Il Simile in Natura: dalla Bibbia all’Immunologia – II

Leggi qui la I parte del saggio

Nella tradizione popolare, durante le epidemie di malattie contagiose, quali la peste o la lebbra, era consuetudine avvicinarsi agli ammalati che erano da poco guariti, oppure toccare i loro indumenti, per prevenire il contagio, oppure per avere un’infezione di breve durata ma non mortale, così come raccontato da Alessandro Manzoni ne I Promessi Sposi.

Naturalmente, oggi potremmo giustificare il fatto con un processo d’immunizzazione attiva da contatto diretto con l’agente infettante, ma allora non era nota la teoria degli anticorpi, e tutti ritenevano tali persone miracolate da Dio, e pertanto dotate di potere taumaturgico nei confronti dell’infezione.

JennerIn ogni caso, oggi questi principi sono utilizzati nella metodica, tecnicamente un po’ più sofisticata, che prende il nome di “vaccinazione”.
Infatti, per prevenire il vaiolo, molto tempo prima della classica vaccinazione fatta dal medico inglese Edward Jenner (1), che rappresenta un altro esempio di applicazione della Legge dei Simili, nell’Antica Cina si usava strofinare il corpo con una poltiglia di fango in cui venivano mescolate le mosche che ronzavano attorno alle mandrie di vacche affette dallo stesso morbo, che per loro non era mortale.

Da Jenner in poi, i “principi vaccinali” (cioè, dal virus del vaiolo delle vacche, detto pertanto “vaccino”, che era meno invasivo di quello umano) hanno avuto sviluppi sempre più complessi, tanto che, oggi, si ritiene l’Immunologia una specialità medica non più di tipo sperimentale ma di corrente ed efficace utilizzo quotidiano, vuoi per la “prevenzione primaria” (si chiama Immunoprofilassi la vaccinazione vera e propria contro virus e batteri) vuoi per quella “secondaria” (denominata Immunoterapia, che è un nuovo approccio farmacologico assai efficiente nei confronti dei tumori e di alcune malattie croniche degenerative) (2).
Paracelso (3) diceva:

E’ falso, dal punto di vista medicamentoso, che il caldo combatta il freddo e viceversa; i nomi delle malattie non servono per l’indicazione dei rimedi.
E’ il Simile che deve essere confrontato con il Simile, e questo serve per scoprire gli arcani della guarigione.

Molti sono gli esempi pratici di guarigione con i Simili.
Il XV aforisma del Regimen Sanitatis Salerni così riporta:

Se ti par che il vin bevuto alla sera ti ha nociuto, troverai che medicina è il riberne la mattina.

Ciò è in sintonia con il detto popolare:

Chiodo scaccia chiodo.

Dice il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatzo, nel suo libro Visioni di Saggezza:

L’ostacolo che ti fa cadere è quello su cui ti appoggi per alzarti.

Questa è una tipica affermazione omeopatica.
A tal proposito, voglio ricordare, come esempio di Similitudine naturale, anche i suoni e i gesti onomatopeici, che richiamano cioè qualche cosa di analogo riproducendone le caratteristiche, quali lo sbadiglio che evoca il sonno ed è contagioso per i presenti, oppure il suono dell’acqua corrente che induce in taluni individui lo stimolo alla minzione.
Questa condizione rievoca due concetti formulati in epoca moderna, e spesso applicati anche nella pratica quotidiana: la coerenza, che in fisica indica la sintonia e la sincronizzazione di energie che hanno medesima frequenza elettromagnetica (ad esempio, il raggio laser utilizzato nella medicina), e l’attivazione dei neuroni a specchio come risposta a determinati stimoli visivi identificando, con l’imitazione, il soggetto nell’oggetto. Questo avviene, ad esempio, quando si è indotti a canticchiare o a battere il ritmo mentre si osserva uno che canta o suona un noto motivo musicale, oppure a sbadigliare quando si vede una persona che sbadiglia; oppure ancora ad aver sete guardando uno che beve.

Molte di queste pratiche sono sfruttate anche a scopo pubblicitario, per incrementare la vendita di taluni prodotti commerciali.

Entrambi i concetti si rifanno al Principio di Similitudine.
Ippocrate, diceva:

Ciò che produce la stranguria, la tosse, la diarrea e il vomito, vale a togliere questi stessi mali; così si calma il vomito con l’acqua calda che viene di nuovo espulsa con il vomito.

Infatti, gli omeopati curano il colera con il Veratro Albo, una pianta erbacea perenne la cui ingestione accidentale provoca un’intossicazione acuta con vomito abbondante, diarrea profusa e crampi addominali, sintomi che sono caratteristici del colera.
L’abuso di tabacco, com’è noto, provoca nausea, sudori freddi e vertigini, tuttavia, fumando la pipa si curavano proprio vertigini e nausea, così come riferito da Diemembroeck nel suo Trattato della peste del 1665, il quale consigliava il fumo di tabacco proprio per contrastare i disturbi insorti durante le lunghe traversate in mare; ebbene, in Omeopatia, il Rimedio Tabacum, estratto dalle stesse foglie del genere Nicotiana, cura le chinetosi, cioè il mal di mare e il mal d’auto.

ritratto di hahnemann

Hahnemann

Il dottor C. F. S. Hahnemann (4), nel periodo dell’Illuminismo riscoprirà la Medicina Ippocratica rivalutando la Legge dei Simili e l’impostazione naturalistica della vita, tesa a un costante adeguamento dell’organismo ai ritmi biologici, ponendo così le basi dell’Omeopatia.

Infatti, poiché tutti i corpi viventi tendono a eliminare ciò che è loro estraneo utilizzando i propri fisiologici strumenti di difesa, la terapia dovrà essere finalizzata al potenziamento di tali meccanismi, vuoi rinforzando le difese interne (5) vuoi somministrando farmaci, in sintonia con il tentativo spontaneo di rigettare gli umori peccanti nel rispetto della Vis Medicatrix Naturae.

Per adempiere questo scopo, i farmaci, denominati da Hahnemann Rimedi perché dotati solo di proprietà curative e non più tossiche, dovranno essere somministrati: 1) in dosi sempre più diluite, 2) dopo un processo di succussione/dinamizzazione, 3) secondo il Principio di Similitudine, 4) dopo adeguata sperimentazione nell’uomo sano.

Questi, sono i quattro pilastri sui cui si basa l’Omeopatia.
Numerose furono le informazioni cui il dottor Hahnemann attinse quando riscoprì, e poi confermò con la pratica clinica, la cura con i Simili.

L’esperienza diretta è alla base della sua Materia Medica Omeopatica Pura del 1828, che fa seguito ad analogo testo denominato Fragmenta de viribus medicamentorum positivitis sive in sano corpore humano observatis, pubblicato a Lipsia nel 1805.

Nel Trattato della Materia Medica Pura, Hahnemann descrive in dettaglio tutte le intossicazioni acute e croniche, accidentali e volontarie, provocate dall’ingestione in dosi ponderali di parecchie sostanze appartenenti ai tre Regni della Natura; questo libro riporta sia la casistica personale sia quella presente nella letteratura del suo tempo.
Ebbene, in conformità a quanto scritto nella Materia Medica Pura, che, di fatto, è un vero Trattato di Farmacologia e di Tossicologia Clinica ante litteram, Hahnemann confermò la sua intuizione: la somministrazione di queste sostanze, a basse dosi e dopo un processo di diluizione/dinamizzazione, sarebbe stata in grado di curare sia gli effetti nocivi delle stesse, sia, per similitudine, sintomi analoghi provocati da cause diverse.
La nascita dell’Omeopatia, e dei suoi Principi terapeutici, viene ufficialmente dichiarata nel 1810 con la prima edizione dell’Organon dell’Arte del guarire, Opera che racchiude le riflessioni e i risultati di una pratica pluridecennale.
Ecco, alcuni esempi di terapia omeopatica, secondo la cura con i Simili:

– l’effetto tossico dovuto all’ingestione di Agaricus Muscarius consiste in tremori, convulsioni e crisi epilettica; tuttavia, il macerato del fungo, assai velenoso e ubiquitario, è adoperato con successo in Omeopatia nei tremori associati a convulsioni, qualunque sia il motivo o la natura del male;
– l’uso eccessivo dell’olio estratto dai fiori e dal gambo di Anice stellato, albero tropicale da cui si traggono parecchi aromi, può provocare dolori di stomaco e coliche violente, ma lo stesso è anche usato, dopo elaborazione omeopatica, nelle coliche gassose provocate dai purganti.;
– l’ingestione accidentale di Achillea Millefolium, pianta perenne dei nostri pascoli montani spesso usata a scopo ornamentale, provoca emorragie, ma l’estratto dei fiori essiccati, in Omeopatia, viene utilizzato in caso di emorroidi, di emottisi, di metrorragia, di epistassi ed ematuria;
– l’infuso di foglie di Senna, un’erba assai diffusa, provoca diarrea abbondante, coliche addominali, flatulenza e insonnia, ma è anche in grado di curare gli stessi sintomi dopo la preparazione secondo i principi della farmacologia omeopatica;
– il frutto di Uva Ursina, una pianta rampicante sempreverde, ha il potere di provocare dolori vescicali, ma la stessa sostanza è usata in formulazione omeopatica nel trattamento delle cistiti emorragiche;
– il contatto e lo strofinamento con le foglie di Clematis erecta (pianta decorativa) e di Rhus Toxicodendron (arbusto perenne) provocano una dermatite acuta, tuttavia le stesse sostanze, trattate secondo i concetti omeopatici, sono in grado di curare le eruzioni aventi analoghe caratteristiche, che sono, rispettivamente, arrossamento e vescicole cutanee.

Assai noti sono gli effetti curativi dei preparati omeopatici di Belladonna, di Stramonio (6) e di Coffea (7), le cui bacche, foglie e semi, se ingeriti in quantità, sono in grado di provocare severe intossicazioni; così pure, quelli di tante altre droghe, quali l’Ipecacuana, arbusto dotato di proprietà emetica ed espettorante, e la Stricnina, contenuta nella Fava di S. Ignazio, assai nociva per il sistema nervoso.

Da tutte queste piante, infatti, si estraggono i costituenti base di Rimedi omeopatici assai preziosi per la terapia di tanti disturbi.
Infine, anche se la Camphora, il cui principio attivo è estratto dal legno di una pianta tropicale, è un valido stimolante respiratorio e circolatorio, e anche se la Digitalis purpurea, il cui composto chimico di base (la digitalina, appunto) viene estratto dalle foglie di una pianta erbacea, sono potentissimi farmaci del cuore, tuttavia entrambe le sostanze possono avere un effetto tossico se assunte a dosi eccessive.

Ebbene, le stesse, una volta diluite omeopaticamente, sono utilizzate, con successo e senza controindicazioni, complicanze o effetti collaterali, nella terapia omeopatica del collasso cardio-vascolare e del deficit respiratorio secondario a sindromi diarroiche acute, la prima, e nelle patologie cardiache, epatiche e prostatiche, la seconda.
Sempre in tema di terapia dei Simili, parliamo anche di sostanze più innocue e di utilizzo corrente:

– se sopore, naso chiuso, e voce roca, sono sintomi che ricordano lo stato di ubriachezza, questi stessi saranno curati con piccole dosi di vino. Infatti, tutti conosciamo l’efficacia del vino per lenire i sintomi influenzali (8), quando, con il nome di vin brulé, viene bevuto dopo ebollizione con la cannella, altra droga vegetale che regolarizza l’apparato digerente e fluidifica il catarro di gola e dei bronchi;
– se the e caffè, sostanze che nelle persone ipersensibili, o in chi ne fa uso smodato, provocano ansietà e tachicardia, le stesse diventano eccellenti Rimedi omeopatici contro questi sintomi, seppur provocati da ben altre cause;
– e così, hanno efficacia, a dosi omeopatiche, l’Oppio, estratto dal papavero, la Cantaride, macerato dell’omonimo insetto, la Sabina, pianta arborea, e tutti i metalli (arsenico, argento, mercurio, oro, stagno, rame, acido nitrico, sali di potassio e molti altri) utilizzati dal metabolismo del corpo umano;
– voglio, infine, ricordare il Solfato di Chinino, il cui utilizzo prolungato in varie malattie febbrili, tipo la malaria, suscitava spesso sintomi assai fastidiosi quali disturbi dell’udito, nausea e vertigini; ebbene, in Omeopatia, per il Principio di Similitudine, la stessa sostanza è molto efficace per curare la Sindrome di Menière, caratterizzata dagli stessi disturbi.

Tutto ciò appartiene al passato; oggi, che significato hanno queste esperienze concrete e storicamente documentabili?
Lo scetticismo della Scienza Ufficiale è duro a morire, e neanche le recentissime, e sempre più numerose, sperimentazioni cliniche e scientifiche randomizzate, cioè statisticamente valide e integralmente riproducibili, sulla efficacia dell’Omeopatia sono in grado di gettare una luce positiva sulla realtà della Legge di Similitudine e sulla necessità di una diluizione sempre maggiore dei farmaci (9) se si vuole curare, a fondo e senza effetti secondari, molte delle patologie che ci affliggono.
dr. Tommaso De Chirico


Bibliografia:

Boyd L. J.: Il “Simile” in Medicina, Ed. Libreria Cortina, Verona, 2001
Barbera M. L. : Oltre il dissimile, Ed. H. M. S., Milano, 2001
De Chirico T. : Omeopatia: guida medica ai rimedi omeopatici per la cura delle più comuni malattie, Ed. Mnamon, Milano, 2014
De Chirico T. : I Giganti della Medina Naturale. Vita e opere dei Maestri, Ed. Mnamon, Milano, 2017


1 (Berkeley, 17 maggio 1749; Berkeley, 26 gennaio 1823).
2 Il concetto è così valido che gli studi sperimentali in corso per creare un “vaccino” contro malattie degenerative invalidanti, quali l’Alzheimer e il Mordo di Parkinson, sono assai promettenti.
3 Il vero nome era Filippo Aurelio Teofrasto Bombasto von Hohnheim, nato a Einsiedein, il 14 novembre 1493, e deceduto a Salisburgo, il 24 settembre 1541.
4 (Meissen, 10 aprile 1755; Parigi, 2 luglio 1843).
5 Sono gli umori alterati e i temperamenti compromessi; oggi si preferisce parlare di PNEI.
6 Piante con inflorescenza, ubiquitarie e spontanee.
7 I chicchi del caffè.
8 Che sono identici alla classica “sbronza”: mal di gola, raffreddore, stato di debolezza, intontimento.
9 Questa terapia è oggi meglio definita con il termine di Low Dose Medicine.

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