La collana della Regina – 9a puntata – La Bastiglia

LA BASTIGLIA, Prigione di Stato di Parigi

coniugi cagliostroAlla contessa Serafina Feliciani, prigioniera alla Bastiglia dal 23 agosto 1785 al 26 marzo 1786 insieme al marito, il conte di Cagliostro, e accompagnata dalla domestica Françoise, fu applicato un trattamento di favore, quasi analogo a quello dei personaggi nobili, illustri e facoltosi ivi trattenuti in quel periodo[1].

Fu un’eccezione alla regola, poiché i Giudici del Tribunale del Parlamento, e lo stesso Re Luigi XVI, non ritennero mai validi i titoli di “conte di Cagliostro”[2] e di “contessa di Cagliostro”, da loro pubblicamente ostentati.

 

In realtà, il vero scopo del bon ton a lei concesso, e la ragione della prolungata presenza sua e della domestica nella prigione, erano motivati non tanto dalla necessità di compiere delle approfondite indagini circa le risibili accuse mosse nei suoi confronti da Jeanne de Saint Rémy-de Luz de Valois, moglie del conte Louis de la Motte, vera responsabile della trama nota come Affare della Collana della Regina, quanto dalla necessità di far avere alla Polizia di Parigi disponibilità illimitata di azione e incontrollata di accesso all’appartamento che abitavano in via Saint Claude n. 30.

Obiettivo del sopralluogo in quella casa? Nessuno in particolare, salvo un “generico controllodi Polizia. Di fatto, nulla, dopo prolungate indagini, fu trovato a suo carico circa l’Affare, e nulla, ma proprio nulla, che giustificasse la presenza in quella sede di un certo Giuseppe Balsamo di Palermo, già noto sin dal 1773 al Commissario Louis Philippe Fontaine dello Châtelet della capitale a seguito di una sua denuncia di adulterio nei confronti della moglie Lorenza Feliciani. Ciò a dimostrazione, come detto in altra occasione dallo stesso conte di Cagliostro[3], che anche la Polizia di Parigi, assai addestrata, pignola e competente, non poté mai confermare l’identità dei due personaggi.

Questa casa, allora, fu devastata di tutto, mobili e infissi compresi, e il conte derubato di soldi, di manoscritti e di documenti preziosi.

Probabilmente la Polizia cercava testimonianze particolari, che evidentemente non furono mai trovate, visto il risultato favorevole della Sentenza.

Per questo motivo, dopo il Processo, il conte di Cagliostro fece causa al Commissario Chesnon figlio e al Governatore della Bastiglia, proprio per avere un giusto indennizzo[4], poiché gli stessi non vollero apporre[5] i sigilli all’appartamento, né furono in grado di tenere a bada sia i loro funzionari sia i curiosi che lo poi depredarono di tutto.

Comunque, la contessa alla Bastiglia era in rapporti così discreti con il Governatore, il marchese Bernard René Jordan de Launay, da ottenere il permesso di muoversi liberamente anche al di fuori della propria cella[6].

Questo è quanto scrisse de Launay in una lettera d’informazioni sul suo stato di salute, richiestagli dal Luogotenente di Polizia de Sartine:

       […] Questa signora non è ammalata, passeggia tutti i giorni.

       Quindici giorni fa ha avuto una piccola storta al polso sinistro, ma ciò non l’impedisce di divertirsi e di passeggiare.    Chesnon il mattino ha cercato il medico del Castello, che non   ha trovato. Gli ha scritto comunicandogli di presentarsi; vi farò giungere il rapporto. Al presente essa è sulle torri.  

Infatti, passeggiare sulla piattaforma di una delle otto torri della Bastille Saint-Antoine, detta semplicemente la Bastiglia, era un privilegio che solo a pochi il Governatore poteva concedere.

Di solito i condannati avevano unicamente il diritto di fare cento passi in uno dei due cortili interni, nominati des Puits e du Coin, chiusi alla vista esterna.

 

la bastiglia, castello con torriLe torri avevano un nome derivato spesso dal prigioniero più illustre lì detenuto, oppure avevano un significato ironico o di funzione.

In quest’ordine sono riportate in un libro dell’epoca[7]: la Tour du Puits, la Tour de la Liberté[8], la Tour de la Bertaudiere e la Tour de la Basinière[9], la Tour de la Comté, la Tour du Trésor[10], la Tour de la Chapelle e la Tour du Coin.

Di quella du Trésor sono visibili ancora oggi alcuni resti sistemati nelle zone adiacenti e presso la vicina stazione della Métro.

I locali erano angusti, umidi e mal illuminati, e le celle erano separate da numerose porte con serrature che si aprivano in senso inverso alternato.

Esistevano anche delle grandi cucine adibite a servire sia il personale della guarnigione sia gli ospiti che potevano permettersi di pagare in proprio i pasti e il personale della cucina.

Com’è noto, la Bastiglia, edificata verso la fine del XIV secolo dal Re Carlo V in piena Parigi sulle fondamenta di un’antica fortezza medievale costruita tra il 1369 e il 1383 alla porta Saint-Antoine, da Hugues Aubrinot, inizialmente adibita a scopo militare per la difesa del settore est della città, e talvolta utilizzata anche per grandi feste di Corte, assurse a simbolo del Potere Assoluto solo nel XVII secolo, quando il Cardinale Richelieu era primo Ministro del Re Luigi XIII.

D’allora diventò una dura Prigione di Stato, dove il Re poteva rinchiudere chiunque con una semplice lettre-de-cachet, ossia senza motivazione né giustificazione alcuna[11].

 

Molti furono i prigionieri illustri, iniziando dal suo edificatore nel 1381; anche il filosofo Voltaire[12] vi fu rinchiuso nel 1717.

Taluni addirittura furono alloggiati, a pagamento, in appartamenti più ampi in cui potevano avere molti vantaggi e comodità; al Cardinale di Rohan fu riservato un trattamento simile.

Infatti, per i nobili reclusi la detenzione era resa più tollerabile dalla possibilità di portare con sé mobili di arredamento, personale di servizio e cuochi.

Spesso si potevano anche intrattenere con ospiti, con il permesso del Governatore, vestiti elegantemente e mantenendo tutti i loro agi, come se fossero nei propri palazzi.

 

Alta più di venti metri, come una casa di circa dieci piani, di pianta rettangolare di sessantasei metri per trentaquattro, con le otto massicce torri disposte a intervalli, quattro per ogni lato e una di fronte all’altra, era isolata dal contesto della città in quanto circondata da un fossato alimentato dalle acque della Senna, e vi si accedeva tramite un ponte levatoio.

Pertanto non era molto grande ma comunque temibile nella sua imponenza, e soprattutto per la fama sinistra.

 

assalto al castelloFu assaltata dalla folla inferocita che il 14 luglio 1789 uccise, e decapitò, alcune delle trentadue Guardie Svizzere poste a difesa, tra le quali c’era anche il Governatore Jordan de Launay, la cui testa fu portata in trionfo per le vie di Parigi infilzata su una picca, a dimostrazione che il Popolo non aveva più paura del potere della Monarchia, ed era più forte del Regime e dei rappresentanti posti a sua difesa.

Tuttavia, già nel 1784 il Re Luigi XVI aveva deciso di demolirla proprio per gli elevati costi di gestione[13] e per la sua inutilità[14].

In effetti, nel luglio del 1789 erano presenti solo sette prigionieri: quattro ignoti falsari, un aristocratico incarcerato per volontà dei familiari perché affetto da problemi mentali, il conte di Solanges accusato d’incesto, e un presunto complice di Robert François Damien, il personaggio che, dopo aver attentato il 5 gennaio 1757 alla vita del Re Luigi XV, sarà orribilmente giustiziato il 28 marzo dello stesso anno in un pubblico supplizio che ebbe come testimone anche l’avventuriero Giacomo Casanova.

Non molto tempo prima vi era stato imprigionato il marchese de Sade.

Ironia della sorte; nel 1786, quando furono imprigionati i protagonisti dell’Affare della Collana della Regina, la Bastiglia faceva ancora paura, e, tuttavia, qualche anno prima lo stesso Re voleva addirittura abbatterla!

Ci penserà il Popolo Francese, e sarà una svolta storica.

 

Fu incaricato dello smantellamento Pierre François Palloy, un imprenditore edile il quale fece un ottimo affare; in circa sei mesi la rase completamente al suolo e tutto il materiale, smontato pezzo dopo pezzo, trave dopo trave, chiodo dopo chiodo, fu riciclato come oggetto di recupero per altri edifici.

Parte dello stesso fu impiegata per costruire il Ponte de la Concorde, e parte di quanto rimasto fu venduta a caro prezzo come souvenir.

Così avvenne anche per le rovine della Torre del Tempio, che sarà abbattuta per ordine di Napoleone I nel 1808.

Ieri come oggi, i simboli del potere di un tempo diventano solo oggetto di curiosità e di collezionismo.

E’ noto a tutti il recente destino dei mattoni del Muro di Berlino, demolito dal 9 novembre del 1989.

 

Questa, invece, è la reale cronaca della caduta della Bastiglia, così come descritta dai contemporanei.

La mattina del 14 luglio 1789 un gruppo di parigini insorti aveva necessità di recuperare fucili e polvere da sparo.

I primi, circa ventottomila, li trovarono all’Hôtel des Invalides, mentre si decise di prendere la polvere da sparo proprio alla Bastiglia.

Qui trovarono a difenderla trentadue Guardie Svizzere e alcune decine di Invalidi guidati dal Governatore Bernard René Jordan de Launay; a questo punto ci fu una serie di equivoci che portarono al tragico epilogo che tutti ormai ben conosciamo.

Ordini mal dati da parte di de Launay, che voleva trattare la resa data l’impossibilità di difendere la prigione, o mal capiti da parte da Luigi de Flue, capitano delle Guardie Svizzere, per difficoltà linguistiche o per altre cause, condussero alla violenta occupazione della Fortezza.

I pochi soldati rimasti vivi, tra cui lo stesso de Launay, furono condotti come prigionieri al Municipio, ma, a metà strada, la folla, eccitata dalla vittoria, confusa e senza direttive, linciò e decapitò il Governatore della Bastiglia.

Era il capro espiatorio di un simbolo del Potere Assoluto.

Per quanto i prigionieri liberati dalla Bastiglia fossero solo sette, di cui quattro imprigionati solo per truffa, le descrizioni delle torture che lì erano praticate, cui contribuirono anche le violente parole del Marchese de Sade, che vi era stato trattenuto fino a pochi giorni prima, infiammarono ulteriormente l’animo dei rivoluzionari.

La Storia ci ha consegnato varie versioni sull’andamento degli eventi; in ogni caso, questo episodio rappresenta un momento drammatico e decisivo per la Rivoluzione Francese.

Secondo una versione, gli occupanti della Fortezza inizialmente non avevano intenzione di sparare sulla folla, anzi ne facilitarono l’accesso proprio per trattare la resa, ma poco dopo, presi dalla paura e privi di direttive, oppure a seguito di ordini contradditori, furono costretti a respingere con la forza i rivoltosi.

Di qui la reazione violenta dei cittadini inferociti[15].

Sembra invece, secondo un’altra versione, che de Launay, dopo aver fatto entrare un gruppo di rivoluzionari all’interno della Fortezza con l’inganno, forse per temporeggiare fingendo di parlare di resa con loro, o forse per dimostrare la propria superiorità di mezzi, giacché possedeva cannoni e armi a volontà, chiuse il ponte levatoio e li fece trucidare.

Al che, quelli rimasti fuori, avvertiti dagli spari e spaventati dalle urla, abbatterono tutte le porte ed entrarono con la forza.

Il Governatore fece fatica a spiegare il suo comportamento, e cercò anche di giustificarsi, ma non servì a nulla.

Ci fu un massacro, ma non tutte le Guardie Svizzere furono uccise. Alla fine, poi, gli insorti trovarono l’arsenale privo delle polveri che cercavano.

 

In realtà, quello che inizialmente era uno scopo alla fine diventerà un pretesto, meglio ancora, un preludio; il successo di questo episodio violento, infatti, infiammerà e condizionerà tutta la Rivoluzione Francese.

La data del 14 luglio comunque simboleggia per i Francesi l’inizio della Libertà, e giustamente viene celebrata come un grande Evento Nazionale.

La Bastiglia, poi, una volta rasa al suolo, diventerà un giardino pubblico, proprio come predetto da Cagliostro.

Parte del materiale della demolizione sarà utilizzata per la costruzione del Ponte della Concordia, mentre quanto resta della Torre della Libertà, e altro ancora, fa bella mostra di sé nei dintorni dell’area, oggi Place de la Bastille.


[1] Erano, soprattutto, il Cardinale Principe Éduard di Rohan-Guéménée, lì imprigionato come principale responsabile dell’Affare della Collana, e il conte di Solanges, accusato d’incesto.

[2] Infatti, nei Verbali originali del Processo, ora presenti negli Archives Nationalesde Paris, il titolo che precede la sua firma: le comte de Cagliostro, appare spesso cancellato da mano decisa e rabbiosa.

[3] Precisamente nella Lettera al Popolo Inglese, pubblicata nel settembre del 1786, a qualche mese di distanza dalla sua piena assoluzione al Processo (la Sentenza fu emessa il 31 maggio 1786) e dalla successiva immediata scarcerazione dalla Bastiglia.

[4]Da devolvere a favore delle vittime della Bastiglia; così promise il conte nella Lettera al Popolo Francese del 20 giugno 1786 e nella Mémoire contre M. le Commissaire Chesnon fils et M. de Launay del 1786.

[5] Oppure si “dimenticarono”, o non controllarono a sufficienza la sicurezza dell’appartamento.

[6] Così, addirittura, si espresse la contessa nei suoi confronti: […] non ho che da fargli delle lodi.

[7]Les Rémarques historiques sur la Bastille, Londra, 1789.

Da questo libro sono stati tratti i particolari qui descritti.

[8] Perché da qui non si usciva mai.

[9] Dal nome dei reclusi più famosi.

[10] Perché vi era stato custodito un tesoro.

[11] Letteralmente: lettera chiusa con sigillo reale.

[12] (Parigi, 21 novembre 1694; Parigi, il 30 maggio 1778)
François Marie Arouet, autonominatosi Voltaire con uno strano e complesso anagramma del cognome arrotondato in Arovetl, studioso eclettico, fu un libero pensatore, ma soprattutto pregevole storico, saggista, filosofo e scrittore, oltre che collaboratore dell’Encyclopédie.
Richiesto da molte Corti, viaggiò a lungo in Europa, diffondendo ovunque le sue idee liberali.
Oggi viene ricordato per il suo spirito illuminista, ispirato a uno stretto laicismo e condito da arguto cinismo e da un razionalismo scettico.
Le sue idee furono fonte d’ispirazione per molti scrittori, politici e intellettuali del XVIII e del XIX secolo.  

[13] Da poco tempo, infatti, era iniziata la costruzione di nuove cucine e di tutti i servizi più idonei a un maggior conforto per la guarnigione.

[14] Pochi erano i personaggi che in questo periodo erano detenuti, e tutti avevano scarsa rilevanza politica o giuridica.

[15] Vedi quanto scrive Pierre Gaxotte alla pagina 128 del suo libro: La Rivoluzione Francese, Ed. Mondadori, Milano, 1989.

Abstracs dal libro di Tommaso De Chirico: Il Conte di Cagliostro nel suo tempo, 2° volume della trilogia sul conte di Cagliostro, Ed. Mnamon, Milano, 2014.

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