La collana della Regina – 5a puntata – Jeanne de Saint-Rémy de Luz de la Motte-Valois

Contessa Jeanne de Saint-Rémy de Luz de la Motte-Valois: il suo inedito destino

 

ritratto della contessaFu la principale protagonista, e l’organizzatrice, dell’inganno che poi prenderà il nome di Affaire du Collier de la Reine.

Sarà l’unica ad avere la condanna più pesante, poiché gli altri complici (il marito, conte Nicolas de La Motte, e l’amante, Marc Antoine Rétaux de Villette) ebbero pene un po’ più lievi: il marito fu condannato in contumacia perché presente, indisturbato, a Londra, dove si era recato per vendere quanto restava della collana di gioielli, mentre Rétaux de Villette fu punito con l’esilio perpetuo e la confisca di tutti i beni. Morirà povero e dimenticato da tutti nel 1797.

 

Il destino della contessa de la Motte fu alquanto singolare; il 21 giugno, quando le fu inflitta la pena stabilita dalla Sentenza, era talmente agitata, con urla e maledizioni varie, e aggressiva, con sputi e morsi, che il boia, per errore, la marchiò sul petto invece che sulla spalla, tanto che si dovette replicare l’operazione con un secondo marchio.

Subito dopo fu incarcerata alla Salpêtrière, come da Decreto del Tribunale. Tuttavia rimarrà in prigione solo un anno; infatti, il 5 giugno 1787, con la complicità di alcuni Nobili ostili ai Regnanti, specie alla Regina, riuscì a fuggire raggiungendo il marito a Londra dopo un viaggio avventuroso.

Qui, dopo aver continuato con Pamphlets e Mémoires la sua campagna denigratoria verso il conte di Cagliostro, verso la Corte del Re Luigi XVI e, soprattutto, verso la Regina, la contessa fu perseguitata dalla Polizia francese e dalle spie del Re di Francia in Inghilterra.

 

Morirà ufficialmente il 23 agosto 1791 in circostanze non del tutto chiare; qualcuno disse, infatti, che, in un tentativo di fuga per evitare di essere arrestata da agenti segreti francesi, in particolare dal poliziotto Quidor (lo stesso che aveva arrestato a Ginevra nel 1786 Antoine Rétaux de Villette) era precipitata dal secondo piano della casa dove abitava, provocandosi gravi ferite al cranio e la frattura delle gambe.

Altri riferirono che era stata gettata dalla finestra dal suo ultimo amante.

Una variante più maligna sostiene, invece, che era cascata in malo modo dal secondo piano perché ubriaca dopo un’orgia notturna.

Comunque siano andati i fatti, fu raccolta e accudita da un profumiere, un certo Warren, e morirà nella sua casa nove settimane dopo il trauma; questa, almeno, è la versione ritenuta finora definitiva e ufficiale. 

 

Tuttavia, la realtà supera la fantasia e fa impallidire le ipotesi più disparate e inverosimili. La sua vicenda ebbe un risvolto completamente diverso da quanto finora riportato da molti storici e da qualche biografo contemporaneo.

Infatti, Pierre Mariel dà una nuova versione più complessa degli ultimi anni di vita della contessa de la Motte, citando integralmente quanto aveva scritto Gaston Lenôtre in un articolo apparso nel numero di agosto del 1953 della edizione francese del periodico Historia.

Quest’ultimo aveva affermato, in conformità a documenti originali di cui era venuto casualmente in possesso, che la contessa non era morta di ferite a Londra, come allora ritenuto, ma di vecchiaia in Crimea nel 1826.

 

La storia, in sintesi, è questa: scrive Lenôtre che, durante il Regno dello Zar Alessandro I, viveva da qualche tempo a San Pietroburgo una signora assai misteriosa di nome M.me de Gachet, che diceva di venire dalla Francia e di essere al corrente di tanti fatti di quella Corte.

Lo Zar volle allora conoscerla di persona e, incontratala nel 1812, la stessa le confessò la sua vera identità, di essere cioè la triste eroina dell’Affare della Collana della Regina.

Fu l’unica persona cui si confidò; da allora la donna partì verso la Crimea stabilendosi definitivamente a Stara-Kim, oggi Stary-Kirm.

Qui, nella primavera del 1826, presentendo di essere vicina alla morte, dopo aver distrutto tutte le carte e bruciati i documenti compromettenti in suo possesso, chiese che il suo corpo fosse seppellito con i vestiti che indossava al momento, senza essere spogliata.

Tuttavia, secondo le usanze locali, il cadavere, prima della sepoltura, doveva essere lavato, per cui le sue raccomandazioni non furono esaudite; fu allora che, all’atto della pulizia della salma, si notò sulla spalla e sul petto della poveretta il marchio a fuoco, a prova della reale identità con la contessa de la Motte.

Successiva conferma di questa versione viene dalle Memorie, pubblicate nel 1893, di Philippe Philippovitch Wiegel, il quale dal 1824 ricopriva l’incarico di Direttore della Cancelleria del conte Woronsov, Governatore Generale della Nuova Russia, di cui la Crimea faceva parte; questi riferisce che:

 

[…] si scoprì che questa persona altri non era che la contessa de la Motte, marchiata a fuoco e ben conosciuta per aver avuto un ruolo principale nello scandaloso Processo della Collana della Regina.

 

Essendo nata il 22 luglio del 1756, avrebbe avuto allora quasi 70 anni.

 

Questa è una delle tante novità, frutto di accurate ricerche sulla vita del conte di Cagliostro e sui personaggi che ne condivisero il destino, che l’autore porta a conoscenza del pubblico a dimostrazione che nella Storia nulla è definito, e tutto può essere rivisitato e corretto alla luce di documenti inediti basati su fonti attendibili.

 

Abstract del libro di Tommaso De Chirico: il conte di Cagliostro nel suo tempo, 2° volume della trilogia sul conte di Cagliostro, ED. Mnamon, Milano, 2014

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