La collana della Regina – 6a puntata – Maria Antonietta Regina di Francia

gruppo di famiglia

Luigi XVI e Maria Antonietta

Maria Antonia Giuseppa Giovanna d’Asburgo-Lorena[1], figlia dell’Imperatrice Maria Teresa d’Austria e di Francesco Stefano di Lorena, Delfina di Francia dal 19 aprile 1770, dopo aver sposato per procura Luigi Augusto, futuro Re di Francia con il nome di Luigi XVI, e poi Regina di Francia e di Navarra dal 10 maggio 1774 al 21 settembre 1792, non ebbe mai a Corte una vita assai facile.

Riuscì a inimicarsi sia la Nobiltà, costretta a vivere con lei a Versailles legata da un rigido protocollo cerimoniale[2], sia il suo stesso popolo, di cui ignorava bisogni e problemi.

Infatti, era chiamata, in modo palesemente dispregiativo, con l’epiteto di Autrichienne, che non vuol dire solamente Austriaca, ma è anche la fusione di due parole molto espressive: autruche=struzzo, per le piume con cui amava adornarsi la testa e gli abiti, e chienne=cagna, per i suoi presunti facili costumi.

In realtà, l’appellativo Autrichienne le fu posto per la prima volta da Madame Adelaide, figlia del Re Luigi XV, una delle tre Mesdames Tantes, zie del marito[3], il Delfino Louis Auguste, futuro Re con il nome di Luigi XVI di Borbone, nato il 23 agosto del 1754 e allora denominato Le Desiré, poiché la dinastia reale da tempo aspettava un erede.

Ebbene, il termine fu coniato proprio per esprimere il disappunto che una straniera, addirittura un’infida e odiata austriaca, figlia di Maria Teresa d‘Asburgo, l’Imperatrice d’Austria, Stato da sempre nemico dei francesi, potesse diventare Delfina e poi Regina di Francia.

 

Tuttavia, dopo aver analizzato attentamente la Letteratura, i biografi, tra i quali André Castelot, Antonia Fraser, Evelyne Lever, Roberto Gervaso ma soprattutto Stefan Zweig, non la descrivono in modo così negativo, così come riportato dalla Storia.

Infatti, tutti la ritengono una Regina mancata, sfortunata, ostacolata prima dalla Corte del Re Luigi XV e poi, una volta diventata Regina il 10 maggio del 1774 all’età di diciannove anni, da incomprensioni con il marito Luigi che tanto l’amava.

Viveva in un mondo a parte, isolata nella Reggia di Versailles e circondata solo da cortigiani e servitù, fuori da ogni contatto con il popolo, contagiata dal lusso e lusingata dalla frivolezza dei Nobili che frequentavano la Corte, Nobiltà fatta di persone invidiose, pettegole e ipocrite, pronte a cambiare rapidamente comportamento e opinioni secondo la convenienza più a loro favorevole.

L’esempio più illustre fu il cugino del Re, Filippo duca d’Orléans[4], noto durante la Rivoluzione con l’epiteto di Philippe Égalité, che la Regina disprezzava ritenendolo una persona falsa, infida e un traditore della Corona.

 

Anche la Modista preferita, M.me Marie Jeanne Rose Bertin[5], cosi si esprime:

          […] ho passato vent’anni della mia vita vicino a lei e l’ho sempre vista come la bontà in persona.

ritratto in prigione

Maria Antonetta prigionera alla Conciergerie nel ritratto eseguito dalla Marchesa di Bréhan

Seppe però, da grande Regina, affrontare gli eventi della Rivoluzione; pur addolorata per i propri figli e per il marito, che dignitosamente affronterà l’esecuzione la mattina del 21 gennaio del 1793, iniziò, purtroppo tardivamente, a interessarsi al suo popolo manifestando un’insolita affabilità verso i carcerieri.

Anche lei, precocemente invecchiata[6], seppe affrontare con estrema dignità il Tribunale, che la condannò, e il boia Henry Sanson, che le tagliò la testa il 16 ottobre 1793.

Pagò di persona in nome di tutta la Storia dei Re di Francia, e non tanto per errori suoi, ma soprattutto per le colpe compiute dai Regnanti suoi predecessori; seppe comunque, negli ultimi momenti della sua vita, riscattare con orgoglio l’immagine della Monarchia Francese, che dell’Assolutismo aveva fatto una regola, seguendo l’esempio del marito, il Re Luigi XVI, soprannominato con disprezzo dai Rivoluzionari Le Dernier poco prima di morire, il quale, pur debole, inetto e succube della moglie, mostrerà, prima di essere ghigliottinato, una dignità pari a un’onestà e a una dedizione al suo Paese fino allora non giustamente comprese.

 

Anch’io credo, come tanti, che la sua figura debba essere degna di rivalutazione.

Non le giovò, certo, il fatto di essere figlia di Maria Teresa, Imperatrice di una Nazione in eterna competizione con la Francia, erede della tradizione Asburgica che tendeva alla dominazione in Europa; non le giovò, ancora, il fatto di essere stata educata per essere Regina nell’Ancien Régime.

In ogni caso, con fierezza seppe affrontare il patibolo come una grande donna, meglio, come una nobile Sovrana.

 

Straziante per sincerità, lucidità, magnanimità e grandezza di animo é la sua ultima lettera, detta il Testamento, indirizzata alla cognata M.me Elisabetta, sorella del Re Luigi XVI, sua giovane, affettuosa, sensibile e sfortunata compagna di prigionia.

Questa lettera, purtroppo, non arriverà mai alla destinataria; consegnata a Robespierre, costui la trattenne con sé, e oggi rappresenta solo un documento ufficiale conservato negli Archivi di Francia.

 

Le sue spoglie, prima buttate in una fossa comune alla Madeleine, furono poi identificate, raccolte il 18 gennaio 1815 e inumate, con quelle del marito Luigi, nell’abbazia di Saint-Denis, dove si trovano tuttora.

 

Il 17 luglio 2008 la Francia, nella figura del Ministro degli Affari Esteri ed Europei Bernard Kouchner, ha fatto pubblica ammenda all’Austria.

 

Anche la filmografia, sia quella più datata del 1938 con Norma Shearer e Tyron Power tratta dal libro di Stefan Zweig[7] sia quella recente di Sofia Coppola del 2006, riporta la tesi di una Regina infelice, che mancò il suo dovere per leggerezza o frivolezza, ma non per arroganza.

Oggi la sua immagine è diventata un’icona oggetto di culto.


[1] (Vienna, 2 novembre 1755; Parigi, 16 ottobre 1793).

[2] Che la stessa Imperatrice Madre, Maria Teresa d’Asburgo, disprezzava!

[3] In particolare, le zie erano: la già nominata Maria Adelaide, nata a Parigi il 23 marzo 1732 e morta a Trieste nel 1800; Vittoria Luisa Maria Teresa, nata a Parigi il giorno 11 maggio 1733 e deceduta nel 1799; e Sofia Filippa Elisabetta, nata a Parigi il 27 luglio 1737 e morta, dopo avere pronunciato i voti dell’Ordine delle Carmelitane, nel mese di dicembre del 1787.

[4] (Saint-Cloud, 13 aprile 1747; Parigi, 6 novembre 1793).

[5] (Abbeville, 2 luglio 1747; Épinay sur Seine, 22 settembre 1813).

[6] Aveva, allora, solo trentotto anni!

[7] L’opera storicamente più completa e più fedele sul personaggio.

Abstracs dal libro di Tommaso De Chirico: il conte di Cagliostro nel suo tempo, 2° volume della trilogia sul conte di Cagliostro, Ed. Mnamon, Milano, 2014

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