Il Simile in Natura: dalla Bibbia all’Immunologia – I

In Medicina, sin dall’Antichità, hanno convissuto due differenti e antitetiche strategie terapeutiche che rispondono a questi principi: contraria contrariis curantur, quando ci si avvale di farmaci che provocano, nel malato, effetti opposti a quelli causati dalla malattia1 nel tentativo di controllare i sintomi; similia similibus curentur, invece, quando i rimedi terapeutici sono in sintonia con le reazioni dell’organismo, cioè, hanno la stessa espressione sintomatologica.

Il primo principio corrisponde alla Terapia Allopatica, quella in uso nella Medicina Tradizionale, il secondo alla Terapia Omeopatica, in uso nella Medicina cosiddetta Non Convenzionale o Complementare (ma non Alternativa!).
Per comprendere meglio il concetto di Simile in Omeopatia, la sua formulazione tecnica e l’utilizzo nella pratica clinica, farò degli esempi: se l’ingestione di un infuso concentrato di polpa essiccata dal frutto di Colocynthis2 provoca violenti dolori addominali in una persona sana, lo stesso, dato in diluizione omeopatica, curerà dolori analoghi nel malato.
Se somministriamo per lungo tempo, in un individuo sano, il macerato alcolico della corteccia di China Officinalis3, il soggetto svilupperà una violenta febbre molto simile a quella malarica; tuttavia, se la soluzione subisce un trattamento omeopatico, cioè un processo denominato “diluizione/dinamizzazione”, il risultato di questa nuova formulazione curerà i malati che presentano tutte le manifestazioni di febbre ricorrente, vuoi malarica vuoi di altra natura.
La differenza tra questi due metodi terapeutici (Allopatia e Omeopatia), pertanto, consiste sia nel dosaggio (sempre più concentrato nel primo, sempre più diluito nel secondo), sia nel procedimento di “energizzazione” della materia denominato, in Omeopatia, “succussione o dinamizzazione”; in tal modo, la miscela così ottenuta dopo ogni diluizione, una volta meccanicamente mescolata e agitata tra un passaggio e l’altro, aumenterà la propria potenzialità curativa.
Comunemente, si ritiene che la strategia terapeutica della cura con i Simili sia un’espressione risalente al pensiero del medico greco Ippocrate4, il quale, per primo, affermò anche che il vero processo di guarigione si può ottenere solo con il potenziamento della Forza Guaritrice della Natura (Vis Medicatrix Naturae) presente in tutti gli organismi viventi.

In pratica, secondo Ippocrate, il ricupero della salute deve avvenire con lo stimolo dei fisiologici meccanismi naturali di difesa e di adattamento verso ogni noxa morbigena, e ciò può essere realizzato quando all’Energia Vitale, insita in tutti gli organismi viventi, si sommerà l’effetto di forze d’intensità pari5 alle possibilità reattive del momento.

Tali forze provengono dall’accurata elaborazione delle sostanze presenti nei tre Regni della Natura.

La formulazione del concetto di Similitudine, tuttavia, non è nuova; addirittura, è segnalata nella Medicina Egizia, stante quanto scritto nel papiro di Ebers, e fa anche parte della tradizione popolare.
Sin dall’antichità, ogni Religione dei popoli primitivi era l’espressione della sintonia armonica tra essere vivente e Legge di Natura; infatti, Religione e Medicina s’identificavano, poiché il malato era la persona che aveva osato trasgredire i Principi naturali dettati dal Divino o da un Essere Superiore, e per questo era stato punito con la perdita della salute.

Per accattivarsi gli Dei, dunque, ecco nascere il rituale magico invocativo con l’utilizzo di statuette d’argilla o di raffigurazioni pittoriche che riproducevano scene di caccia e personaggi di rango vittoriosi in battaglia, oppure scene di vita corrente nell’ambito di comunità e di tribù, o ancora corpi feriti e malati; il tutto a scopo non solo celebrativo ed esorcizzante, ma soprattutto per ringraziamento, oppure per implorare l’intervento taumaturgico divino.

Tutte queste immagini, disegnate da stregoni o da sciamani, da coloro cioè che erano in grado di comunicare con le Forze soprannaturali ponendosi come tramite tra gli Dei e l’Uomo, possono essere considerate come le prime espressioni storiche che documentano il Principio di Similitudine, poiché facevano coincidere l’oggetto della richiesta con il risultato.

Questa rappresentazione inconscia è tuttora rimasta invariata; vedi gli ex-voto, le immaginette e le reliquie che, evocando la benevolenza di Santi e Beati, devono garantire salute e benessere a noi e ai nostri cari.
Nel campo della Medicina Naturale tradizionale, l’identificazione tra le caratteristiche di una sostanza medicamentosa e le sue capacità terapeutiche viene chiamata Legge delle Signature6 , Legge che è il presupposto, e l’anticamera, del Principio di Similitudine.

Pertanto, secondo questa Legge delle Signature, si somministrerà Berberis vulgaris nella colica renale perché le spine dei rami della pianta arbustiva ricordano il tipo di dolore acuto e pungente (i frutti, naturalmente, sono rosso amaranto come il sangue emesso con le urine); oppure Euphrasia officinalis nella congiuntivite acuta perché il colore ceruleo del fiore della pianta erbacea rammenta quello dell’occhio; oppure, ancora, la Sepia officinalis nella collera per ricordare la reazione del mollusco marino, il quale, alla minima irritazione, emette il nero d’inchiostro e fugge protetto da questo liquido.

La tradizione popolare ha sempre fornito degli esempi di trattamento con i Simili: in caso di ustione, ad esempio, si suggerisce di trattare subito la zona lesa con impacchi tiepidi e non freddi, mentre le lesioni da congelamento vanno strofinate con ghiaccio o neve e non con applicazioni calde.

E così, gli ascessi, espressione locale di fenomeni biologici d’infiammazione, cioè di calore acuto, sono notoriamente curati con impacchi caldo-umidi e non freddi.
Anche la Medicina Primitiva, quella dei Semplici, riporta delle ricette analoghe, in cui la Legge dei Simili e la Legge delle Segnature si sovrappongono.
Alcuni esempi:
– l’olio in cui si faceva macerare lo scorpione era utile nelle punture di quell’animale;

– l’ematite rossa e il diaspro di colore rosso-sanguigno, minerali che poi venivano accuratamente raschiati in polvere fine e miscelati in acqua, erano utilizzati per frenare le emorragie;

– le lucertole, la cui pelle variegata e crespa ricorda i tumori, furono impiegate, dopo idoneo trattamento, nella loro cura;

– la Pulmonaria, erba le cui foglie riproducono la struttura polmonare, era usata come infuso nelle malattie respiratorie.;

– le secrezioni mucose che consentono alla lumaca di scivolare sul terreno, sono utilizzate per sciogliere il catarro bronchiale;

– la vipera, il cui veleno, da sempre ritenuto ottimo antidoto per tutti i veleni, era la materia prima della cosiddetta triaca o panacea, cioè il medicinale in grado di curare quasi tutte le malattie.
E’ altresì doveroso ricordare la tecnica, assai usata nei secoli passati, per immunizzarsi contro i veleni7, che consisteva in una loro progressiva assunzione a dosi sempre più generose, procedimento questo che ricorda, in senso inverso, il processo di diluizione omeopatica e, nel metodo, l’attuale somministrazione dei vaccini.
La Legge di Similitudine è legata ai concetti base della Medicina Ippocratica; questa individuava le Energie Cosmiche in grado di regolare gli umori, gli organi, le stagioni, i pianeti e i temperamenti, condizionando sia l’insorgere sia il decorso delle malattie, in Quattro Elementi fondamentali:
ARIA calda-umida, ACQUA freddo-umida, FUOCO caldo-secco, TERRA freddo-secco.
Questi Elementi corrispondono, rispettivamente:

  • al temperamento sanguigno, influenzato da Giove e da Venere, nel quale sono frequenti le malattie del cuore e della circolazione con prevalenza primaverile;
  • al temperamento flemmatico, nel quale Luna e Venere sono i pianeti che reggono l’umore, mentre il cervello è l’organo di riferimento, e l’inverno la stagione della malattia;
  • al temperamento bilioso, nel quale Sole e Marte dominano, mentre il fegato è l’organo bersaglio, e l’estate la stagione preferita;
  • al temperamento atrabile o bile-nera, in cui Mercurio e Saturno sono i pianeti dominanti, la milza è l’organo, e l’autunno la stagione che ne condiziona gli effetti.

 Di conseguenza, anche le patologie sono correlate a ciascuna di queste quattro categorie.

Così, nello stesso ordine:

  • obesità, disturbi cardiovascolari e malattie infiammatorie, sono appannaggio del tipo sanguigno;
  • disturbi mentali, digestivi e della pelle, del tipo flemmatico;
  • malattie dell’apparato digerente, stitichezza e calcoli biliari, del tipo bilioso; cefalea, insonnia ed ipertensione arteriosa, del tipo bile-nera.
busto marmoreo

Ippocrate

Ebbene, come curare, secondo Ippocrate, i temperamenti e le malattie a essi riferite?

Si curerà seguendo il criterio della Similitudine di clima, di temperatura e di qualità dei farmaci estratti da piante o dai minerali.

Alcuni esempi:
una stitichezza, che è dovuta a eccesso di caldo-secco (Elemento Fuoco), sarà curata con farmaci caldi e secchi, quali l’aloe, pianta tipica dell’habitat africano, o con impacchi caldo-secchi, come la classica bolla dell’acqua calda;
l’ipertensione, dovuta all’eccesso di freddo-secco (Elemento Terra), sarà curata con farmaci freddi e secchi, quali l’elleboro o veratro albo, tipica pianta nordica, oppure con applicazioni fredde e secche, come il ghiaccio, e così via.

I principi della Medicina Tradizionale Tibetana e della Medicina Ayurvedica, con la Teoria dei Tre Dosha, sono pressoché sovrapponibili ai postulati ippocratici, come se un unico filone culturale unisse, da millenni, Occidente e Oriente.

ritratto Galeno

Galeno

In seguito, sarà Galeno8, illustre medico greco nato nell’Asia Minore ma vissuto a Roma, a rivalutare il principio opposto della terapia dei Contrari, forte della sua educazione naturalistica e scolastica basata principalmente sui postulati teorici dettati dai filosofi greci post-socratici, quali Platone e Aristotele, e sull’esperienza di medico empirico alla scuola dei gladiatori di Roma.

La sua impostazione diagnostica e terapeutica delle malattie condizionerà tutto il sapere medico del Medio Evo.

Le progressive scoperte della Scienza Moderna, dal 1600 in poi, che tanto hanno influenzato il mondo attuale della Medicina, sono la logica evoluzione del pensiero aristotelico e galenico.
Nella Storia, oltre alla tradizione ippocratica, si ritrovano altri esempi famosi di utilizzo del Principio di Similitudine.
Nella Bibbia si legge:

Poi arrivarono a Mara10 e non poterono bere delle acque del lago perché erano amare; il popolo mormorò e Mosè chiese consiglio al Signore.

Egli gli mostrò un ramo che poi gettò nelle acque, e queste divennero subito dolci.

Il commento esegetico dei Padri della Bibbia è il seguente: poiché si è usato un legno chiamato Adelpha, notoriamente amaro e velenoso11, il vero modo naturale di guarigione, suggerito da Dio, era di utilizzare l’amaro contro l’amaro, cioè il Simile per curare il simile.
Ancora: è detto nella Religione Induista che, secondo il volere degli Dei, fu dato al Regno minerale il potere di racchiudere in sé tutti i veleni del mondo affinché, da questo substrato, lo stesso veleno, tramite i processi di creazione, di distruzione e di elaborazione-mantenimento presenti in Natura12, proseguisse la sua ascesa evolutiva attraversando progressivamente il mondo vegetale e il mondo animale.

In tal modo, poiché tutta la materia vivente, dall’inorganico all’’organico, subisce una trasformazione energetica, tale elaborazione gerarchica avrebbe suggerito la possibilità di rintracciare sempre una similitudine terapeutica tra le droghe dei tre Regni della Natura e le malattie, proprio come evidenziato da Ippocrate e ripreso nella tradizione popolare occidentale.

Questa teoria, che presenta anche analogie con quanto riferito dal pensiero filosofico e religioso dei Medi (Manicheismo) e dei Persiani (Zoroastrismo), poi codificato nella famosa Scuola Medica araba di Bagdad del primo millennio d. C., fu riscoperta all’inizio del XX secolo dall’antroposofia Steineriana.


1 Sono gli antispastici, gli anticatarrali, gli antipiretici, etc…
2 Pianta erbacea del nostro habitat.
3 Albero che cresce sulle pendici delle Ande, dalla cui scorza si estrae una sostanza chiamata “chinino”, farmaco notoriamente utilizzato in Allopatia per curare la malari.
4 (Kos, 460 a. C.; Kos, 357/351 a. C.).
5 Cioè identica, meglio ancora, Simile.
6 Pare, addirittura, che questa definizione risalga a Paracelso, forse il primo vero grande medico omeopata della Storia.
7 -Si chiama mitridatizzazione da Mitridate, Re del Ponto il quale, in epoca romana, era solito farne uso per difendersi dalle assai frequenti congiure di Palazzo.
8 (Pergamo, 129 d.C.; Roma, 199 d.C.).
9 Esodo, capitolo XV, versetti 23-25.
10 Località in prossimità dei Laghi Amari, nella penisola del Sinai.
11 Si tratta del fusto di una pianta erbacea annuale, di odore sgradevole, presente nei luoghi ghiaiosi dell’habitat mediterraneo, di nome Delphinium Staphysagria.
12 Questi sono i Principi spirituali regolati dall’influsso di Brahma, di Shiva e di Visnù, i tre Dei dell’Olimpo indù, sul Creato.

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