La teoria dei miasmi – 3. Meccanismi di difesa dell’organismo

Tommaso De Chirico è autore di OmeopatiaAgopuntura e Omeopatia

I MIASMI DELLE MALATTIE CRONICHE di Tommaso De Chirico

3. L’importante contributo del professor Alfonso Masi Elizalde

fotografia del medico masi elizalde, luminare della moderna omeopatiaConsiderazioni del prof. Alfonso Masi Elizalde

 

Parlare del professor A. M. Elizalde (Buenos Aires, 23 ottobre 1932 – Buenos Aires, 23 luglio 2003) significa coordinare tutta la Filosofia Omeopatica in un binario a senso unico, che parte da Hahnemann passando per James Tyler Kent e Nilmani Ghatak, fino ad arrivare ai contemporanei (Rajan Sankaran, Jan Scholten ed altri).

L’essenza dell’Omeopatia sta nella Teoria dei Miasmi Cronici: il concetto di Simile (similia similibus curentur), l’uso delle dosi infinitesimali, la sperimentazione dei rimedi sull’uomo sano, sono solo i metodi di applicazione della Medicina Omeopatica, così come espressi nell’Organon di Hahanemann.

Quali e quanti sono i Miasmi? Hahnemann per primo ha parlato di Psora, Sicosi e Sifilide, colorando con un termine clinico, appartenente alla semeiotica medica classica, una realtà che pesca nella profondità dell’essere vivente; termine con il quale il Maestro esprime in modo simbolico le possibili manifestazioni delle pulsioni umane.

“La più antica, la più diffusa, la più distruttiva e tuttavia la più misconosciuta di tutte le malattie croniche miasmatiche è la Psora”, dice Hahnemann nel suo Trattato delle Malattie Croniche[1].

J. T. Kent, nella XVIII Lezione di Filosofia Omeopatica, afferma che la Psora è la “suscettibilità morbosa”. Questo vuol dire che ci ammaliamo perché abbiamo la tendenza ad ammalarci. Infatti, la vulnerabilità è insita nella stessa natura vivente, in quanto siamo esseri umani, mortali, fallaci e fragili.

E’ la Psora; questa è un retaggio che non può essere annullato, ma solo messo “a riposo” e controllato con una corretta terapia omeopatica.

Esistono la Psora Primaria e la Psora secondaria, la quale, a sua volta, può essere latente, manifesta o conclamata.

Com’è possibile riconoscere la Psora?

Esistono due “nuclei psorici”, tanto nel paziente quanto nel rimedio che gli corrisponde, che lo rappresenta e che lo cura.

Il “nucleo psorico primario” è il sottofondo di sofferenze non motivate, è la base di malesseri molteplici senza una causa apparente.

Il “nucleo psorico secondario”, invece, è la fase reattiva piena d’incertezze e apprensioni.

In senso metafisico, il “nucleo psorico primario” è la consapevolezza di aver perso l’appoggio di Dio, e rappresenta lo sforzo per riacquistarne Amore e Fiducia.

Il “nucleo “psorico secondario”, invece, è l’insieme, e il risultato, delle pulsioni mentali e affettive che scaturiscono da questa incertezza, però motivate e indirizzate verso un oggetto specifico, quasi si trattasse di una modalità per aggirare il “nucleo primario” e per renderlo più spiegabile alla coscienza, e , di conseguenza, più accettabile al Sé.

Ad esempio: l’ansia non modalizzata è sintomo “psorico primario”, mentre l’ansia per i familiari, oppure prima di un appuntamento, esprime il “nucleo psorico secondario”.

Il meccanismo messo in opera dalla psiche consente di consentire il passaggio dall’inconscio (Psora Primaria) al conscio (Psora secondaria) al fine di dare una spiegazione logica all’ansia. Ciò, a quanto pare, rassicura molto il soggetto. Sarà, poi, compito del medico omeopata interpretare questo meccanismo mentale difensivo, e, di conseguenza, correggerlo con un trattamento “omeopsorico”.

 

La Psora, a questo punto, una volta resasi manifesta, nel tentativo di difendere l’organismo, mette in moto dei meccanismi reattivi.

Questi possono essere diretti verso l’interno del soggetto con la costruzione di eccessive barriere tra il proprio Sé e il mondo esterno. In tal modo il paziente si racchiude in sé, perde progressivamente ogni istinto di affettività e la volontà di reagire, e va verso la disgregazione, l’autodistruzione. Si realizza così il Miasma Sifilide.

La reazione può anche essere diretta verso l’esterno, può essere eccessiva, manifestarsi in modo sproporzionato. Il paziente sarà sospettoso, dubbioso, violento, dominatore, collerico, e la lotta con l’oggetto disturbante si concluderà con la distruzione di quest’ultimo. E’ il Miasma Sicosi.

Questi, in sintesi, i concetti base della Dottrina Omeopatica così come sono stati esposti dal professor A. M. Elizalde, potremmo chiamarli la base della moderna omeopatia.

 

Come lo studio della Materia Medica Omeopatica è indirizzato all’individuazione del “nucleo psorico primario” e dei “temi reattivi”, così l’analisi del paziente è indirizzata alla comprensione di “ciò che è degno di essere curato in lui”[2], e pertanto del suo nucleo profondo di sofferenza, di cui le manifestazioni organiche sono l’epifenomeno.

precursore della moderna omeopatia: una incisione su san tommasoQuesto studio della Dottrina e della Filosofia omeopatica è assai affascinante. L’Autore, che ha sposato le teorie tomistiche per spiegare la dinamica mentale, ritiene che “l’intelletto” e la “volontà “di Kent siano due espressioni mentali degne di essere prese in considerazione contemporaneamente e in stretta relazione tra di loro. In effetti, anche il Padre della Chiesa, teologo e filosofo Scolastico San Tommaso (Roccasecca, 1225 – Fossanova, 7 marzo 1274), dopo averli definiti con questi termini: alma intellettiva e alma sensitiva, allude alla possibilità di dipendenza l’uno dall’altra.

In entrambe le interpretazioni, l’una (l’intelletto) dirige e coordina l’altra (la volontà); le azioni, generate dall’intelletto, sono dirette a ottenere ciò che si vuole, e si vuole ciò che si conosce.

Al “buon pensare” fa seguito il “buon volere” affinché il risultato sia in equilibrio con le Leggi di Natura.

Quando c’è dissociazione tra i due termini, nascono i conflitti psorici, cioè le malattie.

Può sembrare una visione parziale, adattabile solo al pensiero occidentale, cristiano e cattolico, ma in realtà ciò che conta è il metodo deduttivo e interpretativo dei meccanismi mentali.

 

Ancora: il trattamento omeopatico può essere “apsorico[3]” oppure omeopatico (acuto o cronico, sintomatico o causale, superficiale o profondo).

Tuttavia, solo un idoneo trattamento “omeopsorico”[4] può mettere a tacere la Psora sedando i conflitti del paziente, e modulando le reazioni sicotiche e sifilitiche.

Questa è proprio la funzione del simillimum[5] quando viene somministrato in giusta dose e potenza[6].

Ogni paziente ha il suo range di dinamizzazione cui è particolarmente sensibile. Solo modulando, in senso ascendente, la dinamizzazione del rimedio, si può trovare quella giusta per quel paziente.

Ma il simillimum ha anche una funzione preventiva (ed eugenetica).

E questo è tutto un nuovo campo di applicazione della Teoria hahnemanniana dei Simili.

 

Il prof. Masi Elizalde descrive i risultati di trent’anni di esperienza clinica in Argentina, sommando alla sua quella di suo padre Jorge, di cui porta l’impronta di un rigoroso unicismo hahnemanniano.

E’ interessante questa continuità di pensiero che scorre fluido, come se l’aver respirato per tanti anni la stessa aria familiare avesse reso naturale la comprensione dei concetti dei paragrafi dell’Organon di Hahnemann, oppure delle Lezioni di Kent.

L’Omeopatia Classica, pertanto, deve essere riconoscente alla figura di questo suo Illustre Maestro.

[1] La Teoria dei Miasmi Cronici è stata recentemente rivisitata dal medico indiano R. Sankaran, il quale, oltre a ribadire il pensiero di  Hahnemann e di Kent, perfezionandone l’interpretazione, ha anche introdotto nuovi Miasmi: oltre a quello Tubercolinico e Cancerinico, già noti, ha aggiunto, il Miasma Acuto, il Tifoide (subacuto), il Dermatomicotico, il Malarico, e quello Lebbroso. Ciò sta a indicare che la Teoria dei Miasmi, aperta da Hahnemann, è destinata ad avere lunga vita e ad essere continuamente discussa e rielaborata. Al Maestro resta, però, il merito di aver definito per primo il concetto di Miasma; egli ha aperto una strada che può portare a imprevedibili sviluppi futuri sia nella visione “spirituale” delle malattie, sia nell’efficacia della loro cura con i rimedi omeopatici.
[2] Questa è un’affermazione del dottor P. T. Paschero (1904- 1986) illustre rappresentante dell’Omeopatia argentina. Famosa è stata la Scuola di Napoli LUIMO, di cui fu fondatore, coordinatore e insegnante, insieme al prof. A. Negro (1908-2010), alla dr.ssa A. R. Rocco e al medico messicano P. S. Ortega (1919-2005).
[3] Con questo termine ci si riferisce non solo all’Allopatia, cioè alla Medicina degli opposti, la Medicina tradizionale e ufficiale che cura solo il sintomo, ma anche a quel tipo di “Omeopatia superficiale”, in cui la terapia non tiene in alcun conto della complessa personalità e del Miasma del soggetto, ma solo l’organo ammalato: è l’Omeopatia “allopatizzata”, prescritta solo su criteri organicistici e non finalistici. Qui il concetto di similitudine è applicato solo parzialmente, per praticità d’intervento o per ignoranza dei concetti base dell’Omeopatia.
[4] Attuato seguendo i veri criteri dell’Omeopatia, dalla Legge di Similitudine alla Teoria dei Miasmi Cronici.
[5] E’ il rimedio omeopatico per eccellenza, perché copre, e cura, tutti i sintomi del paziente, dalla profondità della sua essenza a tutte le sue manifestazioni patologiche “esterne”.
[6] Vedi l’articolo di T. De Chirico: La prescrizione omeopatica, presente nella newsletter www.tommasodechirico.manmon.it

 

Leggi tutti gli articoli sul miasma:
miasma1 e miasma2

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