OSSERVAZIONI CONCLUSIVE SULLA TRILOGIA

ritratto cagliostro viaggiatore

Il I volume su Cagliostro

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

 

A conclusione di questo libro, ritengo corretto formulare alcune doverose osservazioni, vuoi per evitare equivoci interpretativi su tutta l’opera, vuoi per replicare a eventuali critiche, presenti e future, su quanto da me espresso nella trilogia.

La vita del conte di Cagliostro (che non è non quella del suo alter ego Giuseppe Balsamo!), come detto chiaramente nella Prefazione del primo volume, può essere suddivisa in tre parti:

1) nascita e giovinezza (dal 1748 all’anno 1777), fase in cui Storia, leggenda e fantasia si avvicendano;

2) periodo della maturità (dal 12 aprile 1777, data di iniziazione a Londra nella Massoneria Ordinaria presso la Loggia n. 369 l’Ésperance, al 27 maggio 1789, arrivo a Roma), durante il quale il conte dà il meglio di sé per poter adempiere al proprio Apostolato del Bene;

3) Processo da parte del Tribunale della Inquisizione Romana e morte (dall’arresto in casa Conti, nella piazza Farnese di Roma, avvenuto la sera del 27 dicembre 1789, fino al 1795, anno del decesso avvenuto nella Fortezza di San Leo), fatti che rappresentano l’evento terminale del suo ciclo terrestre,

In pratica, questo schema rispecchia la suddivisione in tre Parti dei capitoli del primo volume.

Ebbene, la parte “storica”, quella reale, verificata e documentata su prove e testimonianze certe e inoppugnabili, è sicuramente quella centrale, più tutta la terza, escluso l’episodio riguardante la sua morte; nella prima, invece, predominano le ipotesi.

Ad esclusione dei temi riguardanti le vicende vissute dal conte in gioventù e nei primi anni della maturità, cioè dalla nascita fino all’anno 1777, e di quelle successive al processo del 1790 fino alla morte dichiarata nel 1795, le ricerche volte a confermare la tesi che il conte di Cagliostro e Giuseppe Balsamo sono state due persone differenti, si concentrano proprio in questa fase intermedia (della durata di circa un decennio, cioè dal 1777 al 1789), che rappresenta la massima evoluzione, e la piena realizzazione, della sua intensa vita pubblica e privata.

Le prove a sostegno, basate, come scritto nel testo, su testimonianze concrete e su documenti indiscutibili, sono ormai tante e tali, che nessun dubbio potrà essere più avanzato a proposito.

A questo punto, tuttavia, una volta appurato con certezza che Alessandro conte di Cagliostro non è in alcun modo identificabile con il palermitano Giuseppe Balsamo, è comunque doveroso attribuirgli una data e un luogo di nascita, e anche una famiglia di appartenenza da cui discendere; in pratica, occorre indagare sui suoi natali, dal momento che, sicuramente, non è nato a Palermo il 2 giugno 1743 da Pietro Balsamo e Felicita Bracconieri.[1]

Poiché le testimonianze qui raccolte sono indirette, incomplete, e non del tutto confermate o certificate, su tale argomento si possono fare solo delle supposizioni.

Così è stato; dopo aver svolto le mie indagini, ho tratto delle conclusioni provvisorie sulla base di ragionamenti credibili.

Pertanto, eventuali accuse di non obiettività storica riguardanti le mie considerazioni sui natali di Alessandro conte di Cagliostro, sono inopportune e ingiustificate in quanto, io stesso, nella Prefazione del primo volume, ho affermato che si tratta solo di ipotesi di lavoro, surrogate da informazioni dei contemporanei e da riflessioni personali, elaborate analizzando testimonianze del suo tempo e pubblicazioni postume. Infatti, in mancanza di dati certi su questo tema, io stesso ho definito il contenuto della Prima parte del primo libro un “romanzo storico”, o meglio, “una storia romanzata” della giovinezza del conte.

Per analoghi motivi, poiché sussistono dei fatti e dei documenti inspiegabili, sconcertanti e contraddittori, riguardanti gli eventi della sua morte[2], ufficialmente decretata il 26 agosto 1795 nella Rocca di San Leo in Montefeltro, territorio dello Stato Pontificio, anche questa, nelle sue accezioni e modalità, può essere messa in discussione.

Va da sé che, in tal caso come nel precedente, le mie ipotesi, esposte a giustificazione dei dubbi, sempre sulla base di documenti dell’epoca mai analizzati o valorizzati dagli Storici e dai Biografi del conte, e in assenza di riscontri contrari, servono solo a colmare il gap tra le informazioni disponibili e quelle mancanti.

Naturalmente, tutte le teorie su accennate potranno essere rimesse in discussione qualora si rintraccino nuovi documenti a favore di differenti versioni riguardanti la nascita e la morte del conte di Cagliostro; al contrario, quelli relativi al suo lungo peregrinare in Europa, e agli episodi ed eventi connessi con il suo Apostolato di Luce e Verità, sono talmente numerosi e  accuratamente verificati da testimonianze certe e incontrovertibili, da non essere meritevoli di alcuna controversia o critica per mancanza di fedeltà storica[3].

Lungi da me l’idea di fideismo preconcetto; la Storia – è opinione ormai consolidata – si scrive su fatti reali e certificati, proprio come quelli che documentano la doppia identità tra il conte di Cagliostro e Giuseppe Balsamo, e non su ipotesi. Queste servono solo a stimolare la ricerca in caso di avvenimenti o argomenti carenti di conferme autorevoli.

Beninteso, a parte i pochi aspetti ancora insoluti, in questi tre libri viene affrontato soprattutto il “nucleo storico” del personaggio Cagliostro, con tutti i suoi aspetti controversi, così come risulta dai documenti consultati.  Pertanto, tutta l’opera, per la sua complessità d’indagine e di raccolta delle testimonianze, e per la fedeltà storica dei documenti consultati, tra cui alcuni inediti, si presenta come una enciclopedia sul personaggio e su tutto un periodo storico assai fecondo, qual è quello della seconda metà del XVIII secolo, che vide, accomunati e contrapposti, gli illuministi agli scienziati, i filosofi ai combattenti, le idee innovative alle le cariatidi del passato, il laicismo al Cattolicesimo, in un breve vortice di tempo che ci porta dalla Monarchia Assoluta dei secoli bui alla Rivoluzione giacobina scintilla della nuova Era, dall’Impero napoleonico fulminante e roboante alla breve Restaurazione monarchica vecchio stile, e poi ancora, alla seconda Repubblica francese, non identica alla prima perché nata in una nuova fase di conflitto sociale e preindustriale. Insomma, cinquant’anni di vita francese, europea e mondiale, che modificarono l’assist dell’età moderna, nella sua globalità politica, culturale, economica e territoriale, lasciando tracce indelebili nell’attuale futuro. Mentre a Napoleone bastarono cento giorni perché si decidesse del suo destino, qui potremmo sbilanciarci per definire, alla John Reed, questa lunga fase temporale, che va dalla fine del settecento fino agli inizi del XX secolo: “i dieci decenni che sconvolsero il mondo”.

Nella Bibliografia dei volumi sono riportate le numerose opere accessibili agli studiosi, da me e da mio padre tutte accuratamente lette, consultate, commentate, citate e riprodotte nei testi con il corrispettivo numero di pagina di quella edizione. Questo, nel doveroso rispetto dell’operato di ogni ricercatore degno di questo nome.

Per quanto riguarda, invece, la parte “filosofica” riguardante il pensiero di Cagliostro, si rimanda alla lettura del libro di Franco De Pascale: Il conte di Cagliostro e la nascita del Rito Egizio, Ed. Mnamon, libro che, unitamente ai miei volumi, contribuisce al completamento della conoscenza vuoi dei fatti che l’hanno coinvolto in tutto l’arco della sua vita, vuoi, soprattutto, della “spiritualità” del pensiero e delle opere del conte di Cagliostro.

Questi libri, in una visione sincrona e sinottica, seppur diversa nell’impostazione data dai diversi autori, costituiscono, per qualunque biografo o storico che voglia impegnarsi in un compito così ardito, un pilastro unico e imprescindibile nella letteratura e nella esegesi del Nobile Viaggiatore del XVIII secolo. Ritengo, nel rispetto dell’opinione altrui, ma con altrettanta sincera e una umile convinzione, che, dopo quanto affermato dagli autori, ben poco di nuovo possa essere riportato in futuro sull’argomento.

In definitiva, ammettere, come sostengono alcuni, due personalità diverse, susseguenti e coincidenti, con prevalenza ora dell’una ora dell’altra, in uno stesso soggetto[4], non certo per naturale evoluzione “spirituale” ma per degenerazione psicopatologica di tipo dissociativo, che, in un contesto analitico ora difensivo ora protettivo nei suoi confronti, non ha alcuna spiegazione salvo quella di giustificare il suo comportamento truffaldino e far ricuperare nell’immaginario storico collettivo la pessima impronta morale di un individuo che è ben lungi da avere avuto, in età matura e non si capisce in qual modo, i poteri “occulti” attribuiti al conte, è operazione assai artificiosa, contraddetta sia da tutte le illustri e inequivocabili testimonianze dei contemporanei e dei commentatori ufficiali[5], sia dalle considerazioni sulla fisiognomica personale, sull’educazione intellettuale, culturale ed etica, sul carattere e sul temperamento del conte rispetto al suo alter ego Balsamo[6].

Tutto ciò è doverosamente documentato nei miei libri.

ritratto di Cagliostro

Conte di Cagliostro

Pertanto, a conclusione di questa lunga osservazione analitica su tutta la trilogia, posso affermare con serenità che, mentre la parte centrale dell’opera[7] è tutta fondata su dati storici non contestabili, le altre parti[8] offrono un’interpretazione, del tutto particolare e inedita, e una serie di ipotesi suggestive, ma assai credibili, vuoi sulla sua nascita e sulla prima giovinezza, vuoi sugli eventi correlati alla morte. Queste ipotesi, basate su documenti poco consultati e formulate con argomentazioni logiche, possono spiegare tutti i lati oscuri mai affrontati dagli altri autori.

Storia e fantasia contemporaneamente in un medesimo volume? Perché no?

In fondo, molti romanzi prendono spunto da eventi vissuti e, a volte, la trama s’intreccia a tal punto da rendere arduo separare la tesi dall’ipotesi, il reale dal fantastico, concretizzando così la coincidenza del credibile con l’incredibile, utilizzando il metodo diagnostico proposto dallo scrittore sir Arthur Conan Doyle, medico rigoroso e affascinante romanziere al tempo stesso, il quale così si esprime, per il tramite del suo personaggio Sherlock Holmes, nella sua opera del 1890: Il segno dei quattro:

Eliminato l’impossibile, ciò che resta, per improbabile che sia, deve essere la verità”.

Comunque, l’associazione dei due termini[9] e il metodo[10] sono corretti, sempre che tutto ciò sia formulato con l’intento che quanto espresso, a torto o a ragione, sia d’incentivo a ulteriori indagini prive di pregiudizi su un personaggio che ha fatto del dubbio e dell’equivoco la sua regola di vita.

La verità su di me non sarà mai scritta, perché nessuno la conosce”:

queste sue parole giustificano assai bene il fatto che ogni tentativo di spiegarne natali, temperamento, scopo di vita e morte, può essere infruttuoso e destinato a restare nel campo delle eventualità, potenziali o reali che siano.

Ragion per cui, chiunque affermi con sicurezza il contrario, basandosi solo sull’assioma Cagliostro=Balsamo, convinto che bastino le prove fornite dai biografi discepoli di Mons. Giovanni Barberi, autore del famoso e “infame” Compendio della vita e delle gesta di Giuseppe Balsamo denominato il conte di Cagliostro che si è estratto dal processo contro di lui formato in Roma l’anno 1790, a chiarire del tutto la sua storia, è assolutamente lontano della realtà, perché è proprio il dubbio che stimola la conoscenza, mentre la presunzione di verità la frena e la cristallizza.

Per chiunque si cimenti in questa ricerca consiglio: umiltà di comportamento, prudenza nel giudizio, obiettività e rigorosità storica nell’approccio, imparzialità e rispetto dei pareri opposti, competenza e cultura in materia, profonda conoscenza di tutta la letteratura a disposizione, e, infine, atteggiamento non preconcetto per una corretta analisi delle testimonianze originali dei documenti, siano essi già stati acquisiti oppure inediti.

Solo alla luce di queste qualità, il vero volto del conte di Cagliostro potrà essere finalmente compreso e riscattato nei confronti della Storia.

Ma, a due uniche condizioni: che il suo spirito indulgente vegli su di noi e ci dia il benestare, e che colui che si accinge a tale opera agisca con animo puro e sincero, solo per esclusivo e disinteressato amore per la Verità.

 

Tommaso De Chirico                                                                

medico chirurgo, specialista in pneumologia, omeopata e agopuntore in Milano, da parecchi anni biografo del conte di Cagliostro.

blog: http://www.tommasodechirico.mnamon.it

 

 

 

[1] Questi sono i veri dati biografici di Giuseppe Balsamo.

Vedi la Parte prima del primo libro, e la Biografia Cronologica di Giuseppe Balsamo nel secondo volume.

[2] Si tratta di ambigue versioni sulla data della “presunta” morte, e perplessità sul dichiarato “seppellimento”.

[3] Analoga osservazione deve essere fatta a proposito delle figure femminili del conte: Serafina Feliciani e Lorenza Feliciani, qui analizzate in modo separato e distinto, poiché tanti indizi suggeriscono questa nuova versione. Infatti, anche a loro riguardo, e in particolare a Serafina, ho formulato delle ipotesi credibili sulla base di ragionamenti e di documenti storici inoppugnabili, dando una visione inedita della loro figura e del loro ruolo, vicino al conte, ruolo forse non seriamente compreso dagli storici, ma sicuramente degno di essere considerato in un’ottica del tutto diversa da quella tramandata e conosciuta.

Vedi, anche, le Biografie cronologiche di Lorenza Feliciani e di Serafina Feliciani, nel presente libro, e alla voce: Feliciani Lorenza e Serafina Feliciani: due vite parallele, nel capitolo: I Personaggi, del presente volume.

[4] Cioè, il personaggio Giuseppe Balsamo di Palermo, che poi diventerà, per “magica folgorazione divina”, Alessandro conte di Cagliostro.

Questi concetti sono l’ultima versione proposta da taluni scrittori visionari, i quali dimostrano solo di non avere assolutamente letto, né in modo critico né con atteggiamento imparziale e obiettivo, tutta la mole dei documenti disponibili in letteratura che dimostrano proprio il contrario di quanto asserito nel famoso Compendio di Mons. Giovanni Barberi.

[5] Molti di costoro hanno sempre sostenuto il contrario, ritenendo, anzi, che i veri poteri magici non si acquistano “per caso” col tempo e con l’esercizio, ma presuppongono un profondo e intensivo apprendimento culturale supportato da veri Maestri e basato su innate capacità intrinseche. In pratica, mago si nasce e non si diventa. Confondere le truffe del Balsamo con le divinazioni e le guarigioni del conte, e viceversa, serve solo a rabbonire il popolo semplice e il lettore non accorto, ma offende l’intelligenza e il buon senso di chi è esperto in materia.

[6] Vedi, in dettaglio, la Prefazione del primo volume.

[7] Si tratta, in particolare, della Parte seconda e della maggior parte dei capitoli della Parte terza del Primo volume.

[8] Sono, precisamente, la Parte prima e la conclusione della terza del primo volume.

[9] Realtà e fantasia.

[10] Utilizzare lo schema del romanzo per rendere più verosimili la trama, i personaggi e la sceneggiatura.

 

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