La collana della Regina – 12a puntata – Cagliostro e la Chiesa

Cardinali e Papi. Il ruolo di Cagliostro a Roma negli anni 1768-1769 come mediatore nella controversia riguardante la Compagnia di Gesù

 

I rapporti tra la Curia di Roma e il conte di Cagliostro sono parte integrante della sua vita[1].

In gioventù, come scritto nei suoi Mémoires, ebbe contatti con il Papa in carica, Clemente XIII, con il Cardinale Lorenzo Ganganelli, futuro Papa Clemente XIV e, soprattutto, con i Cardinali Domenico Orsini e Maria Clement Stuart, duca di York, espressamente citati a proposito del suo primo soggiorno romano del 1768[2].

Dato il loro ruolo importante nei confronti del conte di Cagliostro[3], mediatore negli anni 1768-1769 tra lo Stato Pontificio e i Regni di Napoli, Spagna e Portogallo circa la decisione della soppressione della Compagnia di Gesù, costoro meritano un discorso a parte.

Vediamoli separatamente.

 

Carlo Rezzonico della Torre[4], eletto Papa il 6 luglio 1758 con il nome di Clemente XIII, morì a Roma la mattina del 2 febbraio 1769, qualcuno disse di crepacuore, altri di apoplessia, mentre alcuni riferiscono addirittura che potrebbe essere stato avvelenato. Infatti, avrebbe dovuto decidere il giorno successivo, il 3 febbraio 1769, sulla messa al bando, e l’eventuale soppressione della Compagnia di Gesù, così come richiesto pressantemente dai Monarchi di Spagna, di Napoli, e del Portogallo.

In realtà, fermamente si opponeva alle richieste dei Regnanti, e mal sopportava, in seno alla Curia, la presenza di Cardinali, tra i quali Francisco Xaverio de Zelada, favorevoli alla soppressione dei Gesuiti come Istituzione della Chiesa; inoltre, non disprezzava il loro comportamento nei Paesi d’oltremare, specialmente in Sudamerica.

 

papa clemente 14 in porpora ed ermellinoGian Vincenzo Antonio, frà Lorenzo Ganganelli,[5] eletto Papa il 19 maggio 1769 con il nome di Clemente XIV, con la Bolla: Dominus ac Redemptor del 21 luglio 1773 sancirà l’abolizione della Compagnia di Gesù, come ampiamente richiesto dalle varie Corti d’Europa per lo strapotere che i Gesuiti avevano acquisito presso quasi tutte le Nazioni.

Nonostante questa decisione, presa anche perché Clemente XIV aveva sempre provato ostilità verso la Compagnia, avesse consentito alla Chiesa di ottenere parecchi vantaggi politici, la sorte fu contraria anche a lui; infatti, morirà un anno dopo, si disse, forse, per avvelenamento.

 

Stuart in abito cardinalizioHenry Benedict Maria Clement Stuart, duca di York[6] era figlio di Giacomo Edoardo Stuart e fratello minore del conte d’Albany, al secolo Carlo Edoardo Stuart, pretendente ai Troni di Inghilterra e di Scozia, soprannominato Bonnie Prince Charlie, la cui moglie, nota come contessa di Albany, è ben conosciuta per essere stata a lungo l’amante, e la musa ispiratrice, di Vittorio Alfieri.

Ordinato Cardinale dal Papa Benedetto XIV il 3 luglio 1747, fu vescovo di Frascati dal 13 luglio 1759.

Dopo la morte, sarà ricordato come l’ultimo illustre rappresentante della Casata Stuart[7].

Per quanto riguarda le trattative tra le varie Corti Europee e lo Stato Pontificio presso la Santa Sede a Roma nel 1768, volte a spingere il Papa Clemente XIII a prendere la decisione di abolire la Compagnia di Gesù dai loro territori, il ruolo di mediatore fu affidato al conte di Cagliostro.

Ciò fu reso possibile dalle credenziali a suo favore fornite dal Gran Maestro dei Cavalieri di Malta, Pinto de Fonseca[8], per il Papa, e dalla lettera di presentazione di Luigi d’Aquino per il Cardinale Domenico Orsini.

Anche questa figura, che è spesso citata negli Atti del Processo di Roma e nel Compendio, data la sua importanza, merita un discorso a parte.

 

Il Cardinale Domenico Orsini[9], napoletano di origine e di cultura, di natura aristocratica con il titolo alla nascita di duca di Gravina, nipote del Papa Benedetto XIII, fu ecclesiastico per scelta e non per obbligo familiare, com’era allora in uso nelle Famiglie Nobili riguardo ai figli cadetti.

flotta di navi nel golfo di napoli

Carlo III lascia Napoli

Diventato Cardinale nel 1743 dopo la precoce morte della giovane moglie (peraltro fu ultimo prelato del suo illustre Casata), era stato nominato il 4 luglio 1748 Grande di Spagna di 1° Classe e Protettore dei Regni delle Due Sicilie, titoli che manterrà fino alla partenza del Re Carlo III per la Spagna, avvenuta nel 1759.

In quell’anno, il Re Carlo III, mantenendo ufficialmente solo il titolo di Re di Spagna, rinunciò a quello di Napoli e di Sicilia nominando Reggente il figlio di otto anni con il nome di Ferdinando IV, e iniziando così la dinastia dei Borboni del Regno di Napoli; di fatto però era ancora lui, in accordo con il Ministro della Real Casa Bernardo Tanucci[10], a governare in attesa che il figlio raggiungesse l’età di sedici anni.

Con il Segretario della Casa Reale del Regno di Napoli, il marchese Bernardo Tanucci, nel 1767 il Cardinale Domenico Orsini aveva coordinato e gestito la cacciata dei Gesuiti dal Regno di Napoli, così come era successo in Spagna il 3 aprile dello stesso anno per volere del Re Carlo III.

Infatti, nell’ottobre del 1767 il Tanucci, dopo vari contatti diplomatici, ottenne finalmente dal Re Carlo III l’assenso a che anche il figlio decretasse l’espulsione dei Gesuiti dal suo Regno; questi furono così sbarcati in Territorio Pontificio, a Civitavecchia, il 24 novembre dello stesso anno come dono per il Papa.

D’allora i rapporti tra il Regno di Napoli e la Santa Sede diventeranno sempre più tesi.

A questo punto, il Cardinale Domenico Orsini, nominato Ministro Plenipotenziario del Regno di Napoli alla Corte di Roma, incarico che coprirà dal 30 settembre 1759 fino all’anno 1775, divenne latore presso il Papa della volontà della Famiglia dei Borboni di Spagna, di Napoli e del Ducato di Parma e Piacenza, di costringere la Santa Sede a decretare definitivamente lo scioglimento della Compagnia di Gesù in tutti i loro territori.

 

Il Papa Clemente XIII, comunque, era fermamente contrario alla soppressione della Compagnia, nonostante le pressioni di quasi tutti gli Stati Europei, tra cui anche la Francia e il Portogallo; infatti, solo l’Imperatrice d’Austria, insieme alla Prussia e ad altri Stati del centro dell’Europa, si era dichiarata, per il momento, neutrale.

Tuttavia il Cardinale Orsini era una pedina importante in quanto non solo era in grado di persuadere i Cardinali indecisi a sostenere la posizione anti-gesuitica della Curia Romana, ma poteva anche mitigare la durezza della posizione dei Regni di Spagna e di Napoli.

La vicinanza territoriale e l’importanza dell’influenza in Europa della Famiglia dei Borboni di Spagna, di Napoli e del Ducato di Parma e di Piacenza, la cui politica estera era dichiaratamente in funzione antipapale, costituivano, infatti, una minaccia reale, oltre a quella di occupare militarmente Pontecorvo e Benevento, città di proprietà dello Stato Pontificio nel Regno di Napoli.

Il Cardinale Orsini, ritornato a Roma il 28 marzo 1767, sempre come Ministro degli Esteri del Regno di Napoli incaricato di fare pressione sul Papa circa il problema dei Gesuiti, vi rimarrà stabilmente fino al 1775.

 

gagliardetto IHS

Insegna araldica della Compagnia di Gesù

Ben nota, come già detto[11], era la sua posizione antigesuitica. Tuttavia, nella trattativa presso la Santa Sede si rendeva necessaria anche la presenza di qualcuno che non doveva essere né un prelato né un Ambasciatore con un incarico ufficiale, bensì solo una persona nuova, sopra le parti e non coinvolta direttamente o personalmente nella faccenda, una persona, cioè, che avesse la stima e la fiducia delle Corti di Spagna e di Portogallo.

Forte di queste prerogative, con le idonee credenziali e le adeguate proposte, oltre che con il suo fermo carattere, questo personaggio avrebbe potuto, nel suo ruolo di mediatore, indurre il Papa ad accelerare i tempi promettendo condizioni più ragionevoli, e pertanto sicuramente più accettabili, nei confronti dello Stato Pontificio.

Cagliostro era la persona giusta, e, nel 1768, fu raccomandato al Cardinale Orsini da Luigi d’Aquino, il quale non solo conosceva la sua nobiltà d’animo, ma era anche informato dei suoi illustri natali. Alla sua presentazione si aggiunsero le credenziali per il Papa consegnategli nel 1767 da Emmanuel Pinto de Fonseca[12], imparentato con la Famiglia dei Braganza, Casa Regnante nel Portogallo dal XVII secolo.

A quel tempo Pinto, che era anche il Grande Maestro dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, isola da dove i Gesuiti saranno espulsi nel 1768, accolse il giovane Cagliostro con tutti gli onori dovuti a un discendente di nobile stirpe in occasione del suo primo sbarco nell’isola nel 1766.

Il conte di Cagliostro ebbe probabilmente questo incarico di mediatore presso la Santa Sede poiché il fatto di essere figlio illegittimo di un Sovrano non gli avrebbe certo nociuto, anzi!

Infatti, è presumibile che, dopo qualche tempo dalla sua nascita, qualcosa alla Corte di Lisbona fosse comunque trapelato e, superato il momento drammatico culminato con la soppressione dei più illustri rappresentanti della nobile Famiglia dei Tàgora e con la sicurezza che il trono di Giuseppe I non era in discussione, la presenza del figlio illegittimo di Giovanni V non solo non rappresentava più un pericolo dinastico, ma poteva addirittura essere utile alla diplomazia del Paese[13].

Il prestigio della discendenza garantiva la serietà, e la riservatezza della sua posizione era assai utile per le iniziative segrete della Casa Reale.

Gli esempi illustri non mancano; uno per tutti è la figura di Don Giovanni d’Austria, figlio illegittimo ma riconosciuto dal grande Re di Spagna Carlo V, che ebbe onori a Corte e nell’Europa Occidentale, ed è da tutti considerato come il difensore della Cristianità per aver sconfitto la Flotta turco-ottomana nella battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571 con il grado di Comandante supremo della Lega Santa.

Questa è un’altra conferma del fatto che i figli illegittimi dei Sovrani, impiegati per incarichi e mediazioni impossibili, hanno avuto nella Storia spesso un ruolo non indifferente. Tanto, in caso di successo, il merito sarebbe stato attribuito alla diplomazia ufficiale, in caso d’insuccesso i responsabili sarebbero stati chiaramente identificati e scaricati al momento opportuno.

La Politica, ieri come oggi, si è sempre avvalsa d’intrighi, ambiguità e opportunismo.

Così successe a Cagliostro; anche se rimase per sempre all’oscuro sui particolari della sua nascita e sulla vera natura dei suoi genitori[14], aveva di buon grado accettato l’incarico.

Era solo convinto di essere figlio di un Nobile del Portogallo, poiché da questo Paese attingeva le sue ricchezze che gli erano periodicamente elargite dal banchiere di Lisbona, Anselmo de la Cruz Sobral, attraverso le sue credenziali; così gli era stato riferito dal Gran Maestro Pinto, e così gli aveva confermato il caro amico Luigi D’Aquino.

Tuttavia, avendo mancato a questo compito vuoi per suoi errori[15] vuoi per strani maneggi diplomatici[16], la Curia Romana, dopo la perdita improvvisa di Clemente XIII, avvenuta il 2 febbraio 1769, e nonostante la protezione dei Cardinali Orsini e di York, lo estromesse dalle trattative ritenendolo colpevole del fallimento; non solo, ma, addirittura, fu accusato di avere fatto il doppio gioco, tanto che spesso si disse di lui che era un emissario dei Gesuiti, oppure una spia al soldo dei Gesuiti!

Così affermò il Ministro e Cancelliere von Korff all’arrivo del conte a Königsberg il 25 febbraio del 1779, e così ripeterà, nel suo opuscolo del 1787 contro Cagliostro, la contessa Elisabeth von der Recke[17].

Durante il Processo di Roma del 1790 gli fu anche attribuito il ruolo di Capo incontestato della Grande Congiura ordita contro la Chiesa Cattolica dalla strana alleanza tra Massoneria, Illuminati di Baviera e Compagnia di Gesù.

Almeno questa è l’opinione espressa dall’abate Agostino Barruel nella sua opera: Storia del Giacobinismo, Massoneria, Illuminati di Baviera, e questo è quanto erroneamente ritenne, o, più verosimilmente, ebbe interesse a ritenere, anche il Collegio Giudicante del Tribunale della Santa Inquisizione Romana!

Perciò fu a lungo spiato, in seguito catturato, subito dopo processato e infine condannato.

Il pretesto, poi, di aver divulgato la Massoneria nello Stato Pontificio nel 1789, in spregio alle Bolle Papali che espressamente vietavano, pena la morte esemplare, l’appartenenza all’Associazione e l’iniziazione di nuovi adepti, sarà più che sufficiente allo scopo.

 

Mentre il Cardinale Domenico Orsini era morto a Napoli il 19 gennaio 1789[18], il Cardinale di York era ancora in vita al momento del Processo dell’Inquisizione contro Cagliostro.

Non fu mai richiesta la sua testimonianza al Processo di Roma del 1790 riguardo ai rapporti avuti con il conte nel 1768, così come raccontato nei suoi Mémories del 1786[19].

Questo fatto, unito alla mancata convocazione dei parenti di Giuseppe Balsamo e di molti importanti personaggi che avevano conosciuto direttamente il conte di Cagliostro in tutta l’Europa, getta una cattiva luce sulla procedura utilizzata dai Giudici Inquisitori, e sul vero scopo del Processo.

 


[1] Vedi gli ultimi anni di vita e il Processo di Roma del 1790, nella Parte terza del Primo volume.

Vedi anche, per il suo ruolo di mediatore presso la curia di Roma nel 1768, il Commento al testo nel Primo volume.

[2] Probabilmente in occasione della sua mediazione tra lo Stato Pontificio e i Ministri plenipotenziari dei Regni di Napoli, di Spagna e di Portogallo circa la soppressione della Compagnia di Gesù nei loro Territori.

Questi nomi sono citati anche negli Atti processuali di Roma e nel Compendio di Mons. Barberi.

Vedi il Commento al testo nel Primo volume.

[3] Vedi i suoi Mémoires del 1786.

[4] (Venezia, 7 marzo 1693; Roma, 2 febbraio 1769).

[5] (Santarcangelo di Romagna, 31 ottobre 1705; Roma, 22 settembre 1774).

[6] (Roma, 6 marzo 1725; Roma, 13 luglio 1807).

[7] D’allora, il ramo principale della Casata Stuart, o Stewart o Stiuard, di origine bretone, si estinguerà; rimarranno i rami cadetti o collaterali.

[8] Vedi la sua voce nel presente capitolo: I Personaggi.

[9] (Napoli, 5 giugno 1719; Napoli, 19 gennaio 1789).

[10] (Stia, 20 febbraio 1698; Napoli, 29 aprile 1783).

[11] A questo proposito, vedi anche il Commento al testo nel Primo volume.

[12] Vedi la sua voce nel capitolo: I Personaggi, del presente volume.

[13] Molti dei figli illegittimi del Re Giovanni V, di cui alcuni riconosciuti ufficialmente, ebbero ruoli importanti nella Corte portoghese.
Purtroppo, la madre di Cagliostro, donna Eleonora de Tàgora, ingiustamente coinvolta nel falso attentato al Re Giuseppe I, figlio ed erede di Giovanni V, e sospettata anche di eresia insieme al proprio confessore, Padre Gabriele Malacrida, Capitano della Compagnia di Gesù, fu condannata al patibolo e giustiziata, insieme ai suoi famigliari, la mattina del 12 gennaio 1759 per ordine del marchese di Pombal.
D’allora, il suo nome sarà dimenticato dalla Corte.
Tuttavia, con tutta la sua nobile Famiglia, sarà riabilitata nel 1777 dal nuovo Re Pedro III e dalla Regina Maria I, i quali licenziarono il marchese di Pombal, anche perché non gli perdonarono l’inutile e ingiusta crudeltà allora dimostrata verso la Famiglia de Tàgora.
Nel 1768, nel Regno del Portogallo regnava ancora Giuseppe I, ma i problemi del Paese erano superiori ai rancori, e ai sospetti, del passato.
Vedi anche il Commento al testo nel Primo volume, e alle voci: Giovanni V di Braganza, Re del Portogallo, e Pombal, marchese di, Sebastiano José de Carvalho y Melo, nel capitolo: I Personaggi, del presente volume.

[14] Così, almeno, si espresse nei suoi Mémoires e al Processo di Roma del 1790.

[15] Si trattava del grave peccato di adulterio, vale a dire il disonesto connubio avuto con Lorenza, già sposata con Giuseppe Balsamo; non era certo in discussione un semplice rapporto mercenario, l’aver cioè tenuto come sposa una prostituta nota al Bargello, giacché il fatto in sé, seppur deprecabile, non era allora considerato né un reato né una grave colpa, bensì un rapporto continuativo!

[16] Il mancato accordo tra le fazioni pro e contro i Gesuiti.

[17] (Schönberg, 20 maggio 1754; Dresda, 13 aprile 1853).

Prima fu sua discepola a Mitau nel 1779, poi lo rinnegò associandosi alla schiera dei suoi calunniatori dopo il Processo di Parigi del 1786.

[18] Anche il barone de Breteuil, Ambasciatore presso la Santa Sede dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, che aveva accolto e protetto Cagliostro nel 1769, dopo il suo arrivo a Roma, testimone di tante vicende di quel periodo, morì negli ultimi mesi del 1789.

Lo testimonia la lettera del conte di Cagliostro al Cardinale di Rohan del novembre 1789, presente anche negli Atti processuali e trascritta alla pagina 495 del libro di Marc Haven nella Edizione italiana del 2044, nella quale gli raccomanda il nuovo Ambasciatore dei Cavalieri di Malta presso la Santa Sede, il Balì de loras.

[19] Cagliostro era presente a Roma già dal 1768, e qui si fermerà tre anni.
Nei Mémoires accenna in modo particolare a questo soggiorno, affermando di avere avuto ventidue anni nel 1770 quando conobbe per la prima volta Serafina, il che porterebbe la sua data di nascita al 1748 e non al 1743, come comunemente ritenuto.

Abstracs dal libro di Tommaso De Chirico: Il conte di Cagliostro nel suo tempo, 2° volume della trilogia sul conte di Cagliostro, Ed. Mnamon, Milano, 2014

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