La verità sulla morte del Conte di Cagliostro

L’Atto di Morte del conte di Cagliostro, trascritto in data 28 agosto 1795 dall’Arciprete Luigi Marini nel Liber III Mortuorum 1786-1827 presente nell’Archivio Parrocchiale di San Leo, riporta che morì il giorno 26 agosto 1795 alle ore 3 dopo mezzanotte (sub horam 3 cum dimidio noctis), e, nell’ultima riga in fondo alla pagina, precisa che: […] fu tumulato hora 23 del giorno sopraddetto (del 28 agosto, data di stesura dell’Atto), sul ciglio del monte che guarda a occidente […] sul terreno della R.(everenda) C.(amera) A.(postolica).

La data di morte dichiarata dell’Arciprete Marini è ufficialmente accettata, anche se nella Rivista ufficiale dei Gesuiti la Civiltà Cattolica del 4 gennaio 1879 è scritto che: […] serrato nella Fortezza di San Leo e sorpreso da un colpo di apoplessia il dì 21 agosto 1795 senza aver dato alcun segno di religione Cagliostro pose fine al suo romanzo che interessò l’Europa, e anche se nella lettera inedita del 29 agosto 1795, trovata tra le carte del gesude zeladaita padre Antonio Bresciani, co-fondatore della Rivista La Civiltà Cattolica, il Castellano Comandante la Fortezza, conte Sempronio Semproni, così si esprime: […] nel giorno 21 dell’andante verso il mezzogiorno fu colpito da forte apoplessia il rilegato Giuseppe Balsamo detto Cagliostro, per cui fu dalla guardia ritrovato affatto privo di sentimenti e cognizione […] in tale stato sopravvisse fin circa le ore quattro della stessa sera in cui dovette cedere alla violenza del male e spirò. Per istruzione del nostro Vescovo, è stato questi, per essere sempre vissuto con massime decise da vero eretico né avere dato mai segno di resipiscenza, sepolto fuori di luogo sacro e senza formalità alcuna ecclesiastica.

Una versione ambigua, invece, è quella riportata nella lettera di Mons. Fernando Maria Saluzzo, Arcivescovo di Cartagine e Legato Pontificio di Pesaro e Urbino, inviata dalla sede di Urbino al Segretario di Stato Pontificio, il Cardinale Francisco Xaverio de Zelada, il 28 agosto 1795, che così recita…

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