Considerazioni sui libri su Cagliostro – 6

Nascita, morte e personalità

Tanto si è detto e molto si conosce su Cagliostro; tuttavia, tre sono i punti ancora oscuri e controversi della sua vita sui quali mio padre ha voluto concentrare l’attenzione esprimendo le proprie considerazioni: la nascita, la morte e una personalità del tutto particolare.

Analizziamoli separatamente.

Iniziamo dal secondo aspetto (la morte); nel volume pubblicato nel 1990 mio padre, a conclusione delle ricerche, riporta il suo pensiero: Cagliostro morì libero.

Non voglio ulteriormente dilungarmi sulle contraddizioni messe in luce circa gli eventi che precedettero la dichiarazione o Atto Ufficiale di morte.

Se il libro uscito nel 1990, ora fuori catalogo, a questo proposito era più dettagliato, negli ultimi capitoli della Parte terza del presente volume sono comunque riportate tutte le osservazioni a giustificazione della sua tesi.

ambiente tetro sul grigio con scaleA riguardo al Processo di Roma, preludio alla Sentenza del 7 aprile 1791 e, pertanto, alla carcerazione definitiva e successiva morte del conte a San Leo, dichiarata ufficialmente il 26  agosto 1795, mio padre negli anni settanta/ottanta del secolo scorso compose anche, nella forma di dramma teatrale in quattro Atti, una rappresentazione sintetica del Processo dal titolo: L’Inquisizione di fronte al conte di Cagliostro.

Questo libro, pubblicato in formato e-book, è attualmente disponibile presso l’Editore Mnamon.it.

Nel testo, mio padre riporta parte del Processo, tutta accuratamente fedele al documento ufficiale del Manoscritto 245 Fondo Vittorio Emanuele, depositato nella Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e meglio conosciuto come Ristretto degli Atti del Processo[1], strutturandola però in una dinamica cronologica del tutto particolare.

Infatti, nell’evolversi degli eventi che condurranno il conte davanti al Tribunale della Santa Inquisizione Romana, pur nel rispetto della storicità della situazione, qui viene elaborata una versione del tutto personale dei motivi che hanno indotto la Curia Romana a perseguitare, incarcerare e condannare il conte, versione che sarà comunque più dettagliatamente approfondita nelle pagine del libro.

E’ una composizione breve che il professor Raffaele De Chirico ha voluto scrivere, a corollario del suo libro, non solo per sintetizzare il decorso del dibattimento procedurale, utilizzando le stesse parole dei protagonisti, ma soprattutto per esprimere lo sdegno per il modo con cui si svolse l’Istruttoria, dagli interrogatori pressanti alle vessazioni e agli insulti cui Cagliostro fu sottoposto.

Sua intenzione era rendere evidente la passione con cui il conte, unitamente agli Avvocati della Difesa, Mons. Carlo Luigi (Aloisio) Costantini e Mons. Gaetano Bernardini, gestì la difesa in opposizione alla durezza cieca dell’Accusa, rappresentata e condotta da Mons. Giovanni Francesco Domenico Libert, e far risaltare la già scontata conclusione del Processo.

Questo a significare una volta di più che, se è possibile che sia morto libero, è comunque certo il fatto che sia stato illegalmente incarcerato, illegittimamente accusato e altrettanto ingiustamente condannato, essendo totalmente innocente per i reati contestatigli.

 

Per quanto riguarda invece il primo punto (la nascita), anche qui ci sono tanti dubbi e alcune ipotesi: mio padre è convinto che Cagliostro ebbe illustri natali nel 1748[2] come figlio illegittimo di nobile origine[3].

Lo stesso conte, all’atto del primo interrogatorio del 30 gennaio 1786, in occasione del Processo a Parigi per l’Affare della Collana della Regina, dichiara ufficialmente davanti ai Giudici del Tribunale:

[…] di chiamarsi Alessandro Cagliostro, di avere trentotto anni, di non  poter precisare il luogo della nascita, forse Medina, forse Malta, di  essere di nobile origine e di aver perso i genitori all’età di tre mesi.

Cioè, asserisce di essere di nobile origine, di essere nato nel 1748[4] in località sconosciuta, e di essere rimasto orfano in tenerissima età.

Documenti e fonti attendibili, a conferma di tali asserzioni, per ora non sono stati trovati; si possono fare solo supposizioni, desunte dalle tante contraddizioni tra le varie testimonianze riportate, e dalle dichiarazioni di Cagliostro, mai del tutto smentite.

Ad esempio, Sachi, suo ex-servitore a Strasburgo nel 1780, riferì che era figlio di un cocchiere napoletano di nome Tichio; ma anche lui era senza prove.

Il barone de Grimm, Enciclopedista, nella sua Correspondence con Diderot del 1781, pone l’ipotesi che fosse figlio di un direttore delle miniere di Lima a causa del suo forte accento spagnolo.

ritratto della contessa

La contessa De La Motte Valois

La contessa de la Motte-Valois, invece, sosteneva nel 1786 che era un ebreo portoghese

Ci fu chi affermò che discendeva direttamente dalla stirpe di Carlo Martello; Jean Baptise Gouriet nel 1811 riporta tale teoria.

Nel Nuovo Postiglione di Venezia del 24 settembre 1785 è scritto che:

[…] era un ebreo portoghese che circa venti anni fa, essendo in Alessandria in tempo di orribile peste, ereditò ricchezze immense da ebrei che medicava.

Jean Charles de Lannoy nel 1911, cioè prima che Marc Haven nella sua opera mettesse in dubbio la sua identità con Giuseppe Balsamo[5], scrive addirittura, senza riportare le fonti, che era:

[…] nato in Sicilia nel 1748 da parenti oscuri.

Pertanto, secondo quest’autore, era veramente nato in Sicilia, ma non nel 1743, e non da Pietro Balsamo; infatti, sia i Balsamo, sia la famiglia di origine della moglie, i Bracconieri, non erano per niente oscuri bensì molto noti in Palermo e in tutta la Sicilia, e di loro, come risulta dall’Albo Genealogico riportato dall’Avvocato Antonio Bivona, poi ricopiato da Wolfgang Goethe e in seguito commentato da altri Autori, si conoscevano illustri avi e interessanti vicende storiche che li riguardavano[6], anche se poi, col tempo e i rovesci di fortuna, le famiglie persero prestigio e denaro, tanto che il poeta Goethe così definisce i parenti stretti di Giuseppe Balsamo, dopo averli conosciuti personalmente a Palermo la mattina di venerdì 13 aprile 1787:

[…] gente povera  ma onesta.

Molte di queste affermazioni sui suoi natali rappresentano solo dicerie che, a volte, rasentano addirittura la calunnia; espresse senza prove precise e senza chiara documentazione, sono dettate esclusivamente da animosità nei suoi confronti.

Altre, invece, sono citazioni trasmesse di voce in voce senza alcuna verifica di realtà.

Comunque, Alessandro conte di Cagliostro non nacque a Palermo il 2 giugno 1743 con i nomi, al battesimo, di Giuseppe, Giovanni Battista, Vincenzo, Pietro, Antonio e Matteo da Pietro Balsamo e Felicita[7] Bracconieri, come tuttora ritenuto; quest’ultima ipotesi, che tutti i biografi ormai hanno accettato, prende corpo, è giusto ricordarlo, solo da una lettera anonima[8], ma, alla luce di varie testimonianze e dopo accurate verifiche, può essere messa in discussione senza difficoltà.

In conclusione, poiché varie versioni, alcune credibili altre meno, confermano i dubbi riguardo la sua nascita, ancora adesso non si può affermare con certezza da chi, dove e quando nacque Cagliostro; tuttavia, le numerose discordanze tra date ed eventi avvalorano fortemente la tesi che il conte di Cagliostro e Giuseppe Balsamo ebbero natali diversi da genitori differenti.

 

Poi, come conseguenza del primo punto viene il terzo (la personalità) che rappresenta il tema più importante del lavoro svolto da mio padre.

Infatti si può ritenere che non solo Giuseppe Balsamo e Alessandro, conte di Cagliostro, siano stati due individui assolutamente e incompatibilmente diversi, nati da genitori diversi in luoghi diversi e in date diverse, come prima evidenziato, ma, soprattutto, che abbiano avuto personalità completamente opposte caratterizzate da diversa cultura, da diversa educazione, da diversa estrazione sociale, da diverse esperienze, e da diversi scopi di vita.

Sicuramente, quelli del conte di Cagliostro erano molto più luminosi ed elevati spiritualmente di quelli di Giuseppe Balsamo!

Su questo, non tanto sui primi due punti, occorre soprattutto fissare l’attenzione, così come hanno fatto sia i contemporanei di Cagliostro sia Autori più recenti a partire da Marc Haven, François Ribadeau-Dumas, Constantin Photiades, Denyse Dalbian, fino a Pier Carpi, Carlo Montini, Antonio Zieger, Gian Luigi Berti, Roberto Gervaso, Paolo Cortesi, Philippa Faulks, Robert L. D. Cooper, Sergio Campailla e Lorenzo Morris Ghezzi, senza trascurare, naturalmente, i suoi più illustri biografi: Enzo Petraccone, Henri d’Alméras e Giuseppe D’Amato.

A tutti costoro, siano essi ricercatori, Storici, saggisti, scrittori, giornalisti o romanzieri, va reso doveroso merito per il loro utile apporto alla conoscenza della vita e delle opere del conte[9].


[1]   Mio padre poté consultare solo il Ms. 245, di cui stampò copia dal microfilm in suo possesso per una lettura più approfondita. Non poté mai accedere all’Archivio del Sant’Uffizio e conoscere così il contenuto degli Atti lì depositati, in quanto l’Archivio fu aperto agli studiosi accreditati solo dal 1998. Anche ad altri illustri biografi fu allora negato l’accesso all’ACDF del Vaticano.
[2]    Pertanto non nel 1743, a Palermo e in umile famiglia, anche se questa è l’opinione corrente.
Ci fu chi disse che era figlio del Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri Ospedalieri di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, Manoel Pinto de Fonseca, e di una Principessa di Trebisonda; secondo mio padre, invece, era nato dalla relazione extraconiugale tra il Re Giovanni V di Portogallo e la nobile di corte dôna Eleonora, sposa dell’anziano marchese de Tàgora, ex Governatore delle Indie Occidentali.
[4]   Infatti, l’età dichiarata porta al 1748 e non al 1743, anno questo di nascita di Giuseppe Balsamo (a sua volta figlio di Pietro, un venditore di stoffe secondo gli Atti processuali, oppure un libraio secondo Wolfgang Goethe, il quale aveva dichiarato bancarotta nello stesso anno; in ogni caso, Giuseppe non era certo di nobile origine), personaggio con cui il conte è da tutti comunemente confuso.
[5]   La prima edizione del suo libro: Le Maître Inconnu, Cagliostro. Étude Historique et critique sur la Haute Magie, apparve a Parigi nel 1912.
[6]    Vedi dalla pag. 366 il libro di Marc Haven nella Edizione italiana del 2004: Note sulle famiglie Balsamo, Bracconieri, Cagliostro.
[7]    Era chiamata anche Felice o Felicia. L’originale dell’atto di battesimo di Giuseppe Balsamo, registrato alla data del giorno 8 di giugno dell’anno 1743, si trova negli Archivi della Cattedrale di Palermo con il numero 695.
[8]    La famosa Lettre Bernard, di cui si parlerà ampiamente nel testo, è commentata in modo particolare nel capitolo Argomenti del secondo volume. Vedi alla voce: Lettre Bernard, Memoria Giustificativa dell’Avvocato Antonio Bivona, e testimonianza del poeta W. von Goethe a Palermo nella primavera del 1787. Anche questa Lettre, nella forma e nella sostanza, è contestabile.
[9]   Nella Bibliografia di entrambi i volumi riporto tutti i libri che meritano attenzione per l’accuratezza con cui il conte di Cagliostro è stato descritto, e alludo sia a quelli a lui favorevoli sia a quelli in cui la sua figura appare denigrata, sia alle Opere Primarie, cioè contemporanee o poco successive alla sua morte e comunque scritte nei secoli XVIII e XIX, sia a quelle più recenti, compreso le ultime pubblicazioni sull’argomento e sul personaggio. Mi scuso con gli altri autori, qui non segnalati per problemi di spazio; ne faccio ammenda citando nel contesto del libro, di volta in volta, quando se ne presenta l’occasione, il loro importante contributo.

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