Considerazioni sui libri su Cagliostro – 5

Biografia cronologica

coniugi cagliostro

Cagliostro e la moglie Serafina

Le troppe contraddizioni rilevate nella descrizione dei protagonisti[1], nelle vicende che li riguardano e nel loro comportamento, e le discordanze su luoghi e tempi riscontrate in tutta la letteratura cagliostrana, notizie queste confortate da dati storici ben documentati riportati nella Bibliografia dei due volumi, e senza tener conto dei: si dice… ho sentito dire da… mi sembra che…, mi hanno infine indotto a formulare un’interpretazione del tutto personale e originale, se non addirittura inedita, della loro vita.

Infatti, dopo aver analizzato ogni testimonianza contenuta nei documenti e nei testi consultati, ho ritenuto corretto, e indispensabile, compilare una Biografia Cronologica individuale[2] in cui gli avvenimenti principali della vita dei quattro personaggi, descritti e commentati anno dopo anno, vengono messi a confronto al fine di avere una visione d’insieme, in modo comparato, della loro esistenza.

Ebbene, avendo così constatato l’assai frequente contemporanea presenza di Cagliostro e di Giuseppe Balsamo, e rispettivamente di Lorenza e di Serafina, in luoghi diversi nello stesso periodo, ritengo sia possibile dar corpo alla tesi che siamo in presenza di quattro persone differenti.

Ipotizzare soggetti diversi con propria, e non doppia, personalità, fatto questo già messo in evidenza da Pier Carpi, non si configura solo come un gioco dialettico dettato da fervida immaginazione, ma viene, soprattutto, dalla necessità di rispondere alle tante domande e alla appassionata curiosità dei lettori che, per più di due secoli, non sono riusciti a spiegare né a comprendere le molte contraddizioni – troppe! – della vita del conte e dei suoi co-protagonisti.

Per raggiungere questo scopo – come già accennato – mi sono impegnato a leggere non solo i testi classici su Cagliostro, quelli cioè degli Autori più noti e accreditati sul personaggio, ma ho anche consultato i documenti dell’epoca, seguendo, ricostruendo e descrivendo, anno dopo anno, gli spostamenti del conte e di sua moglie per cercare di valutare la veridicità delle fonti, per escludere false segnalazioni e per tentare di spiegare in modo coerente il succedersi degli avvenimenti della sua vita meravigliosa.

Naturalmente, ho sentito anche la necessità di indirizzare l’investigazione direttamente nelle sedi mai frequentate da mio padre[3] per completare una ricerca storica che si svolge in un lungo periodo di tempo, quasi a soddisfare un ideale, tacito compito assunto da tre generazioni di appassionati e curiosi studiosi del tema[4].

corrdioio con scaffali

Un corridoio degli immensi archivi del Vaticano

In particolare, come in precedenza affermato, mi sono recato a Roma presso gli Archivi e le Biblioteche della Capitale (Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede – ex S. Uffizio, Archivio Segreto del Vaticano, Archivio Storico del Vicariato di Roma, Archivium Historicum Societatis Iesu – attuale Archivio Storico Romano della Compagnia di Gesù, Archivio di Stato di Roma, Biblioteca Nazionale Centrale, Biblioteca Casanatense e Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo) per analizzare gli Atti ufficiali del Processo della Santa Inquisizione, per accertarmi se persistono ancora tracce inedite della sua presenza a Castel Sant’Angelo, e per consultare di persona i fascicoli della Reverenda Camera Apostolica, i documenti dell’Archivio di Stato di Roma e i Registri dell’Archivio del Vicariato romano, tramite i quali ho potuto ricostruire la storia della famiglia Feliciani e, in particolare, le vicende di Lorenza, dalla nascita nel 1751 fino al matrimonio con Giuseppe Balsamo avvenuto, sempre a Roma, nel 1768, e in seguito, negli anni dopo la Sentenza del 1791, dal suo ricovero nel Monastero di S. Apollonia in Trastevere fino alla morte avvenuta a Roma nel 1810.

Ho compiuto ricerche anche a Milano, presso la Biblioteca Comunale Centrale di palazzo Sormani, presso la Biblioteca Braidense, presso la Biblioteca Ambrosiana, presso la Biblioteca F. Parri e nella Biblioteca del Dipartimento di Scienze della Storia dell’Università degli Studi di Milano, dove sono presenti, o sono consultabili tramite il Servizio Inter-bibliotecario, rari documenti dell’epoca, raccolte di periodici del XIX-XX secolo, e volumi difficilmente reperibili in altre sedi.

Infine, mi sono recato alla Biblioteca Comunale di Fermo, per assumere notizie riguardo la famiglia Feliciani, e a Monte Rinaldo (provincia di Fermo) presso il locale Archivio Parrocchiale, dove esistono testimonianze riferibili alla giovane Serafina Feliciani.

In questi luoghi ho potuto consultare di persona tutti i dossier utili alla ricerca, documenti che in seguito ho citato, e riportato in modo integrale, nelle note a commento di questo volume, nelle Biografie Cronologiche e nei temi trattati nel secondo volume, e infine elencato nell’ampia Bibliografia presente in entrambi i volumi.

Il mio archivio fotografico si è, così, anche arricchito di immagini, ormai storicamente datate, dei luoghi citati nel libro, tanto a Roma quanto a San Leo e a Monte Rinaldo[5].

bastioni con merli e torrione

Scorcio della fortezza di San Leo dove Cagliostro, imprigionato, trascorse gli ultimi anni della sua vita

Per quanto riguarda la Fortezza di San Leo, località lungamente frequentata e accuratamente conosciuta da mio padre nel corso di numerosi soggiorni, ho preferito acquisire di persona sul posto solo le immagini e le notizie più recenti[6], poiché quanto scritto a proposito nel suo libro è più che sufficiente a esporre le perplessità e a chiarire i dubbi sull’ultimo soggiorno di Cagliostro, dall’arrivo nella Rocca il 21 aprile 1791 fino alla sua morte avvenuta nel 1795.

Qui ho anche potuto incontrare il Cav. Antonio Flenghi, già Presidente della Pro Loco, amico di mio padre e collaboratore nelle sue ricerche, con il quale ci siamo scambiati affettuosi ricordi di un passato ormai lontano.

Inoltre, pur essendomi recato anche a Lisbona, non ho trovato negli Archivi di questa città elementi nuovi a sostegno delle nostre tesi.

A San Pietroburgo e a Mitau, in Lettonia, località da me visitate a scopo turistico, le tracce del conte di Cagliostro sono, purtroppo, insignificanti, anche se il suo nome evoca vaghi ricordi presso la popolazione locale.

Il Carteggio presente negli Archivi di Stato di Pesaro e di Rimini, ampiamente e lungamente consultato, e poi commentato, da mio padre, viene parzialmente riprodotto in Appendice; ho ritenuto, pertanto, inutile effettuare un sopralluogo in quelle sedi per aggiornare la mia documentazione.

Forse a Malta si potrebbero trovare ancora testimonianze del passaggio e della presenza di Cagliostro, ma ritengo che i testi consultati siano sufficientemente esaustivi.

In seguito, sono anche entrato in contatto, diventandone socio, con l’Associazione Internazionale Cagliostro, con sede iniziale in via dell’Arsenale n. 4 a Palermo, fondata e presieduta dalla signora Antonietta-Nina Cangialosi, con la quale ho instaurato un costante e affettuoso rapporto di collaborazione. La sua presenza attiva, i suoi saggi consigli, i rari documenti da lei raccolti e archiviati, hanno rappresentato una preziosa fonte e un valido aiuto per la mia ricerca (7).

Dotata di vasta competenza sul personaggio, condividendo anche l’interesse con alcuni scrittori e appassionati cultori della figura del conte di Cagliostro, ha pubblicato diversi saggi e libri, e organizzato Congressi, Seminari e Riunioni a Palermo e in varie città italiane, sul tema: Balsamo-Cagliostro e il suo tempo.

Insieme, in più occasioni, tra cui l’ultima nel mese di giugno del 2015, patrocinata dal Sindaco di Palermo, abbiamo presentato ufficialmente la mia trilogia. Purtroppo, le ricerche da lei effettuate presso gli Archivi cittadini e diocesani di Palermo a riguardo della famiglia di Pietro Balsamo, non hanno avuto esito data l’incompletezza, o le pessime condizioni, del materiale raccolto nei Registri o nei documenti ivi depositati (8).

In ogni caso, qualunque ulteriore indagine in quella sede non apporterebbe nuovi elementi alla nostra storia, trattandosi di documenti riferibili solo alla famiglia di Giuseppe Balsamo, il quale, secondo la nostra tesi, nulla a che vedere con Alessandro conte di Cagliostro; infatti, quest’ultimo, pur avendo vissuto a Palermo solo per un breve periodo della sua vita, lasciando tracce tali da avvalorare la sua identificazione con il primo personaggio, presenta una personalità, e una storia personale, del tutto diversa, come ampiamente dimostrato nella presente trilogia.

Infine, l’incontro con Franco De Pascale, noto studioso del conte di Cagliostro, è stato per me illuminante e decisivo. Franco, che mi onora della sua amicizia, ha una competenza unica e insostituibile sul personaggio, e i suoi preziosi consigli hanno arricchito tutto il mio sapere. Insieme collaboriamo, con conferenze pubbliche e presentazioni, alla divulgazione della vera immagine del conte, contestando e smentendo tutte le falsità storiche scritte nei suoi confronti. Il suo saggio, detto Il Cagliostrino, tra breve sarà presente sul mercato librario nella collana delle edizioni Mnamon con il titolo: il conte di Cagliostro e la nascita del Rito Egizio; auguro a questo libro un successo pari alla sua importanza .

Così, una volta inserita anche quest’opera nella collana storica dell’Editore Mnamon, la “mia trilogia” diventa una “nostra quadrilogia”, attualmente la più completa sulla vita e sulle opere del conte di Cagliostro (9).

 


[1]   Alessandro conte di Cagliostro, Giuseppe Balsamo, Serafina Feliciani e Lorenza Feliciani.
[2]   Questa si trova in un capitolo a parte del secondo volume.
[3]    In più di un’occasione, mio padre si recò solo in alcune Biblioteche e nei principali Archivi di Parigi, di Roma, di Milano, di Pesaro, di Rimini e di San Leo; non ebbe mai modo di consultare né i fascicoli conservati nel Vaticano, né quelli presenti in altre sedi a Roma o in città diverse da quelle già visitate.
[4]    Mio padre, il sottoscritto e mio figlio.
[5]   Sono i palazzi, le Chiese, le case e le vie. A Roma, in particolare, ho avuto la sensazione che il tempo si fosse fermato; ad esempio, le viuzze del centro storico, il vicolo delle Grotte, via Balestrari, via del Pellegrino, piazza Farnese, Trinità dei Monti, e le varie Parrocchie,  luoghi di fanciullezza di Lorenza Feliciani, sono gli stessi di allora. Anche l’Osteria del Sole, nei pressi del Pantheon, oggi Hôtel, pare rievocare quanto scritto nel Compendio! La Rocca di Monte Rinaldo, poi, ricorda ancora i fasti e la serenità di un tempo ormai passato, quando nobili e contadini convivevano in modo semplice e amichevole.
[6]   Tra cui, purtroppo, lo smottamento nel versante nord-est della Rocca, avvenuto per cause imprecisate alle ore 18 di  giovedì 27 febbraio 2014. Vedi la nota 207 nell’ultimo capitolo della Parte terza del presente volume.
[7]  Purtroppo, alcuni studi su carteggi antichi depositati nelle sedi originali, (Chiese parrocchiali oppure piccoli comuni, ad esempio) spesso sono deludenti, proprio perché la custodia e la conservazione degli stessi hanno presentato negli anni carenze di vario tipo.
[8]   La ricerca potrebbe estendersi anche a Trento, a Basilea, a Strasburgo, a Lione, a Bordeaux, a Parigi e a l’Aja, ma sarebbe finalizzata solo al controllo delle fonti già citate nel testo.
[9]    Vedi l’ampia Bibliografia di tutti e quattro i volumi.

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