La confraternita dei Rosa-Croce tra esoterismo e massoneria

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Per approfondire il meraviglioso mondo dell’Esoterismo, dell’Ermetismo e le conoscenze tramandate dai Rosa-Croce, è necessario rifarsi a una precisa letteratura.

Nella vasta Bibliografia della mia trilogia sul conte di Cagliostro, sono citati alcuni dei testi consultati da mio padre Raffaele, autore del primo volume, e da me accuratamente controllati; ritengo, tuttavia, il libro di Max Hendel: “Cosmogonia dei Rosa-Croce”, il più dettagliato a riguardo del Movimento dei Rosa-Croce.

Un nuovo contributo alla conoscenza del mondo e della natura del Movimento rosacrociano viene dal saggio del 2013 di Marcello Vicchio: “La confraternita dei dodici. Esoterismo e Massoneria nella Napoli del ‘700”, il quale attribuisce il merito della ri-nascita dello Spirito dei Rosa-Croce alla città di Napoli dove, durante il Rinascimento, si registra l’esistenza di una misteriosa Confraternita di Filosofi napoletani il cui numero di adepti era rigorosamente ristretto a dodici, denominata, appunto, la “Confraternita dei Dodici”.  Da qui, sia sulle basi di un vecchio culto pagano medio – orientale dedicato a Iside (che aveva trovato terreno fertile a Pozzuoli nel I secolo d.C.) sia sui principi del catarismo (che aveva nella città di Tolosa uno dei centri più attivi), e per merito dell’iniziativa di Johann Valentin Andreae e del pensiero ispirato di Tommaso Campanella e di Giordano Bruno, riprese nuova linfa quello che diventerà il Movimento universale dei Rosa-Croce.

A Napoli, in particolare, i Rosa-Croce posero le radici, e, con i loro principi, trasformarono radicalmente il pensiero massonico.

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