La teoria dei miasmi – 1. Commento ad Hahnemann

Tommaso De Chirico è autore di OmeopatiaAgopuntura e Omeopatia

I MIASMI DELLE MALATTIE CRONICHE di Tommaso De Chirico

  1. Commento alla dottrina omeopatica di Hahnemann

 

ritratto di hahnemannLa Teoria dei Miasmi, esposta da S. C. F. Hahnemann (Meissen, 10 aprile 1755 – Parigi, 2 luglio 1843) nel Trattato delle Malattie Croniche (1828), dopo le sue principali opere sull’Omeopatia (l’Organon dell’Arte del guarire – 1810, e la Materia Medica Pura – 1811), ha indubbiamente un grande fascino.

L’Autore, nella sua intuizione fertile, forse non immaginava che tale teoria, nuova per quel tempo, fosse addirittura vecchia quanto il mondo; tuttavia la sua esposizione dei concetti non poteva che essere consona al linguaggio del mondo contemporaneo.

Infatti, leggendo il Trattato delle Malattie Croniche. Loro causa e cura[1], pubblicato per la prima volta nel 1828 in 5 volumi a Dresda presso l’editore Arnold, non possiamo limitarci alla superficie, cioè ammettere che la causa della Psora (1° Miasma) sia il prolungato contatto con l’acaro della scabbia, quella della Sifilide (2° Miasma) il contagio con il Treponema Pallidum, e quella della Sicosi (3° Miasma) l’infezione blenorragica dovuta al batterio Neisseria Gonorrhoeae.

In parole povere, il concetto di contagio è un pretesto, poiché deve necessariamente preesistere una recettività; l’acaro, il Treponema e la Neisseria (e con essi tutti i parassiti, i funghi, i virus e i batteri) vengono dopo, e solo quando il terreno è predisposto a riceverli favorendone la simbiosi con l’organismo.

Hahnemann, che era un genio, non poteva comportarsi, e scrivere di conseguenza, da scienziato superficiale.

Doveva, purtroppo, essere sintetico nell’esposizione dei suoi principi e comprensibile nella descrizione, data la mentalità del suo tempo.

 

A questo punto, sorge spontanea una prima osservazione: perché mettere all’origine della Psora, come Miasma di base, una malattia della pelle, e all’origine della Sifilide e della Sicosi (manifestazioni reattive alla prima), le malattie veneree?

Questa è la possibile spiegazione.

La Psora, secondo le sue intenzioni, deve essere vista e toccata, deve deturpare l’individuo e isolarlo dalla società perche è brutta, perché il soggetto è contagiato e contagiante; è malato perché un morbo gli si è appiccicato addosso, e tutti devono osservarlo e rendersene conto.

Solo quando l’uomo si vergogna e reprime, o meglio, sopprime le sue manifestazioni con qualunque mezzo per bloccare l’evoluzione verso l’esterno, allora la malattia si approfondirà radicandosi.

E’ la vergogna di Adamo ed Eva che si coprono (prima erano nudi e non lo sapevano) dopo il Peccato Originale.

Così, la Psora è la mancanza di Fede in Giacobbe[2] che si riempie di pustole, e lui si vergogna, tanto che il suo pentimento lo farà guarire[3].

 

Pertanto, siamo alla presenza di una Legge naturale e biologica insita nella natura umana, e pertanto indipendente dagli agenti esterni: parassiti, batteri, funghi, virus o quant’altro.

La Psora è qualcosa di talmente profondo che impregna tutta l’umanità dall’origine della sua evoluzione; solo l’apparenza esterna (affezione cutanea[4]) ci può dare il vero significato e il valore quantitativo della carenza di equilibrio.

Distinguiamo, così, la Psora primaria, di base, da quella secondaria, che comprende la Psora soppressa (o rientrata; sono le affezioni interne a evoluzione cronica e recidivante), la Psora latente (che aspetta una causa scatenante: atmosferica, emotiva, batterica, ecc.) per manifestarsi, la Psora evidente (quando è in fase evolutiva, dichiarata e manifesta) e la Psora prorompente, il cui decorso è improvviso, imprevedibile, acuto, e violento.

Attenzione; non dobbiamo confondere la “malattia psorica” con tutte le sequele di eliminazione (o drenaggio), le quali rappresentano i fisiologici meccanismi di pulizia (e di autotutela) utili a neutralizzare e rimuovere le tossine, al fine di ricuperare il precedente equilibrio energetico, già compromesso.

Si tratta, in questo caso, di semplici e naturali sintomi esonerativi, espressione di purificazione, che caratterizzano lo sforzo con cui si difende la Dynamis, o Forza Vitale dell’organismo. Queste manifestazioni non devono essere confuse con uno stato di malattia, e, per questo, non devono essere soppresse con qualunque trattamento. “Wait and See”, “aspetta e osserva”, diceva il grande omeopata nordamericano J. T. Kent (Woodhull, 31 marzo 1849 – Stevensville, 5 giugno 1916).

1kentr200La vera Psora, invece, preesiste a tutte le malattie, le preforma, le condiziona, e le dirige nelle varie fasi evolutive.

In conclusione, la prima considerazione sulla Psora è questa: la Psora è uno stato di malattia latente e necessaria, cioè, biologicamente normale, poiché radicata nella normale evoluzione umana, e animale in generale.

Può essere il “Peccato Originale”, nel senso di stato di perenne disequilibrio fisiologico a priori, predeterminato e obbligatorio (è impossibile eliminarlo), e pertanto rispondente alle leggi di Natura; questo stato, partendo da un primitivo privilegio (il Paradiso Terrestre), dopo una situazione favorevole di “grazia” (il Perdono Divino), si trova ad affrontare, impreparato, ogni nuova avversità per potersi riscattare agli occhi di Dio. Non bastano il pentimento e il perdono; occorrono le “buone azioni”, da attuare all’infinito.

 

La seconda osservazione riguarda gli altri due Miasmi, Sifilide e Sicosi.

Non a caso Hahnemann ha descritto due affezioni veneree.

Perché?

Si parla di “contagio impuro”. Il contagio avviene per via sessuale.

Specifichiamo i termini: sesso è vitalità, è creatività intellettuale e biologica, pertanto è libido. Se ben coordinato è creativo, se mal finalizzato è distruttivo.

Non esiste morale se non nell’intenzione di chi esercita il sesso; è morale tutto ciò che è costruttivo e positivo, immorale tutto ciò che è fine a se stesso, pertanto improduttivo, non finalizzato a uno scopo, legato solo al gusto del “piacere”.

Nel XVIII secolo non si respirava aria sessuofobica, né l’educazione si basava sul concetto di pruderie (in questo secolo, quello di G. Casanova, tanto per intenderci, i “costumi” erano abbastanza disinvolti), e Hahnemann non era così superficiale nei giudizi o bacchettone riguardo l’etica corrente[5], né aveva una personalità introspettiva come quella di S. Freud, il quale spiegava tutto il comportamento umano in funzione della sessualità.

Hahnemann era un profondo conoscitore dell’animo umano e della storia delle civiltà politiche, sociali, filosofiche e religiose.

Grande importanza, nell’antichità, era stata data al sesso dalle grandi civiltà: indiana, persiana, cinese, greca, romana, ebraica, e araba. La fonte della vita era il sesso; tutto quanto veniva male espresso dal sesso (intenzioni ed effetti) era un contagio “impuro”, e pertanto passibile di malattie che poi venivano trasmesse, da persona a persona e da padre in figlio. Ecco dove nasce il concetto di Miasma, prima psorico, e poi sifilitico e sicotico.

L’espressione del sesso interpretava e modulava la libido, che è manifestazione della spinta costruttiva ed evolutiva della Dynamis.

Anche in questo caso, il Miasma psorico preesiste e genera le sue reazioni: una distruttiva, come l’evoluzione sifilitica (caratterizzata da ulcerazioni), e l’altra costruttiva, come il decorso della blenoraggia (caratterizzata da proliferazioni, quali tumori, verruche e condilomi).

E’, però, necessario uscire da questa dimensione organicista.

 

Hahanemann doveva purtroppo esprimersi con i termini del suo tempo fino alla prolissità, con parole chiare a tutti e con simbolismi ben comprensibili a ogni livello culturale; però, non poteva neanche contraddirsi, prima negando il ruolo dell’agente esterno infettante (anche lui, nato molto prima di L. Pasteur, ripeteva: “il terreno è tutto, i batteri vengono dopo”), e poi riaffermarlo come causa unica dei Miasmi.

In definitiva, la Sifilide e la Sicosi sono già dentro all’organismo, con cui convivono; sono due espressioni distinte della Psora, due modalità evolutive, di carattere opposto, della risposta psorica agli agenti esterni o interni.

Preesistono e convivono nell’organismo in uno stato di potenzialità latente, sempre pronta a esplodere all’esterno e a rendersi evidente.

I tre Miasmi sono un po’ come la Trimurti (la “Triade Divina”) della religione Vedica: Brahma sorveglia, sovraintende e controlla il Creato (è la Psora), Shiva distrugge tutto quando necessario (è la Sifilide), e Visnù ricostruisce, ricrea la vita su nuove basi (è la Sicosi).

E così pure, nel Taoismo, esiste la Legge dello INN e dello YANG, con tutte le sue sfumature intermedie.

Anche nel Cristianesimo abbiamo il Triangolo: Dio, Cristo e Spirito Santo.

Lo studio comparato delle religioni offre tanti spunti interessanti a questa tesi[6].

Diciamo che sulla terra non esiste nulla di nuovo; le vecchie tradizioni si ripetono all’infinito come un mantra. Ogni popolo, in qualunque tempo della storia, vive e trasmette, con la propria religione e il proprio linguaggio, le stesse esperienze di vita, perché queste nascono da radici comuni, cosmiche e spirituali.

 

Ecco, allora, un’altra definizione della realtà degli organismi viventi:

  • la Sicosi è l’eccesso di accettazione, l’eccesso di risposta rivolto all’esterno, distruttiva e costruttiva al tempo stesso, ma omogenea; è in linea con il carattere esuberante di chi la esprime;
  • la Sifilide è la mancanza di accettazione, la mancanza di risposta, o meglio, la risposta eccessiva, distruttiva e costruttiva al tempo stesso, ma rivolta all’interno per eccesso di barriere esterne; è endogena a chi la esprime.

La fragile e inutile barriera del sicotico, che non riesce a controllarsi, si contrappone alla permanente durezza del sifilitico, che non sa reagire.

Entrambi sono vulnerabili, l’uno all’esterno per eccesso di risposta, l’altro all’interno per difetto di risposta.

Entrambi si difendono dagli insulti: il sicotico all’esterno, il sifilitico all’interno.

Entrambi possono creare o distruggere: l’uno all’esterno, l’altro all’interno.

Tuttavia, non esiste una netta divisione tra i Miasmi, così come descritto; c’è tanta Sicosi nella Sifilide quanta Sifilide nella Sicosi.

Così, la persona allergica, che è di Miasma psoro-sifilitico, reagirà in modo sicotico all’esterno (svilupperà orticaria, asma, ecc), mentre l’uomo d’affari, che è un sicotico, reagirà in modo sifilitico all’interno (sarà affetta da colite, ulcera gastrica, ipertensione, ecc).

I Miasmi sono imbricati, e ciò che conta è la risposta dinamica ed evolutiva, che può essere più sifilitica oppure più sicotica.

 

 

[1] S F. C. Hahnemann: Malattie Croniche, Ed. Anima, Milano, 2008.

[2] La ricerca dei suoi sintomi nel Repertorio di Kent, ci dà le seguenti voci: despair religious, pag. 36, religious affections, pag. 71, anxiety salvation, pag. 8, forsaken feeling, pag. 49: il rimedio che a maggior grado copre questi sintomi è Lachesis, il veleno di un serpente.

[3] La sua guarigione avviene in modo omeopatico (“il ritrovo della Fede perduta”), e secondo la Legge di Hering: dall’alto al basso, dall’interno all’esterno, e secondo l’ordine cronologico inverso di apparizione.

[4] E’ il Tae Yang della Medicina Tradizionale Cinese, che corrisponde all’Energia dei Meridiani di Intestino Tenue e della Vescica Urinaria (Elementi Fuoco e Acqua); è quella che presiede alla nutrizione, all’assimilazione e all’escrezione. In pratica, rispecchia tutto il ciclo biologico vitale dell’organismo. Quando questo è compromesso, lo squilibrio si rende evidente all’esterno. La pelle è lo specchio dell’integrità del corpo.

[5] Rimasto vedovo nel 1835, all’età di ottant’anni circa, dopo aver avuto un lungo matrimonio da cui nacquero undici figli, Hahnemann si risposò con una sua paziente parigina, Marie Melanie d’Hervilly, più giovane di lui di circa cinquant’anni. Entrambi poi andarono a vivere nella sua casa di Parigi, dove il Maestro ebbe onori, stima e successo. Per quanto fosse morigerato e onesto, non disdegnava né la buona cucina tedesca (e poi quella francese) né qualche boccale di birra. Inoltre, apprezzava molto il tabacco, che fumava con la pipa. Diciamo che era “un uomo del suo tempo”, e che non rifiutava, né criticava più di tanto, le abitudini voluttuarie.

[6] Vedi il libro di C. Santoro: Etnomedicina e Religione, Cavinato editore, Brescia, 2015.

 

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miasma2 e miasma3

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