Era il Conte di Cagliostro affetto da sifilide?

E’ stato affermato, in più di un’occasione, che il conte di Cagliostro era “uno psicopatico, minato nel fisico e consumato dalla lue, con la lue che gli aveva offuscato il senno”.

cella cagliostro

Tanto si è favoleggiato, e discusso, su quest’argomento, cioè che il conte di Cagliostro fosse stato affetto da una malattia luetica che l’avrebbe “corroso nel corpo e nella mente fino a condurlo a morte per pazzia” nella Fortezza di San Leo.

L’informazione parte dalle vaghe dicerie di un certo Carlo Sachi; costui, suo infedele ex-servitore tuttofare a Strasburgo nel 1781, poi bruscamente licenziato perché era stato scoperto essere solo un furfante e un truffatore, poiché rubava ai pazienti quello che il conte donava loro, oppure chiedeva tangenti per arrotondarsi lo stipendio, scrisse in una Mémoire, pubblicata nel 1782, che aveva curato lui e la moglie a Valenza, in Spagna, nel 1771 per un’affezione luetica.

Sachi, non solo non ha mai addotto testimonianze attendibili in merito ma, pur spinto da animosità di vendetta nei confronti di Cagliostro, addirittura aggiunse in seguito che si era sbagliato confondendolo con un’altra persona, forse con Giuseppe Balsamo e la moglie Lorenza Feliciani, presenti anch’essi in Spagna nello stesso periodo.

Per rientrare nelle sue grazie, giunse anche a chiedergli perdono con la richiesta di essere riammesso al suo servizio, ma, al suo nuovo rifiuto, oltre a pretendere gli arretrati che gli spettavano (così diceva lui), volle perfino un indennizzo!

Non avendo ottenuto neanche questo, iniziò così a calunniarlo, unendosi in tal modo alla schiera dei nemici del conte, Thévenau de Morande compreso, discusso e spregiudicato libellista del XVIII secolo, con i quali si alleò con tanto zelo da collaborare attivamente nella diffamazione calunniosa.

Tale affermazione, però, non è mai stata suffragata da vere prove.

Ai nostri giorni, la tecnologia medico-legale, soprattutto con la ricerca del DNA, ha fatto passi da gigante.

Tuttavia, non esistendo chiare prove da parte di Sachi, né ossa o residui organici da analizzare, e neanche una tomba o un luogo di sepoltura dove poter fare un sopralluogo, oggi come ieri, è doveroso attenersi solo alle testimonianze ufficiali depositate negli Archivi. Queste esistono e sono a disposizione degli studiosi.

Infatti, durante la carcerazione a Castel Sant’Angelo a Roma nel 1790 Cagliostro accusò vari disturbi e fu visitato ben cinquantun volte, in gran parte dal dottor Luca Boccarelli, Medico Primario della Fortezza, ma anche da altri vari medici, chirurghi e speziali, quali il Secondo Medico, il dottor Giuseppe Carvassalli, il Chirurgo Maggiore Andrea Severini e il Chirurgo Luigi Giuliani, oltre che dal farmacista, il dottor Domenico Santi.

Ebbene, dopo aver analizzato l’ampia documentazione riportata da tali illustri personaggi, costituita dai referti clinici, dalle ricette e dai rendiconti delle spese sanitari (documenti reperibili agli Atti della Computisteria Generale della Reverenda Camera Apostolica, presenti nell’Archivio Storico di Roma, serie verde, vol. 147) si può affermare che non esiste nessuna prova della diagnosi di patologia luetica, di cui si diceva fosse affetto.

Infatti, le loro diagnosi parlano solo di: “forte ipocondria, fiera oftalmia e febbre terzana”, ma mai si accenna alla sifilide, il cui quadro clinico, a quei tempi assai devastante, era ben noto alla Classe Medica.

Così si espresse il dottor Pazzaglia, Medico Chirurgo della Fortezza in San Leo, all’arrivo del conte il 21 aprile 1791: “lo ritrovai bersagliato da forti e frequenti convulsioni accompagnate da fieri dolori a tutta la regione del basso      ventre […] fu una vera e reale reazione ipocondriaca [] sul        terzo giorno comparve con non ordinario vigore la febbre”.

Antonio Bortolotti, profondo studioso del conte di Cagliostro, nel 1995, dopo aver analizzato tutto il Carteggio presente nell’Archivio di Pesaro, così si esprime: “In tutto il Carteggio presente presso l’Archivio di Stato di Pesaro non si trova riferimento a malattie luetiche o sifilitiche, attribuitegli forse per alimentare discredito sulla sua figura”.

Pertanto, si può ragionevolmente concludere che il conte non ha mai contratto questa malattia, e che non è mai esistita nessuna relazione tra il suo decesso in San Leo e la lue.

Infatti, nessuno ha mai dimostrato un nesso di causalità tra l’apoplessia con paralisi del lato sinistro, che precedette la morte come da dichiarazione ufficiale, e la sifilide.

Purtroppo, ci sono ancora oggi biografi di Cagliostro che continuano a ripetere in modo acritico, senza darsi pena di controllare le reali fonti, la stessa errata versione dei fatti!

In aggiunta a queste considerazioni, è sufficiente inoltre rileggere quanto riporta il Ristretto del Processo di Roma: “Cagliostro è sanissimo, parla sempre con piena cognizione, secondo l’intimo del suo cuore”.

  • Resta solo, a memoria dei posteri, il fatto che, di tante menzogne dette sul conte, quella sulla lue le supera tutte!
  • Evidentemente è stato male interpretato il suo progressivo deterioramento fisico e mentale presentato durante la prigionia a San Leo; chi, però, in quelle disumane condizioni, dopo qualche mese di dura reclusione, non sarebbe andato fuori di senno?

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