La collana della Regina – 1a puntata – La casa di Parigi

Casa del conte di Cagliostro a Parigi, in via Saint Claude n. 30

Una storia singolare

La storia di questa casa necessita di una riflessione a parte.

Gaston Lenôtre, nel suo libro: Vieilles maison, vieux papiers del 1901, dedica un capitolo intero alla casa di Cagliostro a Parigi[1]. Nell’appartamento al primo piano della casa di via S. Claude n. 30, chiamata anche Hôtel de Savigny, dove il conte entrò verso la fine di febbraio del 1785, avvennero gli incontri con il Cardinale de Rohan; costui, tre o quattro volte alla settimana arrivava per l’ora di pranzo e ne usciva di notte.

Probabilmente, si disse, il conte faceva anche esperimenti di alchimia in un locale adibito a laboratorio.

 

casa di cagliostro a parigiLa casa fu frequentata da molti ospiti, tra cui la contessa Jeanne de Saint Rémy-de Luz de Valois, moglie del conte Louis de la Motte, vera responsabile della trama nota come Affare della Collana della Regina, che abitava lì vicino, nell’angolo nord tra rue Neuve-Saint Gilles e il boulevard Beaumarchais.

In queste stanze Cagliostro faceva le sue sedute d’Idromanzia[2]; qui si svolse la famosa Cena dell’Oltretomba[3], e qui riceveva le persone bisognose per dare loro salute, conforto, soldi.

Lussuosa e colorata

Gli appartamenti erano decorati con un lusso orientale; all’ingresso, su una lastra di marmo nero, era scritto a caratteri dorati la preghiera a Dio: Padre dell’Universo, Supremo, Intelligente.

Dominavano i colori che il conte utilizzava nel corso delle cerimonie del suo Rito di Massoneria Egizia: il verde, il bianco e il rosso.[4]

Non meno fornita era la scuderia, dove era alloggiata la fiera giumenta nera, di nome Djérid, che spesso Serafina Feliciani si faceva sellare per le sue passeggiate solitarie[5].

Violata e depredata

In questa casa Cagliostro fu prelevato il mattino del 23 agosto 1785; vi rientrerà l’1 giugno 1786 e ne partirà, per non più ritornare, il 3 giugno.

In quel giorno chiuse a chiave l’appartamento; questo, d’allora, rimarrà disabitato fino al 1805, anno in cui il proprietario, per pagarsi tutte le spese di ristrutturazione e per ripulire le stanze, fu costretto a mettere all’asta i mobili e gli oggetti ancora presenti, poiché la moglie, rimasta per un certo tempo a Parigi nel 1786, aveva venduto quanto possibile mentre il conte era a Londra.

Così afferma Lenôtre; in realtà la casa fu depredata di quasi tutte le cose presenti già durante la prigionia alla Bastiglia nel 1785, e nel 1786, quando il conte abbandonerà per sempre Parigi lasciando la casa completamente vuota, la contessa resterà al suo fianco senza mai abbandonarlo.

Nonostante il verbale di arresto di Serafina, eseguito alle ore sette del mattino di martedì 23 agosto 1785[6], riporti che la casa fu chiusa a chiave, che i suoi gioielli e gli oggetti personali furono messi in una scatola su cui venne apposto un sigillo, e che lei si mise la chiave in una tasca della gonna prima di allontanarsi, volutamente si volle, poi, farla accompagnare in prigione dalla domestica Françoise, non per commiserazione nei suoi confronti ma per far avere alla Polizia libero accesso all’appartamento.

Questo, pochi giorni dopo, fu ispezionato in ogni angolo, perquisito dappertutto, danneggiato e saccheggiato, e, quando il conte e la contessa rientrarono dopo la liberazione dalla Bastiglia, la casa era ormai quasi del tutto svuotata.

Cagliostro intentò causa al Commissario dello Châtelet di Parigi, Marie Joseph Chesnon figlio[7], e al Comandante della Bastiglia, il conte Bernard René Jordan de Launay, proprio per non aver apposto i sigilli e aver così consentito che fosse derubato non solo di tutti i suoi averi in gioielli e soldi, ma soprattutto dei preziosi manoscritti in suo possesso.

Inoltre, dopo l’ingiunzione del Re di lasciare al più presto la Francia, nessuno, neanche Serafina, rimase in quella casa; in questo particolare, Lenôtre si sbaglia poiché confonde l’episodio dell’appartamento di Parigi nel 1786 con quello di Londra del 1787, quando, il 13 aprile, tutto il mobilio rimasto fu venduto da Serafina all’asta di Pall Mall, banditore il Sig. Christie.

Balsamo e Cagliostro

Peraltro, sia durante la perquisizione sia dopo l’accurato inventario del materiale rinvenuto, nulla fu trovato che alludesse al palermitano Giuseppe Balsamo, o che fosse di sua proprietà o indicasse la sua presenza in quella casa; fatto questo assai importante, ma mai sufficientemente preso in considerazione dagli Storici.

Nel 1855, smontati i battenti della vecchia porta carraia, gli infissi furono sostituiti con parte del legno proveniente dalla demolizione del Tempio; uno strano destino della Storia ha così voluto accostare, in uno stesso luogo, oggetti appartenuti a due personaggi che, se pure non s’incontrarono mai, vissero targa casa cagliostrovicende in comune: il conte e il deposto Re Luigi XVI!

Visita alla Via Saint Claude

A tutt’oggi la casa esiste ancora e, nonostante gli interventi murari avvenuti in seguito, desta sempre fascino.

All’esterno una targa comunale a forma di scudo, con un testo discutibile e una data errata, ricorda la presenza del conte in quella casa, nominata oggi Hotel Cagliostro.


[1] Nel testo, tra i protagonisti della Parigi Rivoluzionaria, è descritta anche una breve biografia di Savalette de Langes, Maestro Venerabile della Loggia dei Filaleti.

[2] Divinazione utilizzando una caraffa d’acqua.

[3] Ampiamente descritta in vari libri di autori contemporanei.

[4] Colori “stranamente” utilizzati dall’abate Luigi Compagnoni di Lugo, il quale, con l’incarico di Segretario Generale della Confederazione Repubblicana Cispadana, al Congresso di Reggio Emilia del 17 gennaio 1797, li propose come colori della nascente Repubblica; questa bandiera, poi, sarà ufficialmente adottata per rappresentare anche la nostra Nazione italiana. Infatti, Luigi Compagnoni è noto anche come il Padre del Tricolore. Quali strane coincidenze della Storia!

[5] Di Lorenza Feliciani, tipica figura popolare della media borghesia romana, nessuno storico ha mai descritto le sua capacità di cavallerizza, anzi, la stessa amava farsi trasportare solo su lussuose carrozze; invece, Serafina Feliciani, vera moglie del conte di Cagliostro e donna assai diversa dalla prima, aveva imparato a cavalcare sin da piccola nelle campagne marchigiane intorno a Monte Rinaldo, luogo dove era nata il 15 giugno 1754 con il vero nome di Anna Dominica Rosa, figlia di Nicola, di anni ventisei, a sua volta figlio di Mario, facoltoso possidente terriero di provincia, e di Anna Nicola, di anni ventotto. Lorenza Feliciani, invece, nacque a Roma l’8 aprile 1751 da Giuseppe, romano di anni 31, figlio del noto ottonaro Filippo, le cui vicende sono state ben descritte nel libro di C. G. Bulgari del 1978, e da Pasqua Epifania Adami, fu Macario, di Narni, di anni ventisei, nella casa di via dei Pontefici, presso Ripetta, per opera dell’ostetrica Virginia Tagliaferri. Tutti questi dati sono reperibili negli Archivi Parrocchiali di Monte Rinaldo, in provincia di Fermo (a riguardo di Serafina Feliciani) e nell’Archivio Storico del Vicariato di Roma (a riguardo della famiglia di Lorenza Feliciani). Ciò a nuova dimostrazione della diversa identità delle due donne, mogli, rispettivamente, del conte di Cagliostro (la prima) e di Giuseppe Balsamo (la seconda).

[6] Questo verbale è descritto integralmente dalla pagina 39 del libro di Émile Campardon: Marie Antoinette et le Procés du Collier, 1863.

[7] Autore dell’arresto, insieme agli Ispettori di Polizia Jacques De Brugnères e Léchevin.

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