Considerazioni sui libri su Cagliostro – 7

Cagliostro e Balsamo: due persone del tutto diverse

Ebbene, dall’analisi dei libri consultati, emergono delle conclusioni assai interessanti sulle quali, ormai, l’accordo è unanime.

Eccole in dettaglio:

1- differenze somatiche:

volto di cagliostro

Cagliostro

– fronte alta, modi semplici e gentili, grandi occhi magnetici che tanto colpirono le persone che l’avevano avvicinato, mento delicato e voce ferma; erudito e colto[1], giacché parlava diverse lingue[2]; luminoso, schietto, generoso, pulito nell’abbigliamento ed educato nel comportamento; semplice nel modo di vivere e nel mangiare; ironico ma gentile; bello di aspetto e solare[3]: il conte di CAGLIOSTRO;[4]

– brutto, piccolo, scuro di carnagione, rozzo, di modi grossolani anche nel vestire, ignorante, analfabeta: GIUSEPPE BALSAMO.

Mons. Giovanni Barberi, nel suo Compendio, così descrive GIUSEPPE BALSAMO:

volto di balsamo

Giuseppe Balsamo

[…] piuttosto basso di statura, bruno di carnagione, pingue di corporatura, torvo nell’occhio, di un dialetto siciliano, che misto di qualche favella oltramontana gli fa parlare un linguaggio pressoché ebraico (?), senza veruno  di quegli ornamenti che sono comuni nel mondo galante, senza cognizioni, senza scienze, privo affatto di qualunque risorsa, che potesse eccitare amore verso di lui.

Per Giacomo Casanova, così come riportato nelle sue Memorie, GIUSEPPE BALSAMO era:

[…] di bassa statura, volto spettrale, su cui si leggevano audacia, sfrontatezza, scherno, birbanteria.

Addirittura, Charles Thévenau de Morande nel numero del 7 aprile 1787 del Courier de L’Europe fornisce una visione tra fantasia e caricatura, a solo scopo di discredito, di una persona che nulla ha a che vedere con il conte ma molto di più con l’alter ego GIUSEPPPE BALSAMO così come descritto da Mons. Barberi:

[…] E’ alto circa cinque piedi e un pollice, di figura corpacciuta, collo grosso e curto, bruno di carnagione, la fronte e la testa calve; ha pochissimi capelli che porta ordinariamente arricciati in tondo, ha l’occhio nero e molto vivo, il naso grosso e rotondo; le labbra pur esse grosse; apre sgraziatamente la bocca parlando, il che fa assai forte con accento calabrese rimarcatissimo quando parla italiano, che è la sola lingua che intenda passabilmente, esprimendosi in francese con una favella quasi inintelleggibile.

Il marchese di Bivona, fratello del più famoso barone Antonio, noto Avvocato di Palermo, che l’aveva incontrato e frequentato a Londra nel 1771 diventando confidente delle sue disgrazie e amante della moglie Lorenza, con queste parole tratteggia la figura di GIUSEPPE BALSAMO [5]:

[…] di statura piuttosto bassa, aveva il viso rotondo, un po’ bruno, capelli e sopracciglia neri, vivaci gli occhi, temerari gli sguardi, il naso non schiacciato come sosteneva l’anonimo, ma piuttosto tondeggiante; nell’insieme si poteva considerare un grassoccio, il “pinguiculus” dei Romani.

Invece, così descrive il conte di CAGLIOSTRO M.me Henriette Louise de Waldner de Freundstein, contessa di Montbrison e baronessa d’Oberkirch, un’aristocratica non certo facile agli entusiasmi e sicuramente scettica:

[…] A stento io mi strappavo a un fascino che oggi non riesco ancora a spiegarmi benché pure io non lo possa negare […] egli non era assolutamente bello, ma giammai s’era offerta alla mia osservazione una fisionomia  più notevole; egli aveva soprattutto uno sguardo di una profondità quasi soprannaturale. Non saprei rendere l’espressione dei suoi occhi: era nello stesso tempo del fuoco e del gelo; attirava e respingeva; faceva paura e ispirava una curiosità invincibile.

Anche a Jean Baptise de la Borde, CAGLIOSTRO fece la stessa impressione:

[…] Quest’uomo singolare, straordinario, ammirabile per la sua condotta e per le sue vaste cognizioni, d’una figura che annuncia lo spirito ed esprime il genio, con degli occhi di fuoco che leggono al fondo dell’anima.

Questo è quanto scrive Jacques Claude conte di Beugnot, mai tenero né mosso da simpatia nei confronti del conte di CAGLIOSTRO, nei suoi Mémoires:

[…] Abbiamo visto – dice un brevetto di onorabilità rilasciatogli da Vergennes nel 1783 – il conte Alessandro di Cagliostro la cui figura esprime il genio, i cui occhi di fuoco leggono al fondo delle anime […] la cui eloquenza soggioga.

Per Clementino Vannetti, nel suo cosiddetto Vangelo di Cagliostro, CAGLIOSTRO era:

Busto di Cagliostro di Houdon

[…]  di faccia molto simpatica; di statura non alta; la testa avea grande e il corpo piuttosto grasso: sebben pingue, tuttavia si muoveva con agilità sorprendente; bruna avea la tinta, i capelli scuri e gli occhi infossati e vivaci, parlava con voce melodiosa e con gesto assai pronto, si che parea un uomo ispirato: i suoi vestiti eran puliti, ma lontani dal lusso, e la sua conversazione piacevolissima [..] egli poi mangiava pochissimo; non usava del letto, ma dormiva sopra una sedia inclinata.

Conferma Enzo Petraccone:

[…] Questo strano potere dello sguardo affascinante e dominatore di CAGLIOSTRO ci è assicurato da più di uno di quelli che lo conobbero.

Anche Kaspar Lavater, quando lo conobbe di persona, così scrisse all’amico poeta Johann Wolfgang von Goethe il giorno 10 febbraio 1781:

[…] Quindici giorni fa ero a Strasburgo; ho visto la Forza personificata in CALLIOSTRO;

 e il 30 marzo 1781:

[…] CALLIOSTRO è un essere affatto originale, pieno di forze […] egli non è sicuramente sprovvisto di ciarlatanesimo, benché non sia un ciarlatano;

e ancora il 16 agosto 1781, sempre indirizzandosi al Goethe e riferendosi al conte di CAGLIOSTRO:

[…] la sua divinazione o la sua veggenza è reale e non è soggetta ad alcun dubbio.

Lavater era prevenuto su di lui, ma, essendo una persona corretta, in seguito cambiò opinione tanto da entrare in dissidio con l’amico Goethe, che invece non provò mai simpatia verso il conte.

Infatti, il Poeta si recò in Sicilia nella primavera del 1787 non per pura curiosità o per documentarsi con maggiore obiettività, ma per:

[…] fugare ogni dubbio sull’identità di quell’indegno.

La sua sintetica e asettica testimonianza a proposito[6], riportata nel Viaggio in Italia, non bastò; volle anche ridicolizzarlo nell’opera Il Grande Cofto, una Commedia scritta dopo la cattura di Cagliostro[7], e rappresentata a Weimar nel dicembre del 1791, a pochi mesi di distanza della Sentenza del Tribunale della S. Inquisizione del 7 aprile 1791, quando cioè il conte era ormai inoffensivo e non poteva né replicare né difendersi, poiché prigioniero in Castel S. Angelo prima e nella Fortezza di San Leo dopo.

La Commedia, comunque, non ebbe successo e fu aspramente criticata anche dai contemporanei; così si espresse, a proposito, l’amico e poeta Georg Forster[8]:

[…] un’opera senza sale, senza un pensiero che uno può conservare, senza un bel sentimento sviluppato; un aristocratico ma piatto dialogo quotidiano […] peccato per l’inchiostro e per la carta.


[1] Nella sua vasta cultura, che spaziava dalla botanica alla chimica, dall’alchimia alla farmaceutica, non mancava un’ottima conoscenza del latino, soprattutto di quello liturgico, a testimonianza della falsità dell’accusa di ateismo, di ignoranza e di disprezzo della Religione cattolica mossagli dai Giudici del Tribunale della Santa Inquisizione di Roma e dai Medici Fiscali interpellati, che lo definirono anche diffamatissimo in tema di Religione, tesi poi fedelmente ripresa dal Compendio.
[2] Sicuramente l’italiano, e un po’ meno bene il francese; apprese poi l’inglese e il tedesco, ma conosceva, sin dall’infanzia, anche l’arabo e la lingua ebraica.
[3] Vedi il busto di Jean Antoine Houdon presente alla National Gallery of Art di Washington, e le litografie di Francesco Bartolozzi e di Jean Baptise Chapuy; vedi la lettera di Jean Baptise de La Borde del 1783 e le testimonianze dirette della baronessa d’Oberkirch e di Clementino Vannetti.
[4]   Una descrizione fisica di Cagliostro, come riferito dalle cronache del tempo, si ritrova molto dettagliata all’inizio del II capitolo del libro di Marc Haven, nell’Edizione italiana del 2004, cui si rimanda per l’approfondimento. Nelle Illustrazioni del secondo volume sono presenti alcune delle più importanti e più note iconografie dell’epoca riguardanti il conte di Cagliostro; alcune di queste sono probabilmente riferibili a Giuseppe Balsamo. Vedi anche alla voce: Identificazione del conte di Cagliostro con Giuseppe Balsamo, nel capitolo: Argomenti, del secondo volume.

[5] Vedi, alla pag. 170, il libro di Calogero Messina: I Viceconsoli di Francia in Sicilia, 2001.

[6] Fu solo un serio cronista ante litteram; osservatore obiettivo e spirito critico, come ogni buon giornalista, utilizzò prevalentemente gli occhi e la ragione,  ma assai poco il cuore. Vedi anche la nota 143 nella Parte seconda del presente volume, e alla voce: Lettre Bernard, Memoria Giustificativa dell’Avvocato Antonio Bivona e testimonianza del poeta Wolfgang von Goethe a Palermo nella primavera del 1787, nel capitolo: Argomenti, del secondo volume.

[7] Questa avvenne per opera della Polizia papalina a Roma, nella casa che occupava in piazza Farnese, la notte del 27 dicembre 1789; contemporaneamente, e nella stessa sede, fu arrestata anche Lorenza Feliciani, erroneamente ritenuta sua moglie.

[8] (1754; 1794).

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