OMEOPATIA – STORIA DI UN’INTUIZIONE

L’Omeopatia è un approccio terapeutico che “cura con il simile”, ideato da un medico tedesco alla fine del Settecento. Oggi è una tecnica medica sempre più diffusa grazie all’approccio olistico che la caratterizza.

Parlare dell’Omeopatia è come parlare della Vita stessa: per mantenere lo stato fisio-psichico in equilibrio occorre innanzi tutto essere in equilibrio con la Natura, e l’Omeopatia, che è figlia e discepola della Natura, lo consente.

La Medicina Omeopatica fa parte delle Medicine cosiddette Naturali poiché, nel rispetto dei cicli biologici degli esseri viventi e senzienti, ripristina la salute in modo rapido, completo e dolce (cito, tuto et jucunde, secondo il detto ippocratico, poi ripreso da Paracelso).

Tuttavia, curare con l’Omeopatia significa praticare una Medicina scientifica fatta di leggi e di metodi ben precisi e codificati, dettati dal suo fondatore, il dottor Friedrich Christian Samuel Hahnemann.

Hahnemann, chi era costui?

hahnemannNato a Meissen (Sassonia) nel 1755, Christian Friedrich Samuel Hahnemann si laureò in Medicina nel 1779 con un brillante Saggio sulla forma e funzione della mano, intesa come trait d’union tra pensiero e azione, dopo aver seguito il corso degli studi presso le Università di Lipsia, di Vienna e di Erlanger. Per alcuni anni praticò la professione in Germania seguendo la prassi terapeutica del suo tempo e pubblicando numerosi articoli di medicina e di chimica.

A un certo punto, accortosi dell’inadeguatezza dei metodi fino allora praticati e dell’incapacità della medicina del suo tempo di curare realmente le malattie, il suo spirito critico lo spinse a cercare nuove vie di guarigione.

Un bel giorno, disperato per l’impotenza dei farmaci a disposizione, il dottor Hahnemann cacciò i pazienti dal suo studio dicendo: “Andate via, cercatevi un altro medico perché non sono più in grado di curarvi!”.

Non era ricco; la famiglia era numerosa (11 figli!) e il continuo peregrinare alla ricerca di una sede idonea alle proprie esigenze e alla professione non aveva giovato ai suoi scarsi risparmi. Giacché conosceva perfettamente, oltre a varie lingue europee, anche l’ebraico, l’arabo, il latino e il greco, visse facendo il traduttore e il bibliotecario presso i suoi benefattori.

La cultura umanistica gli fu di grande aiuto, ma la rinuncia alla pratica della medicina un grosso sacrificio; per sua fortuna, molti testi da tradurre parlavano di medicina (araba e orientale in particolare), e fu solo attraverso la conoscenza della Medicina dell’Antichità che riscoprì un diverso approccio dell’Uomo, più vitalistico e meno filosofico, allora poco noto al mondo occidentale.

A questo punto, dopo aver avuto una felice intuizione, con la sua mentalità analitica elaborò i nuovi concetti in modo accettabile per il suo tempo, e, in maniera originale e rivoluzionaria, coniò i principi fondamentali di una nuova teoria per la cura delle malattie, l’Omeopatia.

 

Sperimentare un’intuizione

Nel 1790, mentre Hahnemann traduceva dall’inglese al tedesco un trattato di Farmacologia Clinica (allora si chiamava Materia Medica) di un medico scozzese, un certo William Cullen, lesse nel testo che l’azione positiva sull’organismo della corteccia di china (albero che cresce sulle pendici delle Ande, utilizzato soprattutto come efficace rimedio per la febbre malarica), avveniva attraverso la stimolazione dei succhi gastrici; questa, almeno, era l’interpretazione data dall’autore, il quale probabilmente confondeva l’effetto con la causa.

Hahnemann si ricordò di aver contratto la malaria da giovane medico, mentre lavorava in Transilvania, e di essersi effettivamente curato con la china ottenendo un beneficio sulle crisi ricorrenti di febbre; tuttavia questa, lungi dal fortificargli lo stomaco, gli aveva provocato una gastrite di lunga durata.

Avendo notato una contraddizione tra i due fatti, in pieno stato di salute assunse nuovamente la china a dosaggi terapeutici; tuttavia, dopo qualche giorno, con grande sorpresa, riscontrò l’insorgenza di accessi febbrili e di sintomi che gli rammentavano la precedente malaria.

Dunque – si chiese – se l’estratto della china, che veniva utilizzata per la cura della malaria, era in grado di provocarla in un organismo sano, se ne poteva ricavare una regola: ciò che scatena una malattia in un individuo sano, può anche guarirla nel malato.

Questo fu il primo postulato di una nuova strategia terapeutica.

Per avere conferma alla sua osservazione, ritenendo che ciò che era evidente con la china, rimedio di natura vegetale, avrebbe dovuto ripetersi anche per tutte le altre sostanze di natura minerale e animale, iniziò la somministrazione, a scopo sperimentale, di numerosi composti, prima su di sé e poi su amici a parenti.

Volendo, però, ridurre gli eventuali effetti nocivi, ritenne opportuno diluire progressivamente ogni sostanza, sottoponendo ogni volta la soluzione così ottenuta a un procedimento di agitazione manuale detto “succussione”, che in seguito prenderà il nome di “dinamizzazione”.

Si accorse così che, in questo modo, le sostanze somministrate nell’individuo sano non solo perdevano la loro intrinseca tossicità (nel caso specifico, la gastrite), ma sviluppavano anche un diverso potere terapeutico; guarivano, cioè, non solo i sintomi provocati dalle stesse sostanze assunte a dosaggio ponderale (fase della intossicazione accidentale) ma anche quelli osservati dopo la loro somministrazione volontaria (fase sperimentale vera e propria).

In altri termini, la corteccia di china a dosaggio farmacologico curava la malaria provocando però disturbi allo stomaco; tuttavia, una volta diluita, non solo controllava i sintomi della febbre intermittente ma era anche in grado di guarire l’eventuale gastrite di qualunque natura e grado.

Pertanto, definì questi prodotti con il nome di Rimedi, e non farmaci, in quanto dotati solo di potere terapeutico e non tossico.

Altro esempio: l’estratto alcolico diluito dell’intera pianta in fiore della Belladonna, una solanacea dell’habitat mediterraneo, guariva non solo il quadro clinico provocato dalla ingestione occasionale delle bacche ricche di atropina (febbre, sudorazione profusa, senso di prostrazione, rossore al viso, secrezione abbondante di muco da naso e gola), ma anche gli stessi sintomi provocati da altre cause di evidenza quotidiana (traumi, insolazione, infezioni varie, ecc) .

Elaborò così il postulato dell’Omeopatia: “le sostanze che provocano le malattie in un individuo sano, sono anche in grado di curarle nel malato.”

L’efficacia della cura dipende dal dosaggio, o meglio dalla diluizione: a diluizioni molto basse i Rimedi inducono nella persona sana dei sintomi di breve durata e reversibili, mentre, quanto più la sostanza medicamentosa è diluita, tanto più sviluppa, nel soggetto malato, i suoi effetti curativi.copertina

In seguito osservò che, aumentando ulteriormente la diluizione del Rimedio, si possono evidenziare altre proprietà terapeutiche di efficacia più profonda e più duratura, ad esempio su altri organi e apparati fino ai disturbi del comportamento.

 

Nasce ufficialmente l’Omeopatia

A questo punto, Hahnemann pronuncia il suo famoso assioma:

SIMILIA SIMILIBUS CURENTUR, cioè: “si curino le malattie con le stesse sostanze che sono in grado di provocarle”. Ad esempio, se l’ingestione occasionale di bacche di Belladonna procura una congestione vascolare, la stessa richiederà il rimedio omeopatico a base di Belladonna.

Quest’affermazione si contrappone all’Allopatia, secondo la quale farmaci contrari s’impiegheranno per sintomi contrari; così, in caso di febbre si somministrerà un antipiretico, in caso di spasmi viscerali un antispastico, e così via.

 

Gli enunciati dell’Omeopatia

I principi fondamentali su cui si basa l’Omeopatia, sono quattro:

1) similitudine tra i sintomi del soggetto malato e quelli desunti dalla sperimentazione (oppure dalla intossicazione accidentale o volontaria) del Rimedio sull’uomo sano;

2) diluizione, che può essere in scala decimale (9 parti di solvente e 1 parte di sostanza) oppure centesimale (99 parti di solvente e 1 di sostanza), attraverso la quale vengono evidenziate, oltre che potenziate, le capacità curative del Rimedio. L’azione avviene a un livello energetico molto sofisticato; non dobbiamo dimenticare che gli ormoni e molti prodotti fisiologici secreti dall’organismo, quali la melatonina, la serotonina, i coenzimi, le frazioni immunologiche, tipo le citochine, e gli antinfiammatori naturali, come le prostaglandine, agiscono in diluizione molecolare, e precisamente in nano, pico e femto grammi. Ad esempio, la diluizione 4 CH corrisponde a 4 nanogrammi, cioè a un miliardesimo di grammo per dl;

3) succussione/dinamizzazione, cioè lo scuotimento per 100 volte della soluzione ottenuta, quasi a risvegliarne i poteri nascosti. Il procedimento si chiama anche “potentizzazione” del Rimedio.

Oggi viene meglio definitivo con la sigla SKA, cioè Sequential Kinetics Attivation, e corrisponde ai fenomeni di “coerenza spaziale” (organizzazione armonica e sequenziale) dei dipoli elettrici della molecola dell’acqua, che favoriscono una coerente trasmissione del segnale;

3) sperimentazione nell’uomo sano dei Rimedi diluiti e dinamizzati.

Per conoscere l’effetto diretto sugli organi ci si avvale anche dei risultati ottenuti nella pratica clinica, oppure della descrizione degli effetti nocivi delle sostanze, così come evidenziato nelle intossicazioni acute e croniche, volontarie o accidentali, riportate nella Letteratura medica mondiale.

Tutti i concetti, e i risultati delle sue esperienze, sono magistralmente espressi da Hahanemann nel suo libro “l’Organon dell’Arte del guarire”, pubblicato nel 1810.

Leggendo attentamente questo testo, appare subito evidente che, nonostante taluni pareri contrari, l’Omeopatia appare invece come una vera e propria Scienza Medica, un metodo terapeutico basato su rigorosi schemi procedurali.

Non poteva essere altrimenti, poiché Hahnemann era un vero scienziato, figlio dell’Illuminismo del XVIII secolo, coerente alla realtà dei fatti e non certo incline alla fantasia, assai preciso nella descrizione del metodo, e pignolo nell’esposizione della casistica e dei risultati delle sue ricerche.

 

La conferma nel tempo

Da due secoli i principi e i successi dell’Omeopatia sono rimasti immutati, e questo conferma la validità del metodo nonostante le critiche e le derisioni che, da sempre, ne hanno accompagnato il cammino.

Altrettanto non può dirsi dell’attuale tecnologia farmacologica, che, periodicamente, immette nel mercato commerciale composti di sintesi spesso inefficaci, se non addirittura tossici, tanto da essere ritirati, anche a breve distanza di tempo, proprio per il riscontro di gravi effetti collaterali, spesso non rilevati nella fase di sperimentazione clinica che precede la vendita del prodotto, ma assai evidenti nel corso della successiva pratica quotidiana.

 

Che cos’è dunque l’Omeopatia?

Innanzi tutto occorre affermare che é la prima e unica Scienza completa dell’Uomo, perché considera sullo stesso piano tutte le sue espressioni: emotive, morali, intellettuali, funzionali e somatiche.

È Medicina Olistica perché cura l’uomo in tutte le sue perturbazioni fisiche e spirituali.

È Medicina personalizzata, com’era desiderio ai tempi di Hahnemann e com’è attualmente.

È Medicina Naturale, perché ripristina l’equilibrio con il Cosmo in tutti i suoi eventi biologici, utilizzando sostanze che provengono dai tre Regni della Natura.

È Regola di Vita, perché mette l’Uomo in condizione di rispettare il Creato iniziando proprio da se stesso, dalle sue fisiologiche funzioni fino alle più elevate possibilità trascendentali; in tal modo, nel confronto con il Creato e con Dio, l’Uomo si riconosce come umile partecipe degli eventi cosmici.

 

In conclusione, vivere secondo un ordine morale e biologico, vuol dire vivere sano; l’Omeopatia coordina l’equilibrio tra la salute dell’individuo e il mondo circostante, intervenendo dolcemente in tutti i disturbi della sua sfera somato-psichica.

Questo è quello che Hahnemann ritiene debba essere la vera Medicina: Scienza e Arte del Guarire.

 

copertina

Tommaso De Chirico, Medico Chirurgo, Specialista in Malattie dell’Apparato Respiratorio Omeopatia, Agopuntura Tradizionale Cinese – Milano.

 

 

Testo liberamente tratto dal libro di Tommaso De Chirico: OMEOPATIA. GUIDA MEDICA AI RIMEDI OMEOPATICI PER LA CURA DELLE PIU’ COMUNI MALATTIE, Ed. Mnamon, Milano, 2014.

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