Il sintomo etiologico

Metodologia omeopatica

Il sintomo etiologico (“ail from”) nel Mind dei Repertori di Kent, Barthel, Knerr e Gallavardin – Studio e analisi repertoriale

Il medico omeopata, si sa, è una persona molto curiosa.

L’anamnesi, condotta correttamente seguendo schemi precisi, codificati dall’esperienza (R. Dujani), necessita sempre di collaborazione sincera da parte del paziente; infatti, non è facile districarsi tra sintomi reali, sensazioni soggettive, stati morbosi patognomonici della malattia, esclamazioni, silenzi o fiumi di parole a tratti inarrestabili, che caratterizzano il dialogo con il medico.

A questi viene delegato il compito di districare una matassa imbrogliata, e nel contempo di dare impressione di sicurezza e di chiarezza con costante controllo del dialogo (H. A. Roberts).

In questa situazione, appare benedetta come un raggio di sole nel sottobosco l’affermazione a volte distratta:

“ho l’impressione che tutto sia iniziato da quando ho litigato con il capo ufficio del personale…”; “a pensarci bene, proprio da quando sono stato licenziato ho incominciato a soffrire di…”; “dopo avere subito quelle scortesie, quelle offese, mi sono accorto che…”; “dopo quella forte litigata in famiglia, mi è successo che…”;

e così via.

Nasce a questo punto il sintomo etiologico (ail from degli anglosassoni, lingua utilizzata nei Repertori omeopatici), il primo e il più importante (se c’è) nella procedura della gerarchizzazione dei sintomi, il più atteso da parte del medico, poiché chiarisce la dinamica del processo morboso, e permette una facile selezione del rimedio. In linguaggio repertoriale s’identificano come ailments, oppure complaints from, “le sequele di tutti gli stati morbosi consecutivi a…”.

Tale sintomo etiologico viene considerato come eliminatore degli altri meno importanti per la scelta del rimedio (T. P. Paschero) e va cercato con pazienza, tatto e delicatezza, in quanto non sempre viene messo facilmente in luce dal paziente; a volte deve essere dedotto dall’anamnesi e collegato cronologicamente con tutta la storia dei sintomi del paziente (biopatografia).

Dice Hahnemann nei § 93-94 del suo libro: Organon dell’Arte del Guarire:

Un evento importante, che meriti di venire ricordato per avere causato un’affezione recente, o persino una malattia cronica di breve durata abbastanza lunga, potrà essere confessato dal malato sia in modo spontaneo sia in seguito ad un colloquio abile e circospetto, o magari rivelato dai famigliari, interrogati a insaputa del paziente […]

[…] Fra queste cause si possono elencare: i tentativi di suicidio o gli avvelenamenti volontari, le delusioni amorose, la gelosia, una vendetta non realizzata, la stizza, l’indignazione, i soprusi, le mortificazioni, i dispiaceri e le amarezze familiari, le discordie e le contrarietà domestiche, le paure superstiziose, i problemi finanziari, i vizi e gli impulsi morbosi, i trattamenti dannosi, le deformità degli organi genitali o in altre parti del corpo, i prolassi, le ernie, tutte le affezioni e le perversioni sessuali, l’onanismo, le malattie veneree, certe dermatosi, la scabbia, l’anoressia mentale, l’abuso di alimenti o di sostanze particolarmente dannose, il consumo smodato di bevande eccitanti: liquori, aperitivi,  alcolici, ponce, vino, the, caffè […]

[…] Nel corso dell’anamnesi delle malattie croniche è necessario approfondire  e valutare accuratamente le circostanze particolari in cui il malato si è potuto trovare dal punto di vista delle sue occupazioni normali, del suo genere di vita familiare, o privata, e delle sue relazioni domestiche, del suo regime, ecc… […].

Il tutto è codificato nei vari Repertori Omeopatici di più comune uso.

Ho ritenuto utile estrarre 60 sintomi etiologici (complaints from) dalla Rubrica MIND (Psichismo) dei Repertori di Kent, Kent-Barthel, Knerr e Gallavardin, controllandoli, confrontandoli, condensandoli per un rapido e facile uso nella pratica corrente del medico omeopata, ben conscio che è introvabile ciò che non si cerca (o non si conosce).

Lascio all’esperienza del singolo il commento sulla scelta del rimedio o, come si potrebbe anche dire, sulla diagnosi differenziale tra due o più rimedi. Infatti, anche una lettura superficiale dei sintomi raccolti potrebbe fornirci delle nozioni utili alla conoscenza della Materia Medica Omeopatica del rimedio adatto a quel determinato paziente.

Ad esempio, quale sarà la reazione del paziente di fronte a un evento disturbante, inaspettato e improvviso, piacevole o sgradevole, reale o ipotetico?

L’impegno mentale intontirà Calcarea Phosphorica (pag. 41, Knerr); una cattiva notizia intristirà Pulsatilla (pag. 68, Knerr); quelle belle provocheranno fastidi a Coffea (pag. 47, Knerr); la contraddizione farà diventare ansioso e agitato Aconitum (pag. 24, Knerr); Hyoschiamus delirerà per gelosia (pag. 31, Knerr);  Anacardium diventerà malinconica dopo aver litigato con il marito (pag. 60, Knerr); gli insulti ripetuti faranno cadere nell’ipocondria Staphysagria (pag. 51, Knerr); l’onanismo invece Tarentula (pag. 51, Knerr), che diventerà anche intontito (pag. 53, Knerr); Staphysagria sarà triste (pag. 68, Knerr), intontito (pag. 41, Knerr), indifferente (pag. 54, Knerr), anche per eccessi sessuali (pag. 701, Kent); Arnica piangerà per la rabbia (pag. 81, Knerr); spesso come un bambino Belladonna (pag. 81, Knerr); la perdita di denaro farà diventare melanconico Arsenicum Album (pag. 60, Knerr); Selenium sarà di cattivo umore dopo il coito (pag. 52, Knerr); Calcarea Carbonica ne sarà scontento (pag. 40, Knerr), stanco (pag. 36, Kent), a volte incattivito (pag. 18, Knerr), forse per l’incapacità di condurlo a termine data la sua cronica flaccidità.

E, per quanto riguarda i sintomi locali, Aurum potrà accusare cefalea se contraddetto (pag. 138, Kent); Gelsemium potrà abortire per uno spavento (pag. 715, Kent); Phosphorus potrà sentire il suo cuore palpitare in modo accelerato dopo un’emozione (pag. 875, Kent); Colochyntis potrà avere diarrea dopo un’arrabbiatura (pag. 611, Kent); e così via.

Questi sintomi, presi nel loro vero significato, possono chiarirci la dinamica del rimedio e, di conseguenza, del paziente.

Tutto sommato, è proprio questo il compito del medico omeopata: avere sempre presente il genio del rimedio desunto dallo studio della Materia Medica Omeopatica (T. P. Paschero) e la dinamica miasmatica del soggetto desunta dall’anamnesi (P. S. Ortega), e, infine, farli combaciare dolcemente come ingranaggi di un orologio, senza asperità o soluzioni di continuo.

Tommaso De Chirico

 

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