La collana della Regina – Introduzione

Documenti inediti e commento sul ruolo del conte di Cagliostro

 

La Festa dell’Assunta dell’anno 1785 non fu una ricorrenza felice per il Cardinale Louis René Edouard de Rohan-Guéméné; arrestato dalle Guardie del Re Luigi XVI subito dopo aver celebrato la Santa Messa nella Reggia di Versailles, con ancora addosso i paramenti sacri, una volta destituito da ogni titolo ufficiale, fu trasferito immediatamente in una cella della Bastiglia.

Inizierà così un calvario[1] che terminerà con la Sentenza del 31 maggio 1786; dopo essere stato assolto dall’accusa di truffa nei confronti di Sua Maestà, la Regina Maria Antonietta, sarà esiliato[2] nell’Abbazia di la Chaise-Dieu, dove era Abate Commendatario.

Inizia così, in quel lunedì funesto, la parte “pubblica”[3] del famoso Affare della Collana della Regina.

Fiumi d’inchiostro, d’allora in poi, furono versati.

Qualcuno parlò di questo evento come l’inizio della caduta della Monarchia e il preludio della Rivoluzione francese[4].

La letteratura è vastissima sull’argomento, che appassionò a lungo l’opinione pubblica francese ed europea.

Avremo modo di conoscere in dettaglio vicende, ruolo e destino di tutti i personaggi coinvolti; tra questi, il più famoso è stato indubbiamente Alessandro, conte di Cagliostro[5], il quale visse in quell’occasione il momento più fulgido, e, per certi versi, più noto, della sua avventurosa carriera pubblica.

Ingiustamente accusato di truffa nei confronti della Regina e di cospirazione contro la Corona di Francia, insieme al Cardinale de Rohan e alla contessa Jeanne de Saint-Rémy de la Motte-Valois, vera ispiratrice ed esecutrice del raggiro ordito verso il Cardinale utilizzando firme palesemente false della Regina Maria Antonietta, il conte di Cagliostro, dopo una detenzione alla Bastiglia durata più di nove mesi, e dopo un’appassionata difesa durante la quale pronunciò a Parigi, la sera del 31 maggio 1786, il famoso discorso che inizia con queste parole:

Io non sono di nessuna epoca né di alcun luogo,

e continua con l’affermazione:

Io sono un Nobile Viandante,

 

e si conclude con la frase:

Io sono Cagliostro[6],

Fu totalmente prosciolto da ogni accusa, dichiarata così infondata, e ricuperò in pieno tutto il suo onore, tanto che una folla festosa gli impedì a lungo il suo ritorno nella casa di rue Saint Claude n. 30 per abbracciare l’amata moglie Serafina.

 

Tuttavia, una parte della letteratura non gli ha ancora reso giustizia di fronte alla Storia.

Varia la cronaca dei fatti, e tanti i giudizi e i commenti su tale Affare, fra i quali emerge quello espresso da Funk Brentano nel suo libro del 1901: l’Affaire du Collier d’après des nouveaux documents.

copertina biancaAl presente, citerò, solo per curiosità, un’inedita variante tratta dal libro del 1910 di Louis Dasté: Marie-Antoinette et le complot maçonnique, perché la versione offerta in queste pagine è assai suggestiva ma poco realistica e, come vedremo, del tutto di parte, in quanto ispirata ai più radicati, ciechi e irrazionali principi antimassonici, di stampo nazionalista e filo-clericale. Inoltre, perché attribuisce al conte di Cagliostro un ruolo del tutto inventato, privo di qualunque fondamento storico, e basato su ipotesi fantastiche elaborate solo per compiacere una ristretta cerchia di lettori[7].

Che cosa dice, infatti, l’Autore?

Egli afferma, citando dati bibliografici dell’epoca, che l’Affare della Collana della Regina fu una macchinazione architettata dalla Massoneria, in particolare dal ramo della Stretta Osservanza[8] per annientare tutte le Monarchie, iniziando da quella corrotta di Francia, e per punire la Religione Cattolica Cristiana, nella persona del Papa, allo scopo di vendicare la morte violenta del Gran Maestro dell’Ordine dei Templari Jacques de Molay[9].

Si badi bene; Dasté allude, non ai massoni eredi della libera, atea e non confessionale cultura alimentata dai principi ispiratori dell’Illuminismo e della Enciclopedia, bensì ai “giudei” che avrebbero assunto un ruolo dominante nella Massoneria[10].

Costoro sono qui, sul banco degli accusati, proprio per quest’assurda teoria, basata più su un’irrazionale mania di persecuzione piuttosto che sulla realtà; infatti, secondo l’Autore, il pensiero massonico sarebbe stato elaborato miscelando a caso i precetti del Talmud[11] e i principi della Kabbala[12] con il misticismo dei Rosa-Croce[13].

Nato dalle ceneri del Tempio di Salomone[14], simbolo di antico esoterismo, il risultato di tale dottrina, dunque, sarebbe stato assunto come base ideologica per la costruzione della prima Gran Loggia del Tempio Massonico[15] attraverso l’unione dell’Occultismo ebraico e del pensiero rosacrociano con le Costituzioni di Anderson del 1723[16].

In conformità a questo principio, la Massoneria sarebbe tutta in mano ai “giudei”, e, di conseguenza, il potere occulto massonico avrebbe un’impronta completamente “giudea”![17]

Questo improbabile complotto, ordito nelle alte Logge Massoniche, avrebbe coinvolto[18] il conte di Cagliostro[19], la cui figura era ritenuta di grande prestigio nella Massoneria, assegnandogli il compito di convincere il Cardinale de Rohan ad accettare le proposte della contessa Jeanne de La Motte-Valois per l’acquisto della famosa collana, fatto che avrebbe gettato nel più assoluto discredito la Regina di Francia, e trascinato nel fango con lei la Monarchia fino alla sua ingloriosa fine, vero scopo di questa “Massoneria deviata”.

 

Perché il conte di Cagliostro?

Perché – così si credeva, in modo del tutto pregiudiziale e arbitrario – il conte era al corrente dei progetti degli Illuminati di Baviera, di cui era capo indiscusso[20] perché era un ebreo portoghese[21]; perché era un eretico miscredente[22], che nei suoi riti esoterici, di dubbia origine e fama equivoca, utilizzava anche i numeri della Kabbala, addestrava al rituale della Idromanzia fanciulli e fanciulle vergini, detti pupilli e colombe, e accoglieva nella sua Loggia Egizia, a pari grado, donne e uomini di tutte le confessioni religiose[23], perché era pure ritenuto una spia al soldo dei Gesuiti[24]; e poi perché, naturalmente, aveva fama di mago, alchimista, esoterista ed ermeneuta, dimostrando così di possedere doti misteriose e soprannaturali atte alla persuasione occulta[25].

Insomma, era la persona giusta per iniziare un processo di disfacimento della Cristianità, della Chiesa Cattolica, delle Istituzioni monarchiche e della stabilità culturale, sociale ed economica dei paesi europei.

Un tal cumulo di menzogne fa parte di quei sistemi generatori di complotti[26] che avrebbero avuto come protagonisti, in tante fasi della Storia, ora i sionisti, poi i comunisti, in seguito gli zingari, e oggi tutti coloro che hanno differenti usi e costumi, cultura, etnia, religione e colore della pelle, che credono, pensano, si vestono e si comportano in modo diverso da noi.

Quest’opera è giustificabile solo, ed esclusivamente, con il fatto che fu scritta, e pubblicata, in Francia nell’era post-dreyfusiana[27], in un clima, cioè, di sospettosità e caccia alle streghe, il quale, alimentato da spirito nazionalistico antigermanico e antisemitico, caratterizzò, e preparò, l’entrata in guerra della Francia a fianco della Triplice Intesa nel primo conflitto mondiale del 1915-18[28].

Tra tutte le menzogne sul conte di Cagliostro, smentite sia in fase processuale a Parigi nel 1786, sia dai documenti dei contemporanei e dalle successive testimonianze, questa è la più assurda.

Anche se in vita e post mortem subì ogni calunnia, tale interpretazione del suo ruolo nella Storia rappresenta il culmine delle sciocchezze.

La sua intelligenza lungimirante, la tolleranza nei confronti di tutti i credi religiosi, l’accettazione nei suoi Riti sia delle conoscenze esoteriche dell’Antico Egitto sia quelle della Kabbala ebraica[29], furono interpretate non come una fonte di cultura universale e illuminata, ma come strumento per destabilizzare la Chiesa[30] e i regimi delle Monarchie cattoliche[31] utilizzando gli infiltrati massoni[32] nel tessuto della società civile.

Quanto poi alla sua appartenenza all’Associazione degli Illuminati di Baviera di Weishaupt, questa fu una vaga e surreale diceria, ripresa dai Giudici del Tribunale di Roma nel 1790 solo per giustificare, demonizzando la sua figura, l’affiliazione a quella Massoneria che voleva detronizzare Re e Papi, configurando in definitiva le accuse di “sovversione dello stato sociale” e di “eresia formale” .

Per quanto riguarda, infine, il fatto di essere ritenuto un emissario e una spia a favore dei Gesuiti, anche questa è fandonia messa in opera per screditare, agli occhi di quell’opinione pubblica che aveva assistito, nel 1773, alla soppressione della Compagnia di Gesù, perché scomoda alla Curia di Roma, la sua limpida e luminosa figura[33].

 

Queste brevi note completano il mio commento sull’Affare della Collana della Regina, esposto negli articoli aventi come tema i fatti e i personaggi, con ruolo e destino di tutti i suoi protagonisti, vuoi maggiori vuoi minori, della vicenda.

Tra tutti spicca il conte di Cagliostro, assolutamente innocente e completamente riabilitato dalla Corte giudicante del Tribunale del Parlamento di Parigi (la Grande Chambre e la Tournelle) e dal popolo francese, sul quale poi, purtroppo, incomberà il Decreto Reale, promulgato da Luigi XVI il 2 giugno, che gli ingiunge:

l’espulsione perenne da Parigi entro 24 ore e dal Regno entro 3 settimane, pena l’arresto definitivo.

Animo irrequieto[34], per nulla intimorito dagli eventi, il conte si recò laddove la sua presenza era ancora utile e gradita[35].

Purtroppo, la decisione di andare a Roma, nel 1789, gli sarà fatale.

Ma questa è un’altra storia….

 

Tommaso De Chirico

 

Testo liberamente tratto dalla mia trilogia sul conte di Cagliostro, libri pubblicati nelle Edizioni Mnamon, Milano, 2014

Note

[1] In realtà, non tanto gravoso per lui.

[2] Ma non per molto tempo.

[3] Quella “privata”, con trame, raggiri e pettegolezzi, è ben documentata sia nel Atti ufficiali del Processo presenti negli Archivi Nazionali di Parigi, che raccolgono i verbali degli interrogatori degli imputati e dei testimoni e il dibattito processuale, sia nei Memoriali a difesa (i Mémoires pour…) , stampati a proprie spese dagli interessati.

[4] Tra questi, Napoleone I, lo scrittore e diplomatico Honoré Gabriel Riqueti conte de Mirabeau, e il poeta Wolfgang Goethe.

[5] Questo titolo nobiliare non fu mai riconosciuto dal Re e dal Tribunale del Parlamento, cui fu demandato il giudizio. Nei verbali del Processo, una mano “ignota” ha cancellato la parola conte con un rabbioso tratto di penna.

[6] Il testo integrale, nella sua versione originale italiana e nella traduzione in francese, si trova alla pagin 401 del Primo volume della mia trilogia sul conte di Cagliostro, ed. Mnamon, Milano, 2014.

[7] Il nostro accurato compito di ricerca della verità sul conte di Cagliostro non può prescindere dalla consultazione anche della letteratura cosiddetta “minore”.

[8] Si tratta dell’Ordine degli Illuminati di Baviera, fondato l’1 maggio 1776 dal filosofo tedesco Johann Adam Wieshaupt (Ingolstadt, 6 febbraio 1748; Gotha,18 novembre 1830).

[9] Questa avvenne il 18 marzo 1314 per ordine del Re Filippo IV di Francia, detto il Bello, in combutta con il Papa Clemente V.

[10] Viene spontanea una domanda: cosa c’entra il Giudaismo con le lotte in seno alla Chiesa Cattolica, tipo quella contro l’Ordine dei Cavalieri del Tempio nel quattordicesimo secolo, per non parlare anche della successiva repressione degli “eretici”, come i Catari, gli Albigesi e altri movimenti analoghi, della Riforma luterana causa di Scisma protestantesimo nel 1500, e della soppressione della Compagnia di Gesù, attuata nella seconda metà del XVIII secolo? Ideologie e fatti che nulla hanno a che vedere con l’Ebraismo, religione sempre tenuta a margine della società dalla Chiesa e dagli Stati Cattolici. Gli ebrei erano tollerati, e sfruttati, solo perché erano validi mercanti e avidi banchieri, e nessuna delle parti aveva interesse alla loro stretta ghettizzazione, poiché questa avrebbe comportato grossi ostacoli finanziari per nobili e regnanti, e difficoltà di guadagno, a interessi da usura, per gli ebrei. Le due confessioni religiose, allora, si confrontavano alla pari senza entrare in merito alle rispettive convinzioni e al cerimoniale, e si sopportavano in pace. Non si capisce perché questo tacito accordo sarebbe stato ripudiato nel XVIII secolo dai “massoni giudei”. Finita la tregua?

[11] Testo sacro degli ebrei.

[12] Insegnamenti esoterici dell’ebraismo rabbinico.

[13] Vedi alla pagina 60 del libro di L. Dasté.

[14] Monumento sacro agli ebrei, Trono di Dio e Custode dell’Arca della Alleanza, il Tempio fu distrutto dai soldati romani dell’Imperatore Tito nell’anno 70 d. C., data ufficiale della diaspora del popolo ebraico.

Divenne la primitiva sede dell’Ordine dei Templari per volontà del Re cristiano Baldovino II durante la Prima Crociata; l’Ordine fu fondato ufficialmente a Gerusalemme nell’anno 1118 dal Cavaliere francese Hugues de Payns.

[15] Loggia creata a Londra nel 1717 dalla fusione delle Corporazioni dei Maestri Operai, detti Liberi Muratori, con i rappresentanti dei Rosa-Croce, eredi del pensiero mistico medievale.

[16] La Massoneria, detta anche Arte Reale, fondata a Londra il 24 giugno 1717, ebbe i fondamenti costitutivi il 17 gennaio 1723 per opera del prete presbiteriano scozzese James Anderson.

[17] In realtà, la culla del pensiero massonico è proprio il Movimento, di natura principalmente laica, dei Rosa-Croce, erede del misticismo medievale. Tra i maggiori rappresentati italiani, oltre a Tommaso Campanella e Giordano Bruno, alcuni autori annoverano anche Dante Alighieri; tuttavia, si fa risalire alla mitica figura di Christian Rosenkreuz la prima formulazione, nel quindicesimo secolo, dei suoi principi fondamentali.

[18] Sempre secondo questa visionaria versione.

[19] Il conte fu iscritto ufficialmente alla Massoneria, nei quattro gradi del Rito Scozzese, a Londra il giorno 12 aprile del 1777, titoli poi confermati dalla Grande Loggia di Londra con regolare brevetto.

[20] Questa era anche la convinzione, sicuramente errata, del Tribunale della Santa Inquisizione Romana che processò il conte nel 1790.

[21] Infatti, mentre il titolo di ebreo, qui, è dispregiativo, i contemporanei, poiché il suo gergo non assomigliava a nessun idioma italico, gli attribuivano un’altra nazionalità; di conseguenza, anche per questo motivo non poteva essere – come ho sempre affermato – il “cattolico palermitano” di nome Giuseppe Balsamo che parlava sì in dialetto, ma si faceva capire da tutti, anche da Casanova che ben conosceva la lingua italiana! Inoltre, durante l’accorata difesa presso il Tribunale, il conte di Cagliostro – secondo le cronache dell’epoca – si espresse: […] con un dialetto in cui tutte le lingue s’incrociavano: il latino, l’italiano, il greco, l’arabo, e altri linguaggi ancora che non sono mai esistiti. Giuseppe Balsamo era così colto? Che poi il conte fosse un portoghese (pertanto, non un siciliano) allora in molti ne erano convinti. Le fonti a proposito non mancano.

[22] Questa fu la sua principale accusa al Processo di Roma del 1790 presso il Tribunale del Sant’Uffizio di Roma.

[23] Erano gli ebrei, i mussulmani, i luterani, i calvinisti e gli appartenenti a tutte le altre religioni diverse da quella cattolica romana, oltre, naturalmente, i cristiani credenti nei principi e professanti i rituali di Santa Madre Chiesa.

[24] Vedi il Primo volume della mia trilogia sul conte di Cagliostro, ed. Mnamon, Milano, 2014.

[25]Armi assai pericolose nelle mani del nemico, che tutto può utilizzare, anche i mezzi più inquietanti, per destabilizzare l’avversario al fine di giustificare il raggiungimento dei propri scopi!

[26] Tanto graditi ai regimi traballanti, bisognosi di credito presso il popolo!

[27] L’Affare Dreyfus, dal nome dell’ufficiale di artiglieria addetto allo Stato Maggiore francese, Alfred Dreyfus, ingiustamente accusato di spionaggio a favore della Germania, soprattutto perché era un ebreo alsaziano, e pertanto filo-teutonico e anti-patriottico, poi processato, degradato con disonore, condannato ai lavori forzati nel bagno penale dell’isola del Diavolo nella colonia francese della Guyana, e infine, una volta ritenuto innocente dopo revisione del processo, graziato e riabilitato con tutti gli onori del suo grado militare, appassionò le vicende della Terza Repubblica in Francia e divise l’opinione pubblica, tra cui spiccano illustri politici e scrittori, sul tema dell’antisemitismo, allora assai sentito in quella Nazione nel periodo della Belle Époque.

[28] Lo stesso Louis Dasté fa delle analogie tra l’Affare della Collana della Regina e il caso Dreyfuss.

[29] In sostanza, le sue vision e mission.

[30] Il potere spirituale e temporale dello Stato del Vaticano.

[31] Francia e Austria, in primis.

[32] Anticlericali, per convinzione, e, per giunta, “giudei”!

[33] Vedi alla pagina 227 del Secondo volume della mia trilogia il commento sulla controversia riguardante la Compagnia di Gesù.

[34] Lui stesso si definì un Nobile Viaggiatore.

[35] Londra, Belgio, Germania, Svizzera, Trento e Rovereto.
 

I prossimi articoli di questa storia “a puntate” saranno nell’ordine:

  1. La casa di Parigi
  2. Affare della collana: riflessioni
  3. Il destino dei personaggi minori
  4. Il principe di Rohan
  5. La contessa de la Motte
  6. La Regina Maria Antonietta
  7. Fersen
  8. Vigée le Brun
  9. La Bastiglia
  10. Lettere di Cagliostro alla moglie Serafina Feliciani dalla Bastiglia
  11. Discorso di Cagliostro
  12. Cardinali e Papi dell’epoca
  13. Thévenau de Morande

I libri su Cagliostro sono e-book su mnamon.it e librerie online, cartacei su Amazon.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *