Gli ultimi anni di Lorenza Feliciani

Che fine ha fatto la moglie di Balsamo?

Dopo il Processo di Roma, istituito nel 1790 dal Tribunale della Santa Inquisizione, che vide sul banco degli imputati il conte di Cagliostro incriminato con il nome di Giuseppe Balsamo, condannato a morte e

ritratto di Cagliostro

Conte di Cagliostro

poi, per grazia del Santo Padre, il Papa Pio VI, incarcerato a vita nella Fortezza di San Leo in Montefeltro, luogo dove morì il 26 agosto 1795, sugli altri protagonisti della vicenda cadde l’oblio, e di loro la Storia smise di occuparsi; nacquero leggende, e furono proposte tante ipotesi, alcune addirittura fantasiose, sulla loro fine.

In particolare, sul destino di Lorenza Feliciani, moglie del vero Giuseppe Balsamo, alcuni Storici, non avendo potuto consultare i documenti originali, hanno formulato solo opinioni del tutto personali.

Tuttavia, le notizie che la riguardano esistono, e si trovano nei fascicoli della Reverenda Camera Apostolica depositati presso l’Archivio di Stato di Roma; pertanto, nessun mistero sulla sua fine.

Secondo la Rivista Storia e Dossier (numero 18 del 1988) che riporta dati e documenti da me personalmente consultati presso l’Archivio di Stato di Roma, Lorenza, rinchiusa durante il Processo nel Monastero-Carcere delle terziarie francescane di S. Apollonia in Trastevere sotto la costante sorveglianza del Governo Pontificio, dopo la Sentenza del 7 aprile 1791 fu confinata nel contiguo Convento di S. Rufina, che abbandonò nel mese di febbraio del 1798 a seguito dell’invasione francese dello Stato Pontificio e all’atto della istituzione della Repubblica Romana, perdendo così la propria rendita di otto scudi mensili, vitalizio che riavrà solo dopo tanti anni e molte vicissitudini.

ritratto in medaglione

Durante il soggiorno nel Convento le furono concessi vari sussidi economici per spese mediche straordinarie, dato il suo precario stato di salute, secondo quanto riportato nei certificati medici presenti nell’Archivio di Stato di Roma.

Non sono documentati, in tutto questo periodo, segni di penitenza per aver ingiustamente denunciato il conte di Cagliostro al Tribunale della Santa Inquisizione Romana per fatti da lui non commessi, o di ravvedimento a qualunque titolo.

Nessuno volle insistere ulteriormente per farle prendere alcuna decisione in merito, vuoi perché era uno spirito gretto e mai avrebbe compreso la gravità del suo gesto (in realtà era stata mossa solo dal desiderio, che mai si realizzerà, di impossessarsi della ingente ricchezza, costituita da moneta corrente in varie valute, proprietà e gioielli, del conte), vuoi perché il Governo dello Stato Pontificio, in un periodo storico difficile per la Chiesa di Roma, aveva ormai perduto ogni interesse nei suoi confronti.

Non solo; non sono presenti nell’Archivio di Stato di Roma neanche testimonianze d’informazioni o di richiesta di contatti verso la sua persona anche da parte dei parenti stretti (il padre Giuseppe, la madre Pasqua Adami e il fratello Francesco), oltre che dai membri delle famiglie Feliciani e Conti, loro consanguinei e testimoni nel Processo contro il conte di Cagliostro.

In pratica, fu dimenticata e abbandonata da tutti al suo destino.

Punizione postuma per non essere stata in grado di impossessarsi con facilità di tutti i beni del conte, nonostante la nota furbizia e le spiccate doti seduttive, dando così inizio, con le sue accuse, a un Processo di tal portata?

Dopo aver lasciato il Convento nel 1798, visse alcuni anni di stenti, non si sa dove, reclamando la sua pensione; alla fine, trovò lavoro nel 1806 come custode della portineria nobile del Collegio Germano-Ungarico, con sede al numero 49 di piazza S. Apollinare in Roma.

Qui morirà il giorno 11 maggio 1810 a causa di un reiterato colpo apoplettico dimenticata da tutti, ma non dal portinaio del Collegio, Paolo Fioretti, e dal becchino Domenico Girardi, che la registrò all’Ufficiale di Stato Civile il giorno 12 maggio come la vedova del fu Cagliostro; essendo nata l’8 aprile del 1751, aveva dunque 59 anni compiuti.

Fu sepolta in S. Apollinare il 13 maggio con il Rito dei poveri.

Questo, in breve, è quanto risulta dagli Atti ufficiali sul destino di Lorenza Feliciani dopo la Sentenza del 7 aprile 1791.

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