Lettera aperta a Voyager

Nel corso di una recente puntata di Voyager dedicata alla Sicilia, è stato riservato un piccolo spazio giacobbo presentatore di voyageralla figura del Conte di Cagliostro. A mio giudizio conteneva alcune imprecisioni che ho puntualizzato nella lettera che allego.

La riporto integralmente in quanto vengono toccati alcuni luoghi comuni sui quali desidero accendere una lampada di chiarezza.

Gentile dottor Roberto Giacobbo,
c/o Voyager, Rai,

ho visto con interesse la sua puntata di Voyager sulla Sicilia del 25 luglio u.s., ed in particolare la parte dedicata al conte di Cagliostro.
Avendo studiato a lungo il personaggio, sul quale ho pubblicato di recente alcuni libri, di cui le invio in allegato l’ebook come omaggio, mi permetto di farle alcune segnalazioni:
1- innanzi tutto l’ipotesi della doppia identità, cui lei accenna, è stata da me sposata in pieno, poiché tantissime sono i documenti e le testimonianze che confermano che il conte di Cagliostro e Giuseppe Balsamo fossero due persone differenti. Per giunta, lui stesso lo disse chiaramente nella sua Lettera al Popolo Inglese scritta nel mese di settembre del 1786, come riportato nella puntata;
2- l’episodio dell’incontro con Maria Antonietta potrebbe anche essere vero. Si narra che, nella primavera avanzata del 1770, dopo la Remise di Schutten e prima d’incontrare il promesso sposo, il futuro Re Luigi XVI, la quindicenne Delfina Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena avesse incontrato presso il Castello di Maison Rouge, in Alsazia, un misterioso personaggio (il conte di Cagliostro ancora non noto alle vicende europee), il quale le avrebbe predetto il futuro, ahimé tragico. L’evento, tratto dal romanzo di Alessandro Dumas, è riportato come veritiero solo dallo scrittore Pier Carpi nel 1997. Tuttavia, poiché il conte di Cagliostro predisse, sotto pressione della contessa Jeanne de La Motte, nel mese di marzo del 1785 anche un normale parto e la felice nascita del Duca di Normandia, futuro Delfino di Francia, la Regina, sfavorevolmente impressionata dalla prima esperienza, difficilmente avrebbe accettato da lui una seconda predizione. Pertanto, la vicenda ha tutti i contorni del romanzo;
3- la moglie Serafina l’accompagnò in tutte le sue peregrinazioni in Europa, ma chi lo denunciò veramente al Tribunale della Santa Inquisizione di Roma fu Lorenza Feliciani, vera moglie di Giuseppe Balsamo;
4- l’ipotesi di una fuga dal carcere di San Leo e la sostituzione con un altro prigioniero è assai credibile; già mio padre Raffaele, in analogo libro del 1990, prospettò tale possibilità, ora dettagliatamente descritta e documentata nei miei libri.
5- nella ricostruzione storica, estratta dal Compendio di Mons. Giovanni Barbèri (e non Bàrberi), libro che peraltro non solo non è l’unico di riferimento, ma non è neppure una fonte credibile perché di parte e contiene parecchie inesattezze, si parla di un giovane Giuseppe Balsamo che sarebbe stato mandato nel Seminario di S. Rocco a Caltagirone dopo la morte di genitori. Non è esatto; il Balsamo rimase presto orfano di padre e perse il nonno materno Giuseppe nel 1754, ma la madre visse a lungo, tanto che nell’aprile del 1787 incontrò a Palermo il poeta W. Goethe, il quale la definì una vecchiarella sorda, e nel 1792 era ancora in vita quando fu convocata a Roma per ricevere un sussidio caritativo a parziale copertura una tantum di quanto espropriato al conte prima del Processo di Roma del 1790 (i Giudici erano, ovviamente, convinti che il conte di Cagliostro e Giuseppe Balsamo fossero la stessa persona).
Per il resto, complimenti a tutto lo staff di Voyager per l’ottimo lavoro fatto nella puntata.
Cordiali saluti.

Dottor Tommaso De Chirico

 
La lettera non ha avuto, a quanto ne so, risposta.

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