L’Inquisizione e Cagliostro

Le più recenti pubblicazioni sul conte di Cagliostro, pur avendo portato la sua figura alla ribalta dell’attenzione pubblica, non hanno ancora sciolto i molti interrogativi che lo riguardano. Fuori dai “si dice”, dai soliti luoghi comuni, dalla leggenda e dalla maldicenza, molti sono i lettori che ancora si chiedono chi in realtà sia stato veramente questo Cagliostro.

Un illuminato, un impostore, un truffaldino, un reprobo, una vittima della Chiesa?

Il mio libro, frutto di una pluriennale appassionata e minuziosa ricerca in tutte le Biblioteche e gli Archivi d’Europa, pur essendo cronologicamente anteriore a quanto pubblicato di recente su di lui, esce volutamente in seguito, con una sua particolare prospettiva, proprio per rispondere a molti interrogativi.

La ricerca, basata su documenti autentici conservati in Archivi accessibili a tutti, riproduce quasi integralmente parte degli interrogatori, la Difesa e l’intera Accusa pronunciata dagli avvocati nel Processo a lui intentato dal Tribunale della Santa Romana e Universale Inquisizione, e rivela, per la prima volta, l’autentico volto di questo domatore di tempi e di uomini che passò sulla terra asciugando lacrime e alleviando sofferenze e dolori.

Le Istituzioni che di proposito vollero chiuderlo in una qualche cosa che potesse sembrare un vortice per distruggere la forza viva del suo pensiero, dimenticarono che il pensiero non può mai essere né chiuso né distrutto, anche se può essere abilmente mascherato con astuzia crudele.

3-cagliostro_houdon-3Il suo pensiero è ancora sospeso sul mondo, come i semi alati degli alberi. Troppo è stato detto di lui, ma poco è stato capito.

La verità, che portava in sé, è stata una verità che non ha mai ingannato né imprigionato nessuno; è stata solo una verità che, a braccia aperte, è andata sempre incontro ai sofferenti perché vi si buttassero dentro.

Tuttavia, poiché il male compiuto va giustificato sempre più del bene, ecco che, chi ha sentenziato contro di lui, ha sentito il bisogno di giustificarsi dicendo che era un essere diabolico, che bisognava eliminare un lupo rapace che devasta la vigna e distrugge la greggia e che urgeva mettere in ridicolo, cancellare definitivamente dalla terra le opere e la buona memoria di quest’uomo, a loro avviso, reprobo e perniciosissimo perché, invece del Dio delle questue, delle giaculatorie, dei ceri e delle quaresime, aveva osato parlare di Colui che E’ e non E’, Potenza in Atto, senza la loro devota, paterna autorizzazione.

Il mondo lo respinse a suo tempo con un calcio, il mondo lo respinge ancora adesso malamente continuando a chiedersi, con spavalda confusione: Cagliostro, chi è?

Ma se è stato solo un impostore, un ciarlatano, che cosa si vuole raccontare ancora di nuovo di un uomo che è già stato giudicato?

Giudicato in nome di quale legge? Della legge degli uomini o di quella di Dio?

Del conte Alessandro Cagliostro tutto è stato alterato.

Non siamo di fronte alla consueta alterazione che si può chiamare inevitabile, inesorabile alterazione di tramando per cui l’uno ripete quel che l’altro ha tracciato.

In sostanza, la Storia si fa sull’originario errore di qualche memorialista disattento.

Per il conte di Cagliostro invece è stato applicato il motto in pace perpetuo, e il rogo ha bruciato pure qualcosa, ha bruciato quel che poteva ardere, ha bruciato in piazza della Minerva a Roma lo strumento attraverso cui si sarebbe poi perpetuato il suo pensiero. All’origine, quindi, c’è stata la volontà di sfigurare, di distruggere.

Non contenti di seppellire il corpo bisognava anche rendere mostruoso, ridicolo, vile lo spirito, l’essere, il pensiero, la memoria, in modo che i posteri lo vedessero sotto una determinata, un’equivoca etichetta.

E’ terribile, ma è così.

L’essere che è stato chiamato, non da tutti naturalmente ma dai molti, il genio dell’imbroglio, è stato continuamente circondato dall’imbroglio, dal travisamento e dal tradimento ad ogni passo. Durante il periodo, che potremmo chiamare glorioso e famoso, si affilavano i coltelli.

Io non so se lui se ne fosse accorto oppure no, certo facile cosa è per noi accorgercene, ora che è passato il tempo e la realtà si è manifestata.

Certo che si affilavano; e poi i coltelli sono usciti dalle guaine e subito ogni suo elemento è stato sfigurato con una crudeltà raffinatissima.

Questa crudeltà, ripeto, non è l’inconscio errore della Storia umana, della cronaca che diventa Storia, no, è un’astuzia crudele e precisa che è stata messa in atto e che fino ad ora è riuscita nel suo scopo.

E’ riuscita perfettamente ma non completamente, perché tutta questa sua realtà così sepolta, così distrutta, una volta così accuratamente disperse le ceneri al vento, è rimasta; è rimasta in modo strano, occulto ma è rimasta.

Or qua or là, nel mondo, attraverso le generazioni che si susseguono, ci sono esseri che in modo incompleto, perché completamente non possono sapere, in modo incerto, portano non solo nella mente ma nel cuore il suo ricordo; non portano il ricordo dell’indovino e del gabbamondo, portano un ricordo infinitamente più ampio, ne hanno la certezza quasi irrazionale.

Per approfondire, acquistate e leggete il libro (una pièce teatrale) sul processo a Cagliostro, a seguito del quale fu condannato a perpetua prigionia nel carcere di San Leo.

Vi invito anche a guardare il bel video-trailer realizzato dall’editore mnamon sulla vicenda.

 

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