Sono un nobile viaggiatore

Prima della Sentenza al Processo di Parigi del 1786 per l’Affare della Collana della Regina, il conte di Cagliostro fece il suo ultimo discorso a difesa, che inizia con le seguenti parole: “Io non sono di nessuna epoca né di alcun luogo”; in questo, oltre a descrivere il suo pensiero spirituale e parte della sua vita, si definisce: un Nobile Viaggiatore.

La sua arringa, che ebbe grande risonanza presso la Corte del Parlamento di Parigi e nel pubblico che attendeva la Sentenza nella Chambre del Tribunale, fu integralmente riportata, per la prima volta insieme a pareri lusinghieri ed espressioni favorevoli, nel giornale olandese la Gazette de Leyde n. 96 del 9 giugno 1786.

Il commento della Gazette d’Utrecht del 12 giugno, invece, non è del tutto benevolo; infatti, il suo discorso viene considerato troppo pomposo e prolisso, poco interessante per il pubblico e non attinente al Processo, frettolosamente tenuto in circa sei minuti in un francese confuso e tale da suscitare addirittura ilarità.

In realtà, anche se il conte l’aveva scritto in un italiano corretto seguendo il proprio impulso interiore, la traduzione in lingua francese, fatta dal suo Avvocato Jean Charles Thilorier per una miglior comprensione per i Giudici del Tribunale e per il pubblico, si presenta enfatica, a volte imprecisa, tanto da non rispecchiare la profondità del suo pensiero, e comunque non così incisiva e non così efficace da destare interesse e suscitare emozioni rispetto al testo originale.

Invece, secondo quanto riportato nelle: Mémoires secrets pour servir à l’histoire de la République des Lettres en France depuis 1762 jusqu’à nos jours, année 1786, le sue parole ebbero un impatto assai notevole sulla gente.

Così è scritto, letteralmente:

[…] i visi si rasserenarono […] la sua aria, i suoi gesti, la sua vivacità divertirono quanto i suoi discorsi e, quando lasciò l’aula, era molto soddisfatto per aver fatto sorridere i Giudici.

A parte queste considerazioni, tutto però era stato da lui studiato nei minimi particolari: la messinscena, l’abito, la pettinatura, le singole parole e il tono della voce, a tratti aulico e grave, a volte scherzoso e divertente, ogni frase e ogni gesto erano stati

predisposti dal conte per incidere nei cuori il significato della sua

Essenza e la profondità del suo Pensiero, affinché i posteri non potessero mai dimenticarsi di lui.

Ritengo che questo testo rappresenti realmente il suo vero

Testamento spirituale e morale, tale da tramandare ai posteri un messaggio di Gioia e di Luce Universale.

Fatti e parole riecheggiano una viva spiritualità, un percorso interiore che tutti gli umani dovrebbero compiere per fare evolvere la propria Anima, un percorso iniziatico che traduce la sua appartenenza al Movimento Mistico dei Rosa-Croce.

Una consapevolezza intrinseca.

Un grande insegnamento di Vita.

Questa era la sua Storia, questo il suo compito nel percorso terreno, questo il suo messaggio di Amore per l’Umanità.

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