutamente dettagliato a questo proposito è proprio il già citato Compendio di Mons. Giovanni Barberi.

Per quanto lo stesso Cagliostro più volte avesse esplicitamente affermato: Io NON sono Balsamo! non fu mai creduto, e da allora l’equivoco continua; questa dichiarazione[12], cui aggiunse in dettaglio la notifica delle sue generalità, dei suoi presunti natali, e la descrizione delle vicende vissute e dei viaggi compiuti in gioventù, fu espressa anche davanti ai Giudici del Tribunale di Parigi nel 1786 durante il Processo per l’Affare della Collana della Regina[13], in un’occasione, cioè, in cui, al di sopra e prima di ogni altra cosa, aveva l’obbligo giuridico-legale, per giuramento alla Corte, di dire la verità, dando testimonianza fedele alla realtà dei fatti!


[1]   Utilizzò assai bene queste doti nella sua professione; fu insegnante di Matematica e Fisica nelle Scuole Medie e Superiori, e i suoi studenti l’hanno sempre ricordato come persona precisa ma comprensiva, esigente ma non intollerante, senza pregiudizi e senza il timore di non farsi rispettare a sufficienza.
[2]    Si parla anche di letteratura cagliostrana.
[3]   Vedi anche, alla pagina 21, il libro di Marc Haven nella Edizione italiana del 2004.
[4]   Vedi la Biografia Cronologica di Giuseppe Balsamo, a proposito degli anni 1769 e 1778, nel secondo volume.
[5]    Che lui afferma essere avvenuto nel 1770 con Serafina Feliciani.
[6]   Vedi i Mémoires e, nell’Appendice, del primo volume l’autodifesa: …sono un nobile viaggiatore.
[7]   In assenza di prove, non era facile capire se la sua versione fosse basata sui fatti o frutto di pura fantasia, e, dopo i libelli diffamatori di Sachi del 1781, della contessa de La Motte durante il Processo di Parigi, e di Elisa von der Recke e di Thévenau de Morande nel 1786, all’indomani della Sentenza, anche le calunnie incominciavano a diventare credibili. Tuttavia, come vedremo nel testo, ben altre saranno le testimonianze a conferma delle sue asserzioni! In tutta la letteratura cagliostrana consultata sono più frequenti i si dice delle affermazioni documentate, e solo una ricerca storica approfondita e un’analisi critica delle fonti può consentire di distinguere le certezze dalle falsità.
[8]   La data di nascita è il 2 giugno 1743; l’Atto di battesimo, datato 8 giugno 1743, è presente negli Archivi della Cattedrale di Palermo con il numero 695. Non è disponibile il suo Atto di nascita.
[9]     La data delle nozze è il 20 aprile 1768; l’Atto di matrimonio, già conservato negli Archivi della Chiesa di Santa Maria in Monticelli a Roma, è oggi reperibile presso l’ASVR, Registro dei Matrimoni dell’anno 1768. Una copia è presente anche nell’Archivio di Stato di Napoli.
[10]   Si tratta della famosa Lettre Bernard; vedi in seguito, nel testo, e, in particolare, alla sua voce nel capitolo: Argomenti, del secondo volume.
[11]   L’Avvocato invierà il 12 marzo 1787 al Viceconsole di Francia in Napoli, Mons de Perier, una Memoria Giustificativa compilata su fedi di battesimo, contratti nuziali e altri istrumenti legali. Tuttavia, la sua Memoria confermerà solo che gli eventi descritti nella Lettre Bernard sono attribuibili a Giuseppe Balsamo, ma non apporterà prove convincenti a favore della sua identità con il conte di Cagliostro, tanto che le Autorità francesi alla fine ritennero tutta la faccenda dubbia, e i dati forniti insufficienti e comunque non probanti ai fini dell’indagine. Peraltro, l’Avvocato contesta nella sua Memoria la ricostruzione cronologica di alcuni episodi descritti nella Lettre, ritenendola lui stesso nell’insieme poco attendibile e mal compilata. Vedi anche alla voce: Lettre Bernard, Memoria Giustificativa dell’Avvocato Antonio Bivona e testimonianza del poeta W. von Goethe a Palermo nella primavera del 1787, nel capitolo: Argomenti, del secondo volume.
[12]   L’originale del testo, che sarà reso noto il 20 settembre 1786, prende il nome di Lettera al Popolo Inglese.
[13]   Il 30 gennaio 1786, all’atto del suo primo interrogatorio alla Bastiglia davanti al Consigliere del Re, Pierre Titon, il conte fornisce i suoi dati identificativi, che si evidenziano ben diversi da quelli di Giuseppe Balsamo. Il 20 febbraio 1786 fa stampare, presso l’Ed. Lottin di Parigi, il Memoriale che inizia con queste parole: Sono perseguitato, accusato, calunniato, in cui precisa nei particolari i fatti esposti 20 giorni prima nell’Ufficio del Governatore della Bastiglia. Infine, il 31 maggio 1786, poco prima della Sentenza, nell’autodifesa, in cui così si esprime: Non sono di alcuna epoca né di alcun luogo […] sono nobile e viaggiatore, chiarisce la profondità della sua natura spirituale;  questa, evidentemente, non ha nulla a che vedere con le doti truffaldine di Giuseppe Balsamo.

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