La collana della Regina – 2a puntata – Riflessioni

Grande scalpore fece a suo tempo questo episodio, e in quel periodo assai si scrisse sull’evento; anche in seguito, molti Storici e Memorialisti hanno dedicato saggi e libri all’Affaire du Collier de la Reine.

ritratto del cardinaleTutti sono concordi nell’affermare che il Re decise l’immediato arresto del Cardinale di Rohan (nell’immagine a sinistra)[1], con tutte le modalità spettacolari che conosciamo, subito dopo essere venuto a conoscenza dell’acquisto della collana e del mancato pagamento di una rata ai gioiellieri di Corte Charles Auguste Boëhmer e Paul Bassange. Quest’arresto avvenne sotto pressione della Regina stessa, appoggiata in quell’occasione dal Ministro degli Interni e Responsabile della Casa Reale e della città di Parigi, Louis Auguste le Tonnelier barone de Breteuil[2].

 

La Regina Maria Antonietta[3], indignata per l’accaduto, voleva la testa del Cardinale che, per i fatti che conosceremo in seguito, detestava profondamente già da tempo, innescando così tutta una dinamica giuridica; quest’ultima, una volta reso di pubblico dominio l’Affaire, troverà la naturale conclusione nel Processo presso le due Corti del Parlamento, la Grand Chambre e la Tournelle, Corti del Tribunale che intervenivano solo nei processi penali ma che, su delega del Re, potevano deliberare anche su reati commessi da personalità della Corte.

ritrattoIl Re Luigi (qui a destra), che amava molto la moglie, ma ne era soggiogato al punto da non essere in grado di contraddirla, in realtà avrebbe voluto che i panni sporchi fossero lavati in famiglia; ciò avrebbe comportato un’ammenda, l’allontanamento da Parigi del Cardinale, una volta privato di tutte le sue cariche pubbliche, e un accomodamento di convenienza con i gioiellieri.

Aveva ragione; poteva farlo, dati i suoi poteri, ma accettò l’umiliazione di un Processo pubblico che vedeva, di fatto, sul banco degli accusati la stessa Regina (peraltro mai amata dai parigini) che d’allora, in tutta la Francia, sarà pubblicamente ridicolizzata, e con lei la Corte, che perderà così il poco prestigio che ancora conservava.

 

Quest’Affaire, secondo molti politici (Mirabeau e Napoleone), Storici di fama, e anche secondo lo stesso poeta-scrittore Wolfgang Goethe, fu il vero inizio della Rivoluzione Francese giacché esaltò, in modo non più controllabile, la rabbia del popolo, covata da anni di tirannia da parte dei Nobili e della Corte di Francia.

La stessa Rivoluzione soffocò la vicenda facendo dimenticare presto l’Affaire.

Solo la penna del romanziere Alexander Dumas padre, nel suo libro del 1850: La collana della Regina, consentì il ritorno dell’attenzione degli Storici sulla vicenda.

In seguito, vari furono gli Autori che si dedicarono alla ricostruzione dei fatti, riesaminando i documenti del Processo e analizzando le testimonianze degli interessati.

Si venne, così, alla effettiva conclusione che l’episodio fu preludio alla caduta della Monarchia in Francia e a quell’evento così importante della Storia che prenderà il nome di Rivoluzione Francese del 1789.

 

Una nuova versione sulla storia di questa collana, e sul ruolo avuto nell’Affaire du Collier da Maria Antonietta, viene dalle Memorie, inizialmente pubblicate nel 1824 ma recentemente ristampate[4], di Marie Jeanne Rose Bertin[5], Modista di Corte della Regina.

Costei, testimone diretta, afferma che il Re, dopo la nascita della prima figlia Maria Teresa Carlotta, avvenuta il 19 dicembre del 1778:

       […] ancora pervaso dal buonumore per il felice parto della        Regina,

 e a buon auspicio per la nascita di un prossimo erede maschio, propose in dono alla moglie un superbo oggetto, una collana appositamente creata per lei dal Gioielliere di Corte, Charles Auguste Boëhmer.

Ebbene, Maria Antonietta:

       […] che non amava i diamanti ma li indossava solo nelle cerimonie di gala,

rifiutò dicendo che ne aveva già abbastanza da indossare; a quel punto Luigi XVI:

       […] sensibile ai problemi dell’economia e alla necessità di alleviare le condizioni del popolo,

non insistette ulteriormente.

 

Alla nascita del primo Delfino Luigi Giuseppe, avvenuta il 22 ottobre 1781, il Re ripresentò la Collana come regalo, ma la Regina si espresse ancora una volta chiaramente con queste parole:

       […] non la voglio!

La Collana, allora, fu proposta all’Ambasciatore del Portogallo, Mons. de Souza, e poi alla Favorita del Sultano dell’Impero Ottomano, prima di entrare nelle mire della contessa de la Motte Valois[6].

 

I fatti successivi sono noti.

 

In realtà, come dice M.me Bertin, ai gioiellieri interessava solo vendere in fretta la Collana, dati gli ingenti costi che avevano sostenuto per costruirla pezzo su pezzo, e non importava loro se il Cardinale di Rohan, o la Regina, pagassero o meno, o che la firma di quest’ultima, che peraltro loro conoscevano assai bene avendola vista tracciata varie volte di proprio pugno, fosse vera o falsa:

       […] il loro scopo era raggiunto; la Collana, di cui non vedevano l’ora di disfarsene, era stata venduta e il pagamento comunque assicurato, non importa da chi. Cosa volere di più?

Qualcuno, alla scadenza delle cambiali, pena un clamoroso scandalo, avrebbe onorato l’impegno.

Certo, mai avrebbero immaginato il reale svolgimento degli eventi!

 

Questa nuova versione scagiona e riscatta la Regina per quanto riguarda l’esosità e la ricercatezza dei costumi, ma non esclude del tutto il peccato di superficialità e d’ingenuità, suo e del marito, il Re Luigi XVI, oltre che, naturalmente, del Cardinale di Rohan, direttamente accusato dell’inganno nei confronti di sua Maestà, la Regina Maria Antonietta di Francia.

Tuttavia, la responsabilità dell’intrigo, con l’ingiusto coinvolgimento del conte di Cagliostro e della contessa sua moglie, è da attribuirsi interamente alla contessa Jeanne de la Motte-Valois, le cui mire puntavano assai lontano.

 

Alla fine, quale fu il destino del preziosissimo oggetto dell’Affaire?

La collana intera non fu più ricostruita; dopo essere stata consegnata di persona dal Cardinale de Rohan[7], fu malamente scheggiata in tanti frammenti dalle stesse mani della contessa de la Motte e dell’amante Marc Antoine Rétaux de Villette[8], al punto da svalutarne il valore reale, e quanto rimase d’intatto fu poi spedito al marito, il conte Nicolas de la Motte[9], allora presente a Londra, per la vendita.

Pochi pezzi diedero al conte de la Motte, che non rientrerà mai in Francia, un guadagno inferiore al previsto, mentre degli altri resti si perse ogni traccia.

Nessuno se ne giovò ulteriormente: il gioielliere Charles Auguste Boëhmer morirà povero il 18 settembre 1794, mentre il socio Paul Bassenge, il quale gli sopravvisse fino al 1812, fu un po’ più fortunato poiché mantenne fino all’ultimo momento un modesto tenore di vita.

Entrambi, comunque, non ebbero mai i luigi d’oro pattuiti, e d’allora fallirono.


[1] Vedi il suo nome nel capitolo: I Personaggi, del presente volume

[2] (Azay-le Ferron, 7 marzo 1730; Parigi, 2 novembre 1807).

[3] Vedi la sua voce nel capitolo: I Personaggi, del presente volume.

[4] Vedi il suo libro: Mèmoires de Mademoiselle Rose Bertin sur la Reine Marie-Antoniette, avec des notes et des éclaircissement, 2013.

[5] (Abbeville, 2 luglio 1747; Épinay sur Seine, 22 settembre 1813).

[6] Vedi la sua voce nel capitolo: I Personaggi, del presente volume.

[7] Vedi la parte seconda del primo volume.

[8] Vedi la sua voce al tema: Affare della Collana della Regina: destino dei personaggi minori, nel capitolo: I Personaggi, del presente volume.

[9] Vedi la sua voce al tema: Affare della Collana della Regina: destino dei personaggi minori, nel capitolo: I Personaggi, del presente volume.

Abstracs dal libro di Tommaso De Chirico: Il conte di Cagliostro nel suo tempo, 2° volume della trilogia sul conte di Cagliostro, Ed. Mnamon, Milano, 2014

 

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